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Tradelab lancia Brand Impact, per ottimizzare la durata di esposizione agli annunci

Per permettere ai marchi di aumentare l’impatto delle loro campagne display, Tradelab lancia il suo nuovo algoritmo di ottimizzazione della durata di esposizione pubblicitaria, Brand Impact. Rispetto al criterio di visibilità IAB, la soluzione permette agli inserzionisti di gestire la durata di esposizione accumulata di un utente al loro banner, per massimizzare la memorizzazione effettiva al loro messaggio pubblicitario.

“Numerosi studi hanno provato la correlazione tra memorizzazione pubblicitaria e durata di esposizione al messaggio. Era quindi necessario far evolvere lo standard di misurazione della visibilità”, precisa Guillaume Valicon, Head of Business Solutions della piattaforma programmatica.

 

Come funziona l’algoritmo di Tradelab

Con Brand Impact, l’inserzionista imposta il suo obiettivo di durata di esposizione per utente giudicata ottimale affinché il messaggio sia effettivamente memorizzato – per esempio 30 secondi – poi l’algoritmo ottimizza la diffusione della pubblicità per massimizzare il numero di utenti esposti a un banner visibile durante i 30 secondi cumulati. Una volta raggiunto l’obiettivo per utente, l’algoritmo ne ferma la diffusione.

“Brand Impact porta due grandi cambiamenti: da una parte, passiamo da un criterio di visibilità a un criterio di durata di esposizione; dall’altra parte da un parametro di riferimento basato sulle impression a una misurazione cumulata per utente”, prosegue Valicon.

«Stiamo introducendo un metodo di valutazione più evoluto e preciso rispetto alla viewability, che ci permette di andare più in profondità nelle misurazione dell’impatto reale della pubblicità sul brand», ha aggiunto Gaetano Polignano, Country Manager della società ad-tech.

Brand Impact è frutto di una partnership esclusiva tra Tradelab e la soluzione internazionale di verifica pubblicitaria, Adloox.

Un nuovo indicatore: il costo per ora

Brand impact introduce un nuovo indicatore di performance, il costo per ora (CPH), permettendo così all’inserzionista di valorizzare la durata di esposizione pubblicitaria, e ai trader di ottimizzare le loro campagne per massimizzarne l’impatto reale sulla notorietà e l’immagine delle aziende.

La scorsa settimana, presso la redazione di Engage e Programmatic Italia, Tradelab e Netaddiction hanno partecipato  a “Programmatic for Gaming – La nuova frontiera del dato”, l’evento che ha avuto lo scopo di illustrare le opportunità pubblicitarie offerte dall’applicazione degli strumenti della piattaforma programmatica alle testate dell’editore digitale specializzato in intrattenimento.

16,4 miliardi di dollari: ecco quanto costeranno le frodi pubblicitarie al mercato nel 2017

Le frodi pubblicitarie online potrebbero costare al mercato globale 16,4 miliardi di dollari quest’anno. A dirlo è uno studio internazionale, condotto da Adloox per le agenzie The&Partnership e m/SIX.

Una cifra più che raddoppiata rispetto alle precedenti stime, calcolata verificando 200 miliardi di richieste di asta al giorno e 10 miliardi di impression pubblicitarie al mese per un periodo totale di un anno. Il risultato è che quasi il 20% dei 66 miliardi di dollari spesi in pubblicità digitale lo scorso anno potrebbero essere andati persi a causa delle inventory “fake”; ossia 12,4 miliardi, molto più dei 7,2 stimati per il 2016 dall’Association of National Advertisers americana.

Prendendo come riferimento per la spesa pubblicitaria 2017 la cifra di 80 miliardi di dollari stimata da eMarketer, e l’attuale tasso di crescita delle frodi, la ricerca prevede che il costo di questo fenomeno possa salire a 16,4 miliardi di dollari quest’anno.

«Abbiamo il dovere di unirci come membri di una industry – dalle agenzie media alle organizzazioni di mercato alle grandi piattaforme come Google e Facebook, richiamando anche eventuali aiuti governativi se necessario – per proteggere il nostro futuro e quello dei nostri clienti», commenta Johnny Hornby, fondatore di The&Partnership.

Hornby non manca di riconoscere il “buon lavoro” fatto da varie associazioni come l’ANA e IAB in merito alle frodi, ma fornisce anche quattro raccomandazioni per gli operatori del mercato. Innanzitutto la necessità per le agenzie media di «investire tempo, energia e professionisti per fornire le migliori strategie e politiche per proteggere i loro clienti». I clienti, invece, dovrebbero «uscire dalla tentazione del digital media “economico” e investire in un’appropriata brand protection», ad esempio attraverso tecnologie di verifica pre-bid. Secondo il manager, anche i grandi operatori come Google e Facebook devono migliorare le loro misure per prevenire il fenomeno. E, sempre a proposito di questi colossi, per essi è giunto il momento «di finire di dare un voto ai loro stessi compiti a casa e consentire a specialisti e società di misurazione di terze parti di accedere ai loro walled garden».

Tradelab, ad-verification con Adloox. Polignano: «Usare questi strumenti è un dovere dell’industry»

La protezione dell’immagine di marca è sempre più al centro delle preoccupazioni degli advertiser, soprattutto quando si parla di acquisto programmatico. Per questo il tema dell’ad-verification oggi è particolarmente attuale.

Contrariamente a quanto si possa pensare, l’ad-verification non è solo un fattore che consente di proteggere i brand, ma è anche uno strumento che consente di aumentare le performance delle campagne, razionalizzando gli investimenti media.

Tradelab, piattaforma programmatica, e Adloox, programma di ad-verification, partner sul fronte della soluzioni di protezione, ci raccontano in un’infografica tutte le caratteristiche, i benefici e i risultati di un corretto utilizzo delle soluzioni di protezione (brandsafety, visibilità e frode) sulla pubblicità digitale. Nell’infografica è possibile scoprire tutte le possibilità di sicurezza che si possono garantire agli advertiser in un ecosistema così in movimento.

«L’ad verification è importantissima per i nostri clienti, soprattutto per i marchi del lusso che vogliono associare il loro brand solo a determinati siti e ad una determinata audience – ci spiega Gaetano Polignano, Country Manager Italia di Tradelab -. Utilizzare Adloox è perfetto perché ci consente di controllare che il banner stia apparendo al posto giusto, e nella giusta pagina web in modo da poter essere visibile alla audience di riferimento del nostro cliente. L’utilizzo è semplice perché la soluzione è già integrata al nostro bidder grazie ad una partnership ad hoc. La verifica avviene in tempo reale dandoci la possibilità di non rispondere a una bid request se lo spazio non viene considerato adeguato da Adloox, il che significa un abbassamento dei costi e un aumento delle performance non da poco per l’inserzionista».

«Penso che utilizzare sistematicamente questi strumenti sia un dovere della nostra industry – aggiunge il manager -, per cambiare il modo di acquistare pubblicità, aumentando la visibilità media delle campagne, e per aiutare a minimizzare l’impatto di piaghe del sistema come i robot da click e il traffico fraudolento».

Di seguito l’infografica (qui nella sua versione originale). ad-verification-tradelab