Main partner:

Jobs

Adform si integra con la SSP Broadsign per il DOOH in programmatic

Broadsign, piattaforma internazionale per soluzioni di digital out-of-home (DOOH), e la società di ad-tech Adform hanno annunciato una collaborazione volta ad integrare la programmatic supply-side platform (SSP) di Broadsign Reach con la demand-side platform (DSP) di Adform. Gli inserzionisti pubblicitari potranno così far leva sulle capacità di targeting e retargeting intelligenti di Adform per raggiungere il pubblico desiderato in tutto il mondo utilizzando i canali online, mobile e, con la nuova integrazione, anche digital out-of-home.

L’integrazione consente ai media buyer di accedere in maniera diretta attraverso la piattaforma di Adform a 50.000 schermi digitali presenti in tutto il mondo su strada e nei maggiori punti di passaggio, come stazioni, aeroporti e centri commerciali. Broadsign non ha uffici in Italia ma lavora con diversi publisher italiani e gestisce spazi/screen anche nel nostro Paese. L’utilizzo delle soluzioni congiunte permette a brand e agenzie di far leva in maniera semplice sui propri dati attraverso la piattaforma pubblicitaria integrata di Adform (IAP) e intervenire di conseguenza sulle strategie d’acquisto delle campagne omnicanale grazie alle informazioni in tempo reale.

“L’interesse nei confronti del DOOH è cresciuto velocemente nell’ultimo anno, trainato dalle attività degli inserzionisti che cercano di ampliare la portata dei propri messaggi sfruttando i diversi canali e raggiungendo gli utenti con creatività dinamiche. Inoltre, i maggiori budget per la spesa in programmatic vengono allocati al video. Il DOOH rappresenta la piattaforma ideale per questa tipologia di contenuti, in un contesto in cui i consumatori mostrano la propria preferenza nei confronti di esperienze visuali coinvolgenti, soprattutto, in riferimento al classico funnel di marketing, durante la fase di scoperta ed education”, afferma Filippo Gramigna, VP Global Commercial Partnerships di Adform. “I brand sono alla ricerca di un accesso diretto all’inventory out-of-home come componente chiave per le proprie strategie digitali omnicanale. Siamo entusiasti di poterli sostenere grazie a questa nuova partnership”.

Filippo Gramigna di Adform
Filippo Gramigna

“Unire la DSP di Adform e la SSP Broadsign Reach rappresenta una grande opportunità per espandere il DOOH programmatico a livello globale. L’integrazione offre nuove opportunità creative e un’audience reach impressionante per i buyer online e mobile che utilizzano video e altre campagne display, ponendo il DOOH in una posizione favorevole per gli inserzionisti digitali che altrimenti dovrebbero procedere all’acquisto in maniera separata”, dichiara Adam Green, SVP e General Manager di Broadsign Reach. “La partnership con una piattaforma globale del calibro di Adform apre nuove porte per i publisher di Broadsign interessati all’espansione in mercati internazionali e ad ampliare la reach per i propri advertiser”.

Alfonso Mariniello lascia Adform per una nuova avventura professionale

Dopo nove anni in Adform, Alfonso Mariniello lascia l’azienda per intraprendere una nuova avventura professionale.

Mariniello, nome particolarmente conosciuto nel mondo della pubblicità digitale, vanta una lunga carriera nel mondo dell’ad tech e dell’online advertising in generale. Dopo le sue iniziali esperienze in Publikompass, Kiwari, la tedesca Adtech, Premiere Global Services, G2 Direct and Digital (Grey) e Trackset, il manager è approdato in Adform a luglio 2010.

Nella società di tecnologie pubblicitarie è stato Country Manager per più di 7 anni, un periodo in cui ha messo in piedi le attività dell’azienda in Italia, contribuendo alla costruzione del team locale e arrivando a raggiungere importanti quota di mercato nei settori adserver, DMP e programmatic.

Dall’inizio del 2018 aveva poi assunto un ruolo internazionale all’interno di Adform, quello di VP Global Partnerships.

Contattato da Engage, Mariniello ci ha detto: «Per me si chiude un’esperienza professionale particolarmente importante, fino ad ora la più lunga. È stato un viaggio particolarmente esaltante: ho aperto in Italia una società scandinava che nel nostro mercato era totalmente sconosciuta. È stata una scommessa partita come una “one-man band” e che nel tempo è diventata invece un importante nome del mercato, oltre a un’azienda di grandi dimensioni. Quando sono arrivato eravamo in tutto meno di 60, oggi la squadra di Adform è di quasi 800 persone».

Adesso il manager intraprenderà una nuova avventura professionale, che prenderà il via il 18 novembre.

Adform, confermata la certificazione del MRC sul rispetto degli standard di viewability

Importante riconoscimento per Adform. Alla piattaforma ad tech indipendente, il Media Rating Council (MRC) ha rinnovato la certificazione sul rispetto degli standard di viewability delle impression erogate in ambienti Desktop, Mobile Web e Mobile In-App per adv display e video.

«Questa convalida esterna da parte di MRC conferma ulteriormente la fama di Adform, un’azienda che opera con il massimo livello di integrità e trasparenza – afferma Kristina Kaganer, Global VP Commerce Data and Analytics di Coty -. Continuiamo ad avere la massima fiducia in Adform e siamo lieti che il settore ne riconosca l’affidabilità».

«Ci congratuliamo con Adform per aver ottenuto ancora una volta la certificazione MRC – commenta George W. Ivie, CEO e Executive Director di MRC -. L’azienda ha ricevuto il riconoscimento per la prima volta nel 2017 e ha sempre dimostrato una ferma dedizione al rispetto degli standard di settore per una misurazione di alta qualità, nonostante la rigorosità maggiore dei nostri requisiti. In questo contesto, Adform dimostra chiaramente il proprio impegno per un mercato equo e trasparente».

In un’epoca in cui i brand puntano sempre più su fiducia e trasparenza, Adform mostra al settore il proprio impegno per diventare l’unica suite full stack completa e integrata di AdServer, DSP e DMP, con certificazione della viewability. «Grazie alla certificazione MRC, l’azienda assicura ad advertiser e partner l’affidabilità della propria piattaforma pubblicitaria», dichiara Davide Corcione, Country Manager di Adform Italia.

«Il riconoscimento MRC è una grande risorsa quando si lavora con le migliori agenzie ed inserzionisti diretti a livello globale. Il processo di audit di MRC è complesso e richiede un ampio lavoro da parte dei diversi team – aggiunge Jochen Schlosser, Chief Strategy Officer di Adform -. Anche se la conferma della certificazione da parte di MRC potrebbe sembrare immediata, i cambiamenti continui che avvengono nel nostro settore rendono questo processo piuttosto complesso. Siamo particolarmente lieti di poterci differenziare con questa prestigiosa certificazione e marchio di trasparenza».

L’accreditamento fa seguito alla conferma di Adform nella sezione “Leader” della seconda edizione di Magic Quadrant di Gartner dedicato all’ad tech.

Adform espande le soluzioni di gestione dell’identity con il nuovo Cross-Device Graph

Offrire un migliore targeting per utente su diversi dispositivi: con questo obiettivo Adform espande le sue soluzioni di identity management cross-device con il lancio di Cross-Device Graph.

“La nuova soluzione di Adform – spiega la società in una nota – apporta miglioramenti unici e di impatto, resi possibili grazie alla piattaforma di advertising integrata dell’azienda. Questo livello avanzato di gestione delle identità, abbinato alle funzionalità di Cross-Device Graph, elimina la necessità per gli inserzionisti di utilizzare vendor esterni per le attività di identity management e di targeting su più dispositivi utilizzando una soluzione integrata nativamente con la piattaforma di Adform”.

Alla base della soluzione, un algoritmo di machine learning parte di Odin, il sistema di intelligenza artificiale di Adform, che mappa i diversi device di un singolo utente in un profilo unificato, utilizzando i dati deterministici criptati provenienti da partner accuratamente selezionati per la creazione e la convalida degli algoritmi. L’accuratezza degli algoritmi e la ricchezza dei dati sottostanti consente ad Adform di rendere disponibile sul mercato un unico profilo multi-device, consentendo agli inserzionisti di concentrarsi su come raggiungere gli utenti in maniera olistica, non solo sulla base di identificatori isolati come i cookie.

Attualmente il sistema Cross-Device di Adform identifica una media di 3,2 dispositivi per utente coprendo circa il 70% di tutti i cookie unici. Il profilo risultante può essere utilizzato per una comunicazione mirata dell’utente tramite DSP, nella gestione dei dati su DMP o in attività di media reporting. L’uso del Cross-Device Graph comporta un fee aggiuntivo al CPM di base, ma, assicura Adform, “il risparmio per gli inserzionisti è reale, in quanto per ottenere risultati uguali o superiori è necessario acquistare un minor numero di impression. La soluzione assicura che la minore frequenza limiti la spesa e sostenga la distribuzione di advertising a maggiore impatto”.

«Nonostante la maggior parte dell’advertising online si basi in gran parte su cookie individuali e identificatori per dispositivi mobili, laddove non viene sfruttata la misurazione cross-device si ottengono minori tassi di conversione. Per gli inserzionisti ciò si traduce in sprechi di budget e in uno scarso controllo dei messaggi», afferma Davide Corcione, Country Manager di Adform.

«Il numero di dispositivi per utente con accesso a internet continua ad aumentare e la complessità dei singoli ID graph è sempre più articolata. Adform Cross-Device è uno strumento essenziale per dare ordine e svolge un ruolo centrale nel garantire che gli utenti non siano sommersi da annunci irrilevanti», aggiunge Jochen Schlosser, Chief Strategy Officer di Adform.

Il livello avanzato di gestione delle identità di Adform e la nuova offerta premium Cross-Device sono già disponibili all’interno della piattaforma per i clienti attuali.

Media Consultants con Adform per l’automazione nei processi digital

Adform e Media Consultants, azienda specializzata nella fornitura di strumenti, servizi e consulenza per gestione e pianificazione dei mezzi pubblicitari, hanno siglato una partnership con l’obiettivo di automatizzare le comunicazioni tra la piattaforma Adform e NetBox, il tool di media planning, management e administration per il mezzo digitale appartenente alla suite Adbox di Media Consultants.

L’intento di entrambe le società è di contribuire alla semplificazione dei processi operativi nel mercato pubblicitario digitale e di ridurre gli interventi manuali di planning e trafficking, grazie a soluzioni ad hoc realizzate per il monitoraggio delle campagne pubblicitarie digitali.

In particolare, il progetto vede Media Consultants e Adform impegnate negli sviluppi e nell’automatizzazione delle comunicazioni tra i due servizi tecnologici e nella realizzazione di un’importante soluzione nell’ambito dello scambio delle informazioni e dei dati.

“Un efficiente lavoro di squadra – spiegano le società in una nota – che ha portato al rilascio di alcune funzioni NetBox che semplificano le operazioni quotidianamente gestite dai media planner e dai traffic manager. Grazie all’integrazione, infatti, basta un click per inviare automaticamente da NetBox alla piattaforma Adform le informazioni fondamentali della propria campagna da erogare, tra cui la struttura attesa, il dettaglio dei placement previsti e le specifiche di pianificazione. Sempre con un click è possibile attivare le operazioni di modifica e ricezione delle campagne online tra i due sistemi, per arrivare all’automatizzazione dell’aggiornamento dei principali KPI di erogazione direttamente nel tool gestionale NetBox”.

«Siamo lieti della partnership con Media Consultants che permetterà ai planner di gestire in maniera semplice e veloce tutte le attività di operation – afferma Davide Corcione, Country Manager Adform Italia -. Grazie all’integrazione tra la piattaforma full-stack di Adform e il tool di media planning NetBox, mettiamo a disposizione delle agenzie una soluzione completa per le gestioni e il monitoraggio delle campagne, riducendo al minimo gli interventi manuali, così da ottenere performance migliori e maggiore efficienza. Siamo sicuri che l’automatizzazione tra i due servizi tecnologici sarà ben accolta dal mercato e porterà benefici sia ai clienti di Adform sia di Media Consultants».

«Siamo estremamente soddisfatti di poter rendere disponibili queste possibilità per i reciproci clienti – dichiarano Paolo Ganzi e Rodolfo Rotta-Gentile di Media Consultants -. Siamo convinti della utilità di questo tipo di implementazioni e della primaria necessità di automazione per questa parte dell’operatività del comparto digital. Da sempre ci occupiamo di sviluppare e rendere disponibili tool dedicati al miglioramento dell’efficienza e alla semplificazione di processo per la filiera del Media Planning, coprendo tutti gli ambiti di research, planning, administration e management. Siamo certi che tra le sfide poste quotidianamente dal mercato si trovino ai primi posti quelle relative l’ottimizzazione delle risorse, l’automazione delle procedure e il potenziamento dello scambio di informazioni. Questo è un altro passo in un territorio in cui c’è ancora tanto da realizzare e siamo decisi a proseguire in questa direzione, raccogliendo le sfide e le opportunità che incontreremo strada facendo».

ganzi-rotta
Paolo Ganzi e Rodolfo Rotta Gentile

Davide Corcione è il nuovo Country Manager per l’Italia di Adform

Davide Corcione è il nuovo Country Manager per l’Italia di Adform, la piattaforma ad-tech full stack indipendente e aperta che serve agenzie media, trading desk, brand ed editori a livello globale.  A partire da oggi il manager sarà a capo del mercato italiano con l’obiettivo di sviluppare il business dell’azienda e rafforzarne il posizionamento.

Davide Corcione subentra nell’incarico a Valeria Mazzon, che la lasciato il gruppo lo scorso marzo per intraprendere un nuovo progetto professionale. Dopo l’uscita della manager, le responsabilità del mercato italiane erano state affidate a Julien Gardès, VP Southern Europe & Middle-East Africa di Adform. Ed è proprio a lui che ora riporterà direttamente Davide Corcione.

Professionista con solida esperienza manageriale e commerciale in multinazionali, agenzie e presso clienti diretti, Davide Corcione vanta oltre venti anni di esperienza nei settori Sales, Operations e Marketing e una profonda conoscenza delle tendenze e degli scenari pubblicitari online, nonché dell’ecosistema programmatic. Prima di entrare in Adform, Davide è stato Coo International in Tradelab, primaria trading desk indipendente internazionale, con responsabilità delle filiali di Italia, Spagna, Germania e Brasile, della supervisione delle operation a livello internazionale e del lancio di nuovi mercati. Precedentemente, ha lavorato per più di 10 anni in Yahoo!, dove ha ricoperto diversi ruoli manageriali sia locali sia internazionali, in ambito sales e nel marketing, fino a diventare Sales Director, ruolo che ha avuto fino al 2016.

In passato, Davide Corcione ha lavorato come Marketing Director Italia per Overture e Altavista, responsabile del lancio delle due realtà nel mercato italiano. Nella sua carriera, il manager ha inoltre coperto le cariche presso UniCredito, dove ha lanciato le prime attività marketing digitali del gruppo, e presso Ogilvy & Mather, dove ha potuto seguire il lancio della unit italiana di Ogilvy Intercative.

Esperto e appassionato del mondo digital, Davide Corcione è stato inoltre Membro del Board di IAB Italia dal 2008 al 2010 e membro del direttivo di FCP. Da oltre 10 anni, Davide Corcione è inoltre Visiting Professor presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, a supporto di IAB e Almed per il “Master in Comunicazione e marketing Digitale”. La sua materia d’insegnamento è “Tecnologia per la comunicazione digitale” con l’obiettivo di fornire una comprensione di base delle tecnologie dell’online advertising. Davide Corcione è laureato in Scienza dell’informazione, Computer Science, Artificial Intelligence e Cognitive Psychology presso l’Università degli Studi di Milano, con un executive MBA presso la LIUC Business School.

“Sono lieto di entrare a far parte del team di Adform, realtà innovativa e capace di fornire ai clienti soluzioni integrate all’avanguardia per l’online advertising, per rispondere alle esigenze di un mercato in evoluzione sempre più consapevole delle opportunità a disposizione”, dichiara Davide Corcione, Country Manager di Adform Italia. “Come Country Manager la mia sfida sarà quella di consolidare ulteriormente il business nel mercato locale in armonia con la continua espansione dell’azienda a livello globale. Metterò quindi a disposizione tutta la mia expertise per raggiungere gli obiettivi di Adform nel nostro Paese”.

“Il mercato del programmatic sta crescendo sia in termini di volumi, sia in termini di maturità”, aggiunge Daviode Corcione. “In questo contesto di espansione, sempre più aziende si chiedono se stanno investendo i propri budget nel modo migliore e, soprattutto, se vengono garantiti asset importanti come trasparenza e controllo degli investimenti. Laddove non si manifestano queste condizioni, vediamo, comprensibilmente, che alcune aziende valutano di portare in house la gestione delle campagne programmatic.  Oppure optano per modelli ibridi che lasciano il controllo della piattaforma nelle mani delle aziende che vengono affiancate da un’agenzia esterna per gestirla. In realtà una soluzione capace di rispondere a criteri di trasparenza e controllo esiste: si tratta delle piattaforme full stack che sono in grado di ottimizzare il flusso di dati tra le diverse componenti.  Ritengo che Adform sia la scelta migliore sul mercato e sono orgoglioso di farne parte”.

L’ingresso del manager rappresenta un’ulteriore conferma dalla crescita esponenziale della società ad-tech a livello globale. Solo nell’ultimo anno Adform ha aperto uffici in sette nuovi mercati, tra cui quelli di Dubai, Australia, Sud Africa, Giappone, Estonia, Romania e Cina, e recentemente ha annunciato l’intenzione di assumere 80 persone negli Stati Uniti a supporto dell’espansione del business nel paese.

Adform avvia il suo programma di partner certificati: nasce “Trusted Partners Program”

Adform ha annunciato il lancio di un proprio programma di partner certificati, Trusted Partners Program.

In questo modo, la piattaforma indipendente di ad tech vuole offrire ai propri clienti “nuovi ed esistenti” una soluzione “pronta all’uso, certificata e indipendente” per consolidare e ottimizzare i propri servizi in outsourcing e i processi di integrazione nell’ambito dell’advertising online verso una serie di fornitori di tecnologie che offrono “servizi, soluzioni e prodotti di massima qualità“, si legge in una nota.

Il programma è in fase di lancio e coinvolge nove partner accreditati in diverse specializzazioni, tra cui audience data, verification, software di automazione media e marketing, come: ADmantX, Adsquare, Eyeota, Freewheel, Global Data Resources, Integral Ad Science, SAP, SAS e Semasio.

Questi partner, spiega Adform, sono “leader riconosciuti nelle proprie aree di competenza e forniscono soluzioni ampiamente utilizzate dal mercato. Soddisfano rigorosi standard di accuratezza e utilizzano metodologie affidabili per migliorare le campagne realizzate da advertiser, marketer e brand. Adform lavorerà a stretto contatto con questi player per garantire che le soluzioni rispettino la privacy degli utenti”.

Con Trusted Partners Program, Adform offre una propria risposta rispetto a un tema di attualità nell’ambito del programmatic, ossia l’estrema frammentazione del mercato. Come sottolinea la società citando Lumascape, nel settore dell’ad tech negli ultimi 10 anni si sono formate oltre 5.000 nuove società. “Trusted Partners Program si basa sugli oltre 17 anni di esperienza di Adform nel digital advertsing e offre agli inserzionisti un’alternativa trasparente, pronta all’uso, certificata e indipendente in un ecosistema sovraffollato – perché avere a disposizione un numero sempre più grande di opzioni non significa necessariamente possibilità di scelte migliori“, scrive adform.

“Il programma Trusted Partners Program di Adform punta sulla trasparenza, fornisce integrazioni più profonde, standard di servizio più elevati e rafforza l’impegno dell’azienda nel fornire un accesso semplice ai migliori dati e servizi di digital advertising del mercato. Sappiamo che tutte le piattaforme adtech consentono l’integrazione con quasi tutti gli operatori del settore, ma il modo in cui questa viene affrontata, così come il modo in cui i servizi e i prodotti vengono mostrati al cliente attraverso l’interfaccia utente, può variare notevolmente”, dichiara Filippo Gramigna, VP Business Development di Adform.

“Rimaniamo una piattaforma aperta, il cui approccio consente un metodo su misura ed efficiente in termini di risorse per tutti i partner. Continueremo a lavorare per stabilire standard comunemente accettati e soluzioni avanzate che aiutino ad alzare l’asticella nell’industry”, conclude il manager.

Perché uomini e macchine dovrebbero collaborare

Dal poker agli scacchi, l’intelligenza artificiale (AI) si sfida contro avversari umani in giochi sempre più complessi con lo scopo di capire se è in grado di superare l’uomo.

I risultati di tali prove portano spesso a discussioni interessanti. Ad esempio: perché l’Intelligenza Artificiale riesce a battere i migliori giocatori del mondo di Go, un antico gioco da tavolo cinese noto per l’immensa complessità, ma allo stesso tempo ha difficoltà a sconfiggere giocatori umani in Dota 2, un videogioco replicante un’arena di battaglia con molta meno credibilità intellettuale?

La risposta è che nonostante l’eccezionale potenza dell’Intelligenza Artificiale, questa non è adatta a risolvere ogni problema (almeno non ancora), se paragonata alle decisioni che l’uomo può prendere in aree strategiche dove serve una “conoscenza” diversa. Questo è vero sia negli ambienti accademici sia per quanto riguarda il contributo che questa tecnologia fornisce alla pubblicità digitale. Nel migliore dei casi, c’è una chiara definizione di successo, un campo di gioco noto e una sovrabbondanza di dati da cui imparare.

Un altro esempio è costituito dai software di traduzione. Anche se l’obiettivo di ottenere una “traduzione accettabile” non è perfettamente allineato all’AI, si è potuto riscontrare negli ultimi anni un enorme miglioramento dei sistemi basati sul questa tecnologia. In origine, gli esperti hanno cercato di insegnare ai sistemi di traduzione regole su sintassi e semantica cercando di coprire tutti i dettagli fondamentali della lingua basandosi su regole, ma ottenendo scarsi risultati. Le lingue contengono diverse variabili, dialetti, semantica e definizioni, è chiaro che un approccio basato sulle regole non avrebbe mai funzionato. Poi sono entrati in gioco software come Google Translate che fanno leva sul deep learning – un sottoinsieme dell’intelligenza artificiale – basandosi su enormi set di dati da cui imparare per raggiungere il livello di qualità attuale, grazie all’apprendimento autonomo su scala.

Lo stesso principio si applica al digital advertising, in cui l’Intelligenza Artificiale determina il cost-per-acquisition (CPA) ideale in base alla probabilità di conversione. Ci sono migliaia di punti di contatto che influenzano il customer journey, che possono essere combinati in innumerevoli sequenze, ma l’AI ha la possibilità di imparare da miliardi di segnali per prevedere la probabilità di conversione e generare la giusta offerta in tempo reale. Gli esseri umani non potrebbero mai costruire regole simili per ottenere gli stessi risultati. Per non parlare dell’aggiornamento e della rimodellazione delle regole di business che spesso tengono conto della gamma di variabili e delle condizioni in rapida evoluzione che definiscono l’ecosistema digitale.

L’eccezionale talento dell’Intelligenza Artificiale per l’apprendimento in un ambiente strutturato spiega perché sia in grado di giocare a Go a un livello mai visto prima. All’interno dei ristretti parametri del gioco, le macchine possono analizzare un numero maggiore di mosse possibili rispetto agli esseri umani, combinando simulazioni e deep learning. Basti pensare alla partita tra Lee Sedol e AlphaGo dove il computer ha vinto. Non è stata la vittoria ad essere interessante, ma la 37esima mossa della macchina (una mossa che un essere umano non avrebbe fatto) che si è rivelata fondamentale per battere Sedol. La capacità del computer di imparare e di allenarsi giocando milioni di partite contro se stesso, lo pone non uno, ma molti passi avanti rispetto all’avversario umano. Queste azioni sono quelle che impareremo ad accettare, specialmente per il mondo del digital adverting se vogliamo rimanere leader nella nostra partita. A volte, in scenari con obiettivi pubblicitari chiari e ben definiti, la macchina sa di più.

Quindi perché i computer, con tutta questa potenza, perdono ancora a Dota 2? Nonostante questo gioco online multiplayer sembra essere molto meno intellettuale di Go, in realtà è più difficile per una macchina. I giocatori hanno poche informazioni all’inizio, necessitano di esplorare e scoprire dove e chi sono gli avversari. Hanno bisogno di comportamenti tradizionalmente umani: istinto, analisi dell’atteggiamento degli altri giocatori, capacità di muoversi in ambienti incerti, riconoscere comportamenti umani come il bluff, o illogici e fuorvianti, che le macchine ancora non conoscono.

Sebbene i computer stiano facendo grandi progressi in Dota 2, questo continua ad essere un ambiente in cui è l’uomo ad essere predominante e in cui il valore dell’intelligenza umana è fondamentale. In una situazione in cui c’è una conoscenza incompleta o una mancanza di dati, dove il bene e il male non sono immediatamente evidenti, dove è richiesta una vera creatività, o dove lo spazio è troppo ampio, l’intelligenza artificiale richiede più tempo per imparare e il processo decisionale umano è ancora superiore. Nel complesso, ci sarà un lungo periodo di coesistenza, l’AI è sorprendente, ma siamo ancora lontani da una tecnologia capace di comportarsi pienamente come un essere umano.

Questo non significa che gli uomini dovrebbero semplicemente lasciare che gli algoritmi funzionino e le macchine continuino a svolgere i compiti a cui sono più adatte, ma il contrario. Esseri umani e computer hanno competenze e punti di forza diversi. Questi sono più vantaggiosi se affiancati in una configurazione collaborativa. Le persone hanno bisogno di migliorare la comunicazione con le macchine, scoprendo cosa stanno facendo e perché, per costruire comprensione e fiducia nell’AI o nell’automazione. Solo allora sarà possibile lasciare che i computer eseguano ciò in cui emergono, facendo concentrare gli uomini sull’esperienza innovativa. L’intelligenza artificiale e l’intelligenza umana hanno entrambi i loro punti di forza e il loro posto nel mondo, e devono giocare la partita come collaboratori e non nemici. È necessario considerare questo ibrido come l’approccio fondamentale su cui far leva per guidare le tecnologie e risolvere i problemi dei clienti, fornendo un grande vantaggio competitivo per le aziende machine-enabled.

Il processo di identificazione delle opportunità, ovvero la valutazione dei flussi di dati e le conseguenti decisioni, non è cambiato. Esiste piuttosto la necessità di farlo in tempo reale, grazie a una serie sempre crescente di input provenienti da un insieme di canali che continueranno a crescere, portando un valore aggiunto inestimabile alle macchine. Mentre giochiamo con le nostre competenze, il successo ruota anche sulla compensazione delle nostre debolezze, ed è qui che la collaborazione con i computer ha già rimodellato il modo in cui la pubblicità digitale viene eseguita.

Adform riceve un investimento strategico dal fondo GRO Capital

Nuova iniezione di capitali per Adform: la piattaforma ad-tech indipendente ha annunciato un round di investimenti da parte del fondo danese GRO Capital, che diventa inoltre un nuovo azionista della società e collaborerà con l’attuale shareholder VIA equity e il management team di Adform nello sviluppo ulteriore dell’attività della società nel settore del Programmatic Advertising.

Il contesto di incertezza globale presente nell’ecosistema pubblicitario non ha impedito ad Adform di ottenere questo finanziamento strategico, che segnala un futuro positivo per il comparto ad tech, come sottolinea la nota stampa: “L’investimento consente ad Adform di offrire un’alternativa trasparente ai walled garden dei grandi operatori tecnologici” scrive la società basata a Copenaghen in un comunicato.

La società ad-tech è da tempo in controtendenza rispetto alla pratica di crescita attraverso acquisizioni, a favore, invece, della costruzione della propria piattaforma tecnologica in-house. L’obiettivo di Adform è quello di offrire una proposta completa di buy-side su trading, dati e creatività. “L’approccio ‘built as one platform’ – prosegue la nota – ha consentito ad Adform di definire la Integrated Advertising Platform (IAP) come una nuova categoria capace di affrontare direttamente molte delle questioni critiche all’interno dell’ecosistema odierno del digital advertising. La Integrated Advertising Platform è costituita da strumenti che supportano l’intero processo di pianificazione digitale a partire dall’Ad Serving e dalla creatività, seguiti dall’attivazione attraverso la Demand Side Platform con ulteriori targeting e insight possibili attraverso la Data Management Platform“.

Nell’ambito dell’investimento, GRO Capital entra nel Consiglio di amministrazione di Adform con Lars Dybkjær (Managing Partner in GRO Capital), Lars Lunde (Partner di GRO Capital) e Torben Munch (ex CEO di Itiviti Group AB e COO di SimCorp A/S). Munch assumerà inoltre il ruolo di Chairman.

Adform negli ultimi 12 mesi ha continuato inoltre la propria espansione con l’apertura di uffici in sette nuovi mercati, tra cui: Dubai, Australia, Sud Africa, Giappone, Estonia, Romania e Cina. Ad oggi, la società è cresciuta fino a contare circa 850 dipendenti, e opera in 27 paesi, espandendosi per servire clienti globali e attrarne nuovi internazionali.

“Siamo molto entusiasti della partnership con GRO Capital e non vediamo l’ora di collaborare per realizzare la nostra visione comune, offrendo a grandi inserzionisti, agenzie e publisher la nostra piattaforma software leader nel campo di dati, creatività e trading”, dichiara Gustav Mellentin, CEO e co-founder di Adform. “GRO Capital rappresenta una combinazione unica di capitale e competenze capaci di supportarci nel nostro percorso per diventare il principale fornitore ad-tech full-stack indipendente con un impatto globale”.

“Abbiamo seguito Adform per molti anni e siamo rimasti molto colpiti dalla sua base di prodotti e clienti che include alcuni dei più grandi inserzionisti e agenzie a livello globale. Questo investimento è perfettamente in linea con la strategia di GRO Capital di investire in società tecnologiche eccezionali a supporto delle loro ambizioni di trasformazione e crescita”, afferma Lars Dybkjær, Managing Partner di GRO Capital. “Gustav Mellentin ha costruito una squadra molto forte e ha assemblato un gruppo di individui altamente qualificati e ambiziosi. Siamo davvero impazienti di aiutare il team a sfruttare i punti di forza esistenti per far leva sulla loro posizione privilegiata di software provider full stack indipendente con un elevato livello di trasparenza, standard leader di sicurezza e privacy, e un forte supporto ai clienti”.

In Italia la società, che giovedì ha visto l’Enterprise Sales Director Michele Salani partecipare come speaker al Programmatic Day, ha recentemente annunciato una riorganizzazione del team locale con l’ingresso di Michela Passera e Alessandra Viganò nell’area sales.

 

Programmatic, nuove frontiere: dall’audio all’AI fino alla creatività

Se la crescita del programmatic advertising sta attraversando un fisiologico rallentamento del ritmo su Internet, sono alte le aspettative che il mercato nutre verso l’ingresso dell’ad tech nei mezzi “tradizionali”: in particolare out of home, tv e audio.

Su quest’ultimo aspetto in particolare si è concentrato l’intervento al Programmatic Day 2019 di Cristina Pianura, Direttore area Media and Advertising di Triboo, società che sta investendo in questo settore con il brand VoiceMax.

Secondo la manager, il mercato dell’audio è di fronte a «uno tsunami chiamato audio on demand, dove l’ascoltatore è l’assoluto protagonista di quello che decide di scaricare e ascoltare». Dal palco del Programmatic Day, Cristina Pianura ha parlato della crescita di questo mercato non solo negli Stati Uniti, dove già da anni l’ascolto di podcast è un fenomeno di massa che genera oltre 600 milioni di dollari di raccolta pubblicitaria, ma anche in Europa e di fatto in Italia.

Nel nostro Paese i fruitori abituali sono solo il 14% della popolazione maggiorenne, ma allo stesso tempo negli ultimi 3 anni questo numero è più che triplicato, nonostante un’offerta tutt’altro che matura da parte di editori e brand.

Cristina Pianura
Cristina Pianura

Proprio per accogliere e stimolare l’editoria italiana a produrre podcast, e aiutarli a monetizzarli al meglio, Triboo ha lanciato sul mercato VoiceMax: un brand che nasce su tecnologia spreaker e che vanta già un bacino di download di podcast al mese organizzati in categorie di contenuto capaci di accogliere pre-roll e mid-roll audio, acquistabili sia in programmatic grazie al partner tecnologico Adswizz sia in reservation. «I podcast si ascoltano soprattutto in casa, il che vuol dire che sottraggono tempo alla tv, alla radio ma anche a internet, rappresentando così un nuovo ambiente dove poter incontrare gli utenti», ha detto ancora Pianura.

Anche per Michele Salani, Enterprise Sales Director di Adform, l’esigenza di uscire da una logica a silo per diventare un approccio capace di applicarsi a nuovi ambiti media è una delle nuove frontiere del mercato programmatico, insieme ad altri importanti temi come l’Intelligenza Artificiale e il rapporto tra dati e creatività. Secondo il manager, «la pubblicità guidata dai dati sta vivendo un importante punto di svolta: il suo ruolo è ormai riconosciuto non solo da inserzionisti ed editori ma anche dalle istituzioni» (vedi le nuove regolamentazioni sul settore come il GDPR), ed essa si trova ormai chiamata ad affrontare importanti responsabilità, come quella di trovare il giusto equilibrio tra i bisogni degli inserzionisti, degli editori e degli utenti, garantendo affidabilità, trasparenza e fiducia.

Michele Salani
Michele Salani

La tavola rotonda con HyperTV, Viralize, Ogury, Italiaonline e IAS

Sempre in tema di nuove frontiere dell’ad tech, un tema molto caldo è quello della “programmatic creativity”, in cui dati e automazione entrano in gioco per personalizzare il messaggio pubblicitario in tempo reale, sulla base delle caratteristiche dell’utente e del contesto. Un possibilità raccolta da HyperTV, società nata a Roma nel 2011 con base anche a New York. «La nostra soluzione», ha spiegato il Founder & Ceo Claudio Vaccarella, «brevettata a livello europeo, è costituita da una sovrapposizione di layer fatta in maniera dinamica, una sequenza di frame con elementi di interattività, elementi indispensabili oggi per coinvolgere e catturare l’attenzione dell’utente. Grazie alla raccolta di informazioni di profilo e di contesto, la soluzione di HyperTv è in grado di generare contenuti in tempo reale alla chiamata dell’ad server, dimostrandosi così la sua efficace per la realizzazione di creatività sempre più targettizzate».

Occhi puntati sul video, innanzitutto, sempre più al centro dell’interesse del mercato, come ha dimostrato la recente acquisizione da parte di Vetrya del 100% del capitale di Viralize, start up italiana specializzata nella distribuzione online di video pubblicitari. «L’ottimo andamento del video ha permesso a Viralize di crescere fino al 100% di anno su anno», ha detto la Sales Director Greta Gilardi. «Oggi stiamo sviluppando la nostra offerta per intercettare la crescita di domanda di soluzioni “data driven” con la nostra DMP, sul mercato da un paio di anni, e presto con nuove soluzioni che l’ingresso in Vetrya, una realtà con grandi competenze in tema di dati, ci permetterà di lanciare sul mercato». In merito alla DMP, «la novità del 2019 è la possibilità di utilizzare le keyword per colpire in modo verticale i singoli cluster, migliorando ancora di più l’efficienza della nostra offerta».

Accanto al video, un altro tema al centro dell’interesse è quello del mobile. Usando lo smartphone, infatti, tendiamo a mostrare il nostro comportamento digitale reale. Ecco perché i behavioural data possono essere la vera strada per arrivare all’audience. «Oggi siamo in grado di conoscere tutto quello che la GDPR ci permette di sapere dei nostri utenti che hanno accettato la politica del dato», dice Gino Ruli, programmatic Sales Director di Ogury. «In particolare, il mondo potenzialmente più promettente per il mercato è quello dell’in-app, un ambiente dentro il mobile, adatto per la fruizione dei video, il formato più in forma del mercato, e dove è possibile acquistare spazi in modalità programmatica».

Quello dei dati comportamentali è, dunque, un tema emergente nell’ambito delle data-driven strategies, nel contesto di un mercato in cui le aziende sono sempre più sensibili alla leve che è possibile attivare per rendere più efficace la comunicazione, evitando di “sprecare” budget per inventory scarsamente qualitativa o, addirittura, potenzialmente dannosa. Non per nulla, temi come Viewability e Brand Safety sono all’ordine del giorno. «Il tema della qualità dei dati e della brand safety saranno ancora al centro delle attenzioni del mercato per tutto il 2019», conferma Domenico Pascuzzi, Direttore National Marketing BU Large Account di Italiaonline. «Lavoriamo quotidianamente su tutti i livelli per garantire alle aziende e ai marchi interessate a gestire un posizionamento premium contesti sicuri e di qualità, dai contenuti alla user experience e all’advertising experience. Sul fronte dei dati, un ambito che quest’anno sarà in forte crescita sarà quello legato alla geoproximity, per il quale stiamo potenziando la nostra suite di prodotti dedicati».

Brand safety e contesti editoriali di qualità sono temi, quindi, molto cari alle aziende. Lo ha confermato Elisa Lupo, Director Italy di IAS – Integral Ad Science, nome di punta nel settore della certificazione “indipendente” della qualità della comunicazione. «Il mercato chiede sempre di più agli operatori del digital di combattere le frodi, di evitare ai propri brand e prodotti di finire all’interno di contesti editoriali poco consoni. E di avere quindi informazioni sempre più precise e puntuali sui livelli di Roi delle proprie pianificazioni marketing». Sul fronte delle misurazioni, quello che sta avvenendo «è il passaggio da una metrica basata sulle impression ad una fondata sul tempo di visualizzazione».

Wordpress Social Share Plugin powered by Ultimatelysocial