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Media Consultants con Adform per l’automazione nei processi digital

Adform e Media Consultants, azienda specializzata nella fornitura di strumenti, servizi e consulenza per gestione e pianificazione dei mezzi pubblicitari, hanno siglato una partnership con l’obiettivo di automatizzare le comunicazioni tra la piattaforma Adform e NetBox, il tool di media planning, management e administration per il mezzo digitale appartenente alla suite Adbox di Media Consultants.

L’intento di entrambe le società è di contribuire alla semplificazione dei processi operativi nel mercato pubblicitario digitale e di ridurre gli interventi manuali di planning e trafficking, grazie a soluzioni ad hoc realizzate per il monitoraggio delle campagne pubblicitarie digitali.

In particolare, il progetto vede Media Consultants e Adform impegnate negli sviluppi e nell’automatizzazione delle comunicazioni tra i due servizi tecnologici e nella realizzazione di un’importante soluzione nell’ambito dello scambio delle informazioni e dei dati.

“Un efficiente lavoro di squadra – spiegano le società in una nota – che ha portato al rilascio di alcune funzioni NetBox che semplificano le operazioni quotidianamente gestite dai media planner e dai traffic manager. Grazie all’integrazione, infatti, basta un click per inviare automaticamente da NetBox alla piattaforma Adform le informazioni fondamentali della propria campagna da erogare, tra cui la struttura attesa, il dettaglio dei placement previsti e le specifiche di pianificazione. Sempre con un click è possibile attivare le operazioni di modifica e ricezione delle campagne online tra i due sistemi, per arrivare all’automatizzazione dell’aggiornamento dei principali KPI di erogazione direttamente nel tool gestionale NetBox”.

«Siamo lieti della partnership con Media Consultants che permetterà ai planner di gestire in maniera semplice e veloce tutte le attività di operation – afferma Davide Corcione, Country Manager Adform Italia -. Grazie all’integrazione tra la piattaforma full-stack di Adform e il tool di media planning NetBox, mettiamo a disposizione delle agenzie una soluzione completa per le gestioni e il monitoraggio delle campagne, riducendo al minimo gli interventi manuali, così da ottenere performance migliori e maggiore efficienza. Siamo sicuri che l’automatizzazione tra i due servizi tecnologici sarà ben accolta dal mercato e porterà benefici sia ai clienti di Adform sia di Media Consultants».

«Siamo estremamente soddisfatti di poter rendere disponibili queste possibilità per i reciproci clienti – dichiarano Paolo Ganzi e Rodolfo Rotta-Gentile di Media Consultants -. Siamo convinti della utilità di questo tipo di implementazioni e della primaria necessità di automazione per questa parte dell’operatività del comparto digital. Da sempre ci occupiamo di sviluppare e rendere disponibili tool dedicati al miglioramento dell’efficienza e alla semplificazione di processo per la filiera del Media Planning, coprendo tutti gli ambiti di research, planning, administration e management. Siamo certi che tra le sfide poste quotidianamente dal mercato si trovino ai primi posti quelle relative l’ottimizzazione delle risorse, l’automazione delle procedure e il potenziamento dello scambio di informazioni. Questo è un altro passo in un territorio in cui c’è ancora tanto da realizzare e siamo decisi a proseguire in questa direzione, raccogliendo le sfide e le opportunità che incontreremo strada facendo».

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Paolo Ganzi e Rodolfo Rotta Gentile

Davide Corcione è il nuovo Country Manager per l’Italia di Adform

Davide Corcione è il nuovo Country Manager per l’Italia di Adform, la piattaforma ad-tech full stack indipendente e aperta che serve agenzie media, trading desk, brand ed editori a livello globale.  A partire da oggi il manager sarà a capo del mercato italiano con l’obiettivo di sviluppare il business dell’azienda e rafforzarne il posizionamento.

Davide Corcione subentra nell’incarico a Valeria Mazzon, che la lasciato il gruppo lo scorso marzo per intraprendere un nuovo progetto professionale. Dopo l’uscita della manager, le responsabilità del mercato italiane erano state affidate a Julien Gardès, VP Southern Europe & Middle-East Africa di Adform. Ed è proprio a lui che ora riporterà direttamente Davide Corcione.

Professionista con solida esperienza manageriale e commerciale in multinazionali, agenzie e presso clienti diretti, Davide Corcione vanta oltre venti anni di esperienza nei settori Sales, Operations e Marketing e una profonda conoscenza delle tendenze e degli scenari pubblicitari online, nonché dell’ecosistema programmatic. Prima di entrare in Adform, Davide è stato Coo International in Tradelab, primaria trading desk indipendente internazionale, con responsabilità delle filiali di Italia, Spagna, Germania e Brasile, della supervisione delle operation a livello internazionale e del lancio di nuovi mercati. Precedentemente, ha lavorato per più di 10 anni in Yahoo!, dove ha ricoperto diversi ruoli manageriali sia locali sia internazionali, in ambito sales e nel marketing, fino a diventare Sales Director, ruolo che ha avuto fino al 2016.

In passato, Davide Corcione ha lavorato come Marketing Director Italia per Overture e Altavista, responsabile del lancio delle due realtà nel mercato italiano. Nella sua carriera, il manager ha inoltre coperto le cariche presso UniCredito, dove ha lanciato le prime attività marketing digitali del gruppo, e presso Ogilvy & Mather, dove ha potuto seguire il lancio della unit italiana di Ogilvy Intercative.

Esperto e appassionato del mondo digital, Davide Corcione è stato inoltre Membro del Board di IAB Italia dal 2008 al 2010 e membro del direttivo di FCP. Da oltre 10 anni, Davide Corcione è inoltre Visiting Professor presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, a supporto di IAB e Almed per il “Master in Comunicazione e marketing Digitale”. La sua materia d’insegnamento è “Tecnologia per la comunicazione digitale” con l’obiettivo di fornire una comprensione di base delle tecnologie dell’online advertising. Davide Corcione è laureato in Scienza dell’informazione, Computer Science, Artificial Intelligence e Cognitive Psychology presso l’Università degli Studi di Milano, con un executive MBA presso la LIUC Business School.

“Sono lieto di entrare a far parte del team di Adform, realtà innovativa e capace di fornire ai clienti soluzioni integrate all’avanguardia per l’online advertising, per rispondere alle esigenze di un mercato in evoluzione sempre più consapevole delle opportunità a disposizione”, dichiara Davide Corcione, Country Manager di Adform Italia. “Come Country Manager la mia sfida sarà quella di consolidare ulteriormente il business nel mercato locale in armonia con la continua espansione dell’azienda a livello globale. Metterò quindi a disposizione tutta la mia expertise per raggiungere gli obiettivi di Adform nel nostro Paese”.

“Il mercato del programmatic sta crescendo sia in termini di volumi, sia in termini di maturità”, aggiunge Daviode Corcione. “In questo contesto di espansione, sempre più aziende si chiedono se stanno investendo i propri budget nel modo migliore e, soprattutto, se vengono garantiti asset importanti come trasparenza e controllo degli investimenti. Laddove non si manifestano queste condizioni, vediamo, comprensibilmente, che alcune aziende valutano di portare in house la gestione delle campagne programmatic.  Oppure optano per modelli ibridi che lasciano il controllo della piattaforma nelle mani delle aziende che vengono affiancate da un’agenzia esterna per gestirla. In realtà una soluzione capace di rispondere a criteri di trasparenza e controllo esiste: si tratta delle piattaforme full stack che sono in grado di ottimizzare il flusso di dati tra le diverse componenti.  Ritengo che Adform sia la scelta migliore sul mercato e sono orgoglioso di farne parte”.

L’ingresso del manager rappresenta un’ulteriore conferma dalla crescita esponenziale della società ad-tech a livello globale. Solo nell’ultimo anno Adform ha aperto uffici in sette nuovi mercati, tra cui quelli di Dubai, Australia, Sud Africa, Giappone, Estonia, Romania e Cina, e recentemente ha annunciato l’intenzione di assumere 80 persone negli Stati Uniti a supporto dell’espansione del business nel paese.

Adform avvia il suo programma di partner certificati: nasce “Trusted Partners Program”

Adform ha annunciato il lancio di un proprio programma di partner certificati, Trusted Partners Program.

In questo modo, la piattaforma indipendente di ad tech vuole offrire ai propri clienti “nuovi ed esistenti” una soluzione “pronta all’uso, certificata e indipendente” per consolidare e ottimizzare i propri servizi in outsourcing e i processi di integrazione nell’ambito dell’advertising online verso una serie di fornitori di tecnologie che offrono “servizi, soluzioni e prodotti di massima qualità“, si legge in una nota.

Il programma è in fase di lancio e coinvolge nove partner accreditati in diverse specializzazioni, tra cui audience data, verification, software di automazione media e marketing, come: ADmantX, Adsquare, Eyeota, Freewheel, Global Data Resources, Integral Ad Science, SAP, SAS e Semasio.

Questi partner, spiega Adform, sono “leader riconosciuti nelle proprie aree di competenza e forniscono soluzioni ampiamente utilizzate dal mercato. Soddisfano rigorosi standard di accuratezza e utilizzano metodologie affidabili per migliorare le campagne realizzate da advertiser, marketer e brand. Adform lavorerà a stretto contatto con questi player per garantire che le soluzioni rispettino la privacy degli utenti”.

Con Trusted Partners Program, Adform offre una propria risposta rispetto a un tema di attualità nell’ambito del programmatic, ossia l’estrema frammentazione del mercato. Come sottolinea la società citando Lumascape, nel settore dell’ad tech negli ultimi 10 anni si sono formate oltre 5.000 nuove società. “Trusted Partners Program si basa sugli oltre 17 anni di esperienza di Adform nel digital advertsing e offre agli inserzionisti un’alternativa trasparente, pronta all’uso, certificata e indipendente in un ecosistema sovraffollato – perché avere a disposizione un numero sempre più grande di opzioni non significa necessariamente possibilità di scelte migliori“, scrive adform.

“Il programma Trusted Partners Program di Adform punta sulla trasparenza, fornisce integrazioni più profonde, standard di servizio più elevati e rafforza l’impegno dell’azienda nel fornire un accesso semplice ai migliori dati e servizi di digital advertising del mercato. Sappiamo che tutte le piattaforme adtech consentono l’integrazione con quasi tutti gli operatori del settore, ma il modo in cui questa viene affrontata, così come il modo in cui i servizi e i prodotti vengono mostrati al cliente attraverso l’interfaccia utente, può variare notevolmente”, dichiara Filippo Gramigna, VP Business Development di Adform.

“Rimaniamo una piattaforma aperta, il cui approccio consente un metodo su misura ed efficiente in termini di risorse per tutti i partner. Continueremo a lavorare per stabilire standard comunemente accettati e soluzioni avanzate che aiutino ad alzare l’asticella nell’industry”, conclude il manager.

Perché uomini e macchine dovrebbero collaborare

Dal poker agli scacchi, l’intelligenza artificiale (AI) si sfida contro avversari umani in giochi sempre più complessi con lo scopo di capire se è in grado di superare l’uomo.

I risultati di tali prove portano spesso a discussioni interessanti. Ad esempio: perché l’Intelligenza Artificiale riesce a battere i migliori giocatori del mondo di Go, un antico gioco da tavolo cinese noto per l’immensa complessità, ma allo stesso tempo ha difficoltà a sconfiggere giocatori umani in Dota 2, un videogioco replicante un’arena di battaglia con molta meno credibilità intellettuale?

La risposta è che nonostante l’eccezionale potenza dell’Intelligenza Artificiale, questa non è adatta a risolvere ogni problema (almeno non ancora), se paragonata alle decisioni che l’uomo può prendere in aree strategiche dove serve una “conoscenza” diversa. Questo è vero sia negli ambienti accademici sia per quanto riguarda il contributo che questa tecnologia fornisce alla pubblicità digitale. Nel migliore dei casi, c’è una chiara definizione di successo, un campo di gioco noto e una sovrabbondanza di dati da cui imparare.

Un altro esempio è costituito dai software di traduzione. Anche se l’obiettivo di ottenere una “traduzione accettabile” non è perfettamente allineato all’AI, si è potuto riscontrare negli ultimi anni un enorme miglioramento dei sistemi basati sul questa tecnologia. In origine, gli esperti hanno cercato di insegnare ai sistemi di traduzione regole su sintassi e semantica cercando di coprire tutti i dettagli fondamentali della lingua basandosi su regole, ma ottenendo scarsi risultati. Le lingue contengono diverse variabili, dialetti, semantica e definizioni, è chiaro che un approccio basato sulle regole non avrebbe mai funzionato. Poi sono entrati in gioco software come Google Translate che fanno leva sul deep learning – un sottoinsieme dell’intelligenza artificiale – basandosi su enormi set di dati da cui imparare per raggiungere il livello di qualità attuale, grazie all’apprendimento autonomo su scala.

Lo stesso principio si applica al digital advertising, in cui l’Intelligenza Artificiale determina il cost-per-acquisition (CPA) ideale in base alla probabilità di conversione. Ci sono migliaia di punti di contatto che influenzano il customer journey, che possono essere combinati in innumerevoli sequenze, ma l’AI ha la possibilità di imparare da miliardi di segnali per prevedere la probabilità di conversione e generare la giusta offerta in tempo reale. Gli esseri umani non potrebbero mai costruire regole simili per ottenere gli stessi risultati. Per non parlare dell’aggiornamento e della rimodellazione delle regole di business che spesso tengono conto della gamma di variabili e delle condizioni in rapida evoluzione che definiscono l’ecosistema digitale.

L’eccezionale talento dell’Intelligenza Artificiale per l’apprendimento in un ambiente strutturato spiega perché sia in grado di giocare a Go a un livello mai visto prima. All’interno dei ristretti parametri del gioco, le macchine possono analizzare un numero maggiore di mosse possibili rispetto agli esseri umani, combinando simulazioni e deep learning. Basti pensare alla partita tra Lee Sedol e AlphaGo dove il computer ha vinto. Non è stata la vittoria ad essere interessante, ma la 37esima mossa della macchina (una mossa che un essere umano non avrebbe fatto) che si è rivelata fondamentale per battere Sedol. La capacità del computer di imparare e di allenarsi giocando milioni di partite contro se stesso, lo pone non uno, ma molti passi avanti rispetto all’avversario umano. Queste azioni sono quelle che impareremo ad accettare, specialmente per il mondo del digital adverting se vogliamo rimanere leader nella nostra partita. A volte, in scenari con obiettivi pubblicitari chiari e ben definiti, la macchina sa di più.

Quindi perché i computer, con tutta questa potenza, perdono ancora a Dota 2? Nonostante questo gioco online multiplayer sembra essere molto meno intellettuale di Go, in realtà è più difficile per una macchina. I giocatori hanno poche informazioni all’inizio, necessitano di esplorare e scoprire dove e chi sono gli avversari. Hanno bisogno di comportamenti tradizionalmente umani: istinto, analisi dell’atteggiamento degli altri giocatori, capacità di muoversi in ambienti incerti, riconoscere comportamenti umani come il bluff, o illogici e fuorvianti, che le macchine ancora non conoscono.

Sebbene i computer stiano facendo grandi progressi in Dota 2, questo continua ad essere un ambiente in cui è l’uomo ad essere predominante e in cui il valore dell’intelligenza umana è fondamentale. In una situazione in cui c’è una conoscenza incompleta o una mancanza di dati, dove il bene e il male non sono immediatamente evidenti, dove è richiesta una vera creatività, o dove lo spazio è troppo ampio, l’intelligenza artificiale richiede più tempo per imparare e il processo decisionale umano è ancora superiore. Nel complesso, ci sarà un lungo periodo di coesistenza, l’AI è sorprendente, ma siamo ancora lontani da una tecnologia capace di comportarsi pienamente come un essere umano.

Questo non significa che gli uomini dovrebbero semplicemente lasciare che gli algoritmi funzionino e le macchine continuino a svolgere i compiti a cui sono più adatte, ma il contrario. Esseri umani e computer hanno competenze e punti di forza diversi. Questi sono più vantaggiosi se affiancati in una configurazione collaborativa. Le persone hanno bisogno di migliorare la comunicazione con le macchine, scoprendo cosa stanno facendo e perché, per costruire comprensione e fiducia nell’AI o nell’automazione. Solo allora sarà possibile lasciare che i computer eseguano ciò in cui emergono, facendo concentrare gli uomini sull’esperienza innovativa. L’intelligenza artificiale e l’intelligenza umana hanno entrambi i loro punti di forza e il loro posto nel mondo, e devono giocare la partita come collaboratori e non nemici. È necessario considerare questo ibrido come l’approccio fondamentale su cui far leva per guidare le tecnologie e risolvere i problemi dei clienti, fornendo un grande vantaggio competitivo per le aziende machine-enabled.

Il processo di identificazione delle opportunità, ovvero la valutazione dei flussi di dati e le conseguenti decisioni, non è cambiato. Esiste piuttosto la necessità di farlo in tempo reale, grazie a una serie sempre crescente di input provenienti da un insieme di canali che continueranno a crescere, portando un valore aggiunto inestimabile alle macchine. Mentre giochiamo con le nostre competenze, il successo ruota anche sulla compensazione delle nostre debolezze, ed è qui che la collaborazione con i computer ha già rimodellato il modo in cui la pubblicità digitale viene eseguita.

Adform riceve un investimento strategico dal fondo GRO Capital

Nuova iniezione di capitali per Adform: la piattaforma ad-tech indipendente ha annunciato un round di investimenti da parte del fondo danese GRO Capital, che diventa inoltre un nuovo azionista della società e collaborerà con l’attuale shareholder VIA equity e il management team di Adform nello sviluppo ulteriore dell’attività della società nel settore del Programmatic Advertising.

Il contesto di incertezza globale presente nell’ecosistema pubblicitario non ha impedito ad Adform di ottenere questo finanziamento strategico, che segnala un futuro positivo per il comparto ad tech, come sottolinea la nota stampa: “L’investimento consente ad Adform di offrire un’alternativa trasparente ai walled garden dei grandi operatori tecnologici” scrive la società basata a Copenaghen in un comunicato.

La società ad-tech è da tempo in controtendenza rispetto alla pratica di crescita attraverso acquisizioni, a favore, invece, della costruzione della propria piattaforma tecnologica in-house. L’obiettivo di Adform è quello di offrire una proposta completa di buy-side su trading, dati e creatività. “L’approccio ‘built as one platform’ – prosegue la nota – ha consentito ad Adform di definire la Integrated Advertising Platform (IAP) come una nuova categoria capace di affrontare direttamente molte delle questioni critiche all’interno dell’ecosistema odierno del digital advertising. La Integrated Advertising Platform è costituita da strumenti che supportano l’intero processo di pianificazione digitale a partire dall’Ad Serving e dalla creatività, seguiti dall’attivazione attraverso la Demand Side Platform con ulteriori targeting e insight possibili attraverso la Data Management Platform“.

Nell’ambito dell’investimento, GRO Capital entra nel Consiglio di amministrazione di Adform con Lars Dybkjær (Managing Partner in GRO Capital), Lars Lunde (Partner di GRO Capital) e Torben Munch (ex CEO di Itiviti Group AB e COO di SimCorp A/S). Munch assumerà inoltre il ruolo di Chairman.

Adform negli ultimi 12 mesi ha continuato inoltre la propria espansione con l’apertura di uffici in sette nuovi mercati, tra cui: Dubai, Australia, Sud Africa, Giappone, Estonia, Romania e Cina. Ad oggi, la società è cresciuta fino a contare circa 850 dipendenti, e opera in 27 paesi, espandendosi per servire clienti globali e attrarne nuovi internazionali.

“Siamo molto entusiasti della partnership con GRO Capital e non vediamo l’ora di collaborare per realizzare la nostra visione comune, offrendo a grandi inserzionisti, agenzie e publisher la nostra piattaforma software leader nel campo di dati, creatività e trading”, dichiara Gustav Mellentin, CEO e co-founder di Adform. “GRO Capital rappresenta una combinazione unica di capitale e competenze capaci di supportarci nel nostro percorso per diventare il principale fornitore ad-tech full-stack indipendente con un impatto globale”.

“Abbiamo seguito Adform per molti anni e siamo rimasti molto colpiti dalla sua base di prodotti e clienti che include alcuni dei più grandi inserzionisti e agenzie a livello globale. Questo investimento è perfettamente in linea con la strategia di GRO Capital di investire in società tecnologiche eccezionali a supporto delle loro ambizioni di trasformazione e crescita”, afferma Lars Dybkjær, Managing Partner di GRO Capital. “Gustav Mellentin ha costruito una squadra molto forte e ha assemblato un gruppo di individui altamente qualificati e ambiziosi. Siamo davvero impazienti di aiutare il team a sfruttare i punti di forza esistenti per far leva sulla loro posizione privilegiata di software provider full stack indipendente con un elevato livello di trasparenza, standard leader di sicurezza e privacy, e un forte supporto ai clienti”.

In Italia la società, che giovedì ha visto l’Enterprise Sales Director Michele Salani partecipare come speaker al Programmatic Day, ha recentemente annunciato una riorganizzazione del team locale con l’ingresso di Michela Passera e Alessandra Viganò nell’area sales.

 

Programmatic, nuove frontiere: dall’audio all’AI fino alla creatività

Se la crescita del programmatic advertising sta attraversando un fisiologico rallentamento del ritmo su Internet, sono alte le aspettative che il mercato nutre verso l’ingresso dell’ad tech nei mezzi “tradizionali”: in particolare out of home, tv e audio.

Su quest’ultimo aspetto in particolare si è concentrato l’intervento al Programmatic Day 2019 di Cristina Pianura, Direttore area Media and Advertising di Triboo, società che sta investendo in questo settore con il brand VoiceMax.

Secondo la manager, il mercato dell’audio è di fronte a «uno tsunami chiamato audio on demand, dove l’ascoltatore è l’assoluto protagonista di quello che decide di scaricare e ascoltare». Dal palco del Programmatic Day, Cristina Pianura ha parlato della crescita di questo mercato non solo negli Stati Uniti, dove già da anni l’ascolto di podcast è un fenomeno di massa che genera oltre 600 milioni di dollari di raccolta pubblicitaria, ma anche in Europa e di fatto in Italia.

Nel nostro Paese i fruitori abituali sono solo il 14% della popolazione maggiorenne, ma allo stesso tempo negli ultimi 3 anni questo numero è più che triplicato, nonostante un’offerta tutt’altro che matura da parte di editori e brand.

Cristina Pianura
Cristina Pianura

Proprio per accogliere e stimolare l’editoria italiana a produrre podcast, e aiutarli a monetizzarli al meglio, Triboo ha lanciato sul mercato VoiceMax: un brand che nasce su tecnologia spreaker e che vanta già un bacino di download di podcast al mese organizzati in categorie di contenuto capaci di accogliere pre-roll e mid-roll audio, acquistabili sia in programmatic grazie al partner tecnologico Adswizz sia in reservation. «I podcast si ascoltano soprattutto in casa, il che vuol dire che sottraggono tempo alla tv, alla radio ma anche a internet, rappresentando così un nuovo ambiente dove poter incontrare gli utenti», ha detto ancora Pianura.

Anche per Michele Salani, Enterprise Sales Director di Adform, l’esigenza di uscire da una logica a silo per diventare un approccio capace di applicarsi a nuovi ambiti media è una delle nuove frontiere del mercato programmatico, insieme ad altri importanti temi come l’Intelligenza Artificiale e il rapporto tra dati e creatività. Secondo il manager, «la pubblicità guidata dai dati sta vivendo un importante punto di svolta: il suo ruolo è ormai riconosciuto non solo da inserzionisti ed editori ma anche dalle istituzioni» (vedi le nuove regolamentazioni sul settore come il GDPR), ed essa si trova ormai chiamata ad affrontare importanti responsabilità, come quella di trovare il giusto equilibrio tra i bisogni degli inserzionisti, degli editori e degli utenti, garantendo affidabilità, trasparenza e fiducia.

Michele Salani
Michele Salani

La tavola rotonda con HyperTV, Viralize, Ogury, Italiaonline e IAS

Sempre in tema di nuove frontiere dell’ad tech, un tema molto caldo è quello della “programmatic creativity”, in cui dati e automazione entrano in gioco per personalizzare il messaggio pubblicitario in tempo reale, sulla base delle caratteristiche dell’utente e del contesto. Un possibilità raccolta da HyperTV, società nata a Roma nel 2011 con base anche a New York. «La nostra soluzione», ha spiegato il Founder & Ceo Claudio Vaccarella, «brevettata a livello europeo, è costituita da una sovrapposizione di layer fatta in maniera dinamica, una sequenza di frame con elementi di interattività, elementi indispensabili oggi per coinvolgere e catturare l’attenzione dell’utente. Grazie alla raccolta di informazioni di profilo e di contesto, la soluzione di HyperTv è in grado di generare contenuti in tempo reale alla chiamata dell’ad server, dimostrandosi così la sua efficace per la realizzazione di creatività sempre più targettizzate».

Occhi puntati sul video, innanzitutto, sempre più al centro dell’interesse del mercato, come ha dimostrato la recente acquisizione da parte di Vetrya del 100% del capitale di Viralize, start up italiana specializzata nella distribuzione online di video pubblicitari. «L’ottimo andamento del video ha permesso a Viralize di crescere fino al 100% di anno su anno», ha detto la Sales Director Greta Gilardi. «Oggi stiamo sviluppando la nostra offerta per intercettare la crescita di domanda di soluzioni “data driven” con la nostra DMP, sul mercato da un paio di anni, e presto con nuove soluzioni che l’ingresso in Vetrya, una realtà con grandi competenze in tema di dati, ci permetterà di lanciare sul mercato». In merito alla DMP, «la novità del 2019 è la possibilità di utilizzare le keyword per colpire in modo verticale i singoli cluster, migliorando ancora di più l’efficienza della nostra offerta».

Accanto al video, un altro tema al centro dell’interesse è quello del mobile. Usando lo smartphone, infatti, tendiamo a mostrare il nostro comportamento digitale reale. Ecco perché i behavioural data possono essere la vera strada per arrivare all’audience. «Oggi siamo in grado di conoscere tutto quello che la GDPR ci permette di sapere dei nostri utenti che hanno accettato la politica del dato», dice Gino Ruli, programmatic Sales Director di Ogury. «In particolare, il mondo potenzialmente più promettente per il mercato è quello dell’in-app, un ambiente dentro il mobile, adatto per la fruizione dei video, il formato più in forma del mercato, e dove è possibile acquistare spazi in modalità programmatica».

Quello dei dati comportamentali è, dunque, un tema emergente nell’ambito delle data-driven strategies, nel contesto di un mercato in cui le aziende sono sempre più sensibili alla leve che è possibile attivare per rendere più efficace la comunicazione, evitando di “sprecare” budget per inventory scarsamente qualitativa o, addirittura, potenzialmente dannosa. Non per nulla, temi come Viewability e Brand Safety sono all’ordine del giorno. «Il tema della qualità dei dati e della brand safety saranno ancora al centro delle attenzioni del mercato per tutto il 2019», conferma Domenico Pascuzzi, Direttore National Marketing BU Large Account di Italiaonline. «Lavoriamo quotidianamente su tutti i livelli per garantire alle aziende e ai marchi interessate a gestire un posizionamento premium contesti sicuri e di qualità, dai contenuti alla user experience e all’advertising experience. Sul fronte dei dati, un ambito che quest’anno sarà in forte crescita sarà quello legato alla geoproximity, per il quale stiamo potenziando la nostra suite di prodotti dedicati».

Brand safety e contesti editoriali di qualità sono temi, quindi, molto cari alle aziende. Lo ha confermato Elisa Lupo, Director Italy di IAS – Integral Ad Science, nome di punta nel settore della certificazione “indipendente” della qualità della comunicazione. «Il mercato chiede sempre di più agli operatori del digital di combattere le frodi, di evitare ai propri brand e prodotti di finire all’interno di contesti editoriali poco consoni. E di avere quindi informazioni sempre più precise e puntuali sui livelli di Roi delle proprie pianificazioni marketing». Sul fronte delle misurazioni, quello che sta avvenendo «è il passaggio da una metrica basata sulle impression ad una fondata sul tempo di visualizzazione».

Programmatic Day, manca poco all’appuntamento. Scopri l’agenda dell’evento (parte 1)

Ci siamo: mancano pochi giorni all’edizione 2019 del Programmatic Day, l’evento di riferimento in Italia per chi vuole conoscere e scoprire tendenze e novità nell’ambito del Programmatic Advertising e delle novità tecnologiche legate al mondo della pubblicità.

L’appuntamento è all’Auditorium IULM di Milano, in via Carlo Bo, mercoledì 11 aprile. Mentre invitiamo a iscriversi chi non l’avesse già fatto (abbiamo già raggiunto quota 1500 registrazioni per questa edizione, che promette di essere come sempre molto seguita) iniziamo a scaldare i motori entrando nel dettaglio del programma, partendo dall’agenda della prima parte della giornata.

Per partire, vedremo “che aria tira” nelle percezioni degli operatori del mercato pubblicitario attorno ai temi del digital advertising e dell’ad tech. Stiamo raccogliendo gli ultimi dati per l’edizione 2019/1 di YourSight, la ricerca congiunta di Engage e Human Highway che due volte all’anno costruisce una visione d’insieme su cosa sta succedendo e cosa si prevede che accadrà nel campo della comunicazione online.

Se lo desideri, puoi dare il tuo contributo compilando questo questionario.

I risultati dello studio saranno presentati in apertura di evento (ore 9:00) da Giacomo Fusina, Ceo di Human Highway, e saranno discussi nel primo panel della giornata che coinvolgerà Davide Fiorentini (Manager, Demand Sales di FreeWheel Italia) e Massimo Pattano (Marketing Manager di 4w MarketPlace).

James Prudhomme, Executive Vice President International di Index Exchange, sarà invece il protagonista del primo speech della giornata (9:25). Ogni anno, il Programmatic Day è vetrina di una novità per il nostro mercato, e stavolta tocca a questo importante marketplace canadese, che ha appena aperto un ufficio a Milano e parteciperà per la prima volta a un evento pubblico nel nostro Paese, condividendo la sua visione circa le nuove frontiere della monetizzazione pubblicitaria.

Il palinsesto del Programmatic Day 2019 darà ampio spazio ai temi del mobile, ambito da cui passano gran parte delle aspettative del mercato pubblicitario per l’uso intensivo che gli utenti fanno dello smartphone e per i margini di crescita in ambito ecommerce e proximity. Diversi e ricchi di spunti gli interventi dedicati: limitandoci alla prima parte della giornata Nicolò Palestino, Country Manager Italy di Widespace, spiegherà come districarsi tra le possibili strategie data-driven (9:45); mentre Stefania Giovinazzo, Account Director Italy e Stefano Guidi, Business Development Manager di Sublime illustreranno come realizzare campagne mobile che uniscono creatività ed efficacia (11:50).

Dopo i primi anni di crescita rapida e per certi versi “incontrollata”, il Programmatic sta acquisendo una certa maturità, e questo porta a dover approcciare il settore in modo più strutturato ed evoluto sfruttando tutte le opportunità fornite dalla tecnologia, dai formati e dalla multimedialità. Di questo parleranno sotto prospettive diverse Sara Buluggiu, MD Italy, Spain and MENA di Rubicon Project, che descriverà le caratteristiche salienti di un mercato del programmatic diventato “maggiorenne” (10:05); Luca Aiello, Head of Business Development di Teads Italia, che nello speech “Programmatic Match: strategie di qualità in 4 step” (10:25) sarà accompagnato da un brand tanto importante quanto universalmente conosciuto; Gaetano Polignano, Country Manager di Tradelab Italia, che spiegherà come le aziende possano progressivamente prendere un maggior controllo sulle strategie dell’ad tech; e Francesco Apicella, Co-Founder di Evolution ADV, che ci aiuterà a tracciare i contorni di una nuova prospettiva di “qualità” nel Programmatic a beneficio degli editori (12:10).

Dati, KPI e Performance sono senz’altro tre parole chiave dell’edizione 2019 del Programmatic Day: approfondiremo ulteriormente questi punti in un panel apposito (11:25) con Greta Gilardi, Sales Director di Viralize; Elisa Lupo, Director Italy di IAS; Enrico Quaroni, VP of Global Sales di Fanplayr; Gino Ruli, Programmatic Sales Director di Ogury Italia e Domenico Pascuzzi, Direttore National Marketing BU Large Account di Italiaonline.

Non mancheranno poi interventi dedicati a due ambiti emergenti: l’audio, un settore di cui si stanno letteralmente riscrivendo le regole sotto la spinta del digitale e delle tecnologie, come spiegherà Cristina Pianura, Direttore area Media and Advertising di Triboo (10:45); e l’intelligenza artificiale, che entra anche nel programmatic aprendo nuovi scenari non solo in fatto di targeting ma anche di personalizzazione del contenuto. A illustrare questo trend (12:30) sarà Julien Gardès, VP Southern Europe & Middle-East Africa di Adform, cui spetta il compito di chiudere la prima parte della giornata, prima del lunch break by Edimaker e della seconda parte dei lavori, di cui parleremo nei prossimi giorni… annunciando anche qualche sorpresa!

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Adform rafforza l’area sales con Michela Passera e Alessandra Viganò. Esce Valeria Mazzon

Novità in casa Adform: la piattaforma di programmatic “full stack” usata da agenzie media, trading desk, brand ed editori a livello globale ha annunciato un’estensione degli incarichi per il VP Southern Europe Julien Gardès, che allarga le sue responsabilità all’area Middle-East Africa, e due nuovi ingressi nell’area sales della sede italiana: Michela Passera e Alessandra Viganò.

Ufficializzata anche l’uscita di Valeria Mazzon, che lascia il ruolo di country manager Italia per intraprendere un nuovo progetto professionale. La carica sarà ricoperta ad interim dallo stesso Gardès.

Nell’ambito della riorganizzazione del team locale, Adform conferma dunque la propria strategia di sviluppo del team sales, attraverso un ulteriore potenziamento del gruppo vendite con l’ingresso di due nuove risorse che andranno a supportare quest’area: Michela Passera, in qualità di Sales Director per la linea di Business Publisher e Digital Outdoor e Alessandra Viganò nel ruolo di Sales Account.

Adform, il profilo di Passera e Viganò

Passera entra in Adform come Sales Director dedicata al comparto publisher, rich media, SSP, adserver, programmatic, Dynamics ads, e DOOH. Esperta in marketing, sales e advertising, Michela vanta un’esperienza ventennale nel settore, grazie ai ruoli coperti in concessionarie e aziende digital. Prima di approdare in Adform, la manager è stata Sales Director di Erredue Communication, responsabile della gestione dei rapporti commerciale con clienti, agenzie e centri media/trading desk. Dal 2014 al 2016, ha ricoperto il ruolo di Responsabile Commerciale Digital presso il Gruppo Finelco con l’obiettivo di coordinare forza vendita, clienti e centri media. In precedenza, ha ricoperto la carica di Sales Manager con focus al comparto web per diverse testate editoriali e concessionarie italiane.

Alessandra Viganò fa il suo ingresso in Adform come Sales Account dopo aver ricoperto le cariche di Digital Sales Manager presso Quantum Advertsing e Digital Sales Account presso SHAA. Ruoli che hanno permesso ad Alessandra di approfondire il proprio know-how in campo digital e appassionarsi alle tematiche di settore dopo una laurea in Relazioni Internazionali e un Master in International Business – Economia presso l’Università Cattolica di Milano.

Esce Valeria Mazzon, nuovi incarichi per Gardès

Con l’uscita di Valeria Mazzon, la guida della italiana sarà dunque ricoperta da Julien Gardès. “Il 2019 si è aperto all’insegna del cambiamento per Adform Italia dando il benvenuto a due nuove figure che andranno a rafforzare un’area molto importante per la società”, afferma il manager. “Grazie all’ingresso di Michela e Alessandra il team Sales si amplia ulteriormente contribuendo a rafforzare il servizio e la presenza di Adform nel territorio italiano, intensificando in modo particolare l’attenzione al cliente in termini di supporto locale e partnership di lungo periodo che il mercato ci riconosce”.

Per Gardès, oltre alla responsabilità dell’ufficio italiano, sono poi arrivati nuovi incarichi internazionali: il manager, entrato in Adform nel 2017 con il ruolo di VP Southern Europe, grazie al nuovo incarico di VP Southern Europe & Middle-East Africa avrà la responsabilità di sviluppare il business di Adform in Turchia, Dubai e Sud Africa oltre che nei mercati sud-europei.

Con un’esperienza ventennale in ambito marketing e digital, prima di approdare in Adform, il manager ha ricoperto dal 2011 al 2017 la carica di Managing Director, Continental Europe & Mena presso Rubicon Project con il focus di espandere il business dell’azienda nei mercati di riferimento. In precedenza, Julien Gardès è stato Head of Technology Sales per la Francia di 24/7 Real Media (WPP Company), Head of Publishers & Operations di Valueclick Media e Business Development Director France di Miva Media.

In questo contesto Adform – che ha di recente presentato al mercato la nuova soluzione di targeting “self service” Audience marketplace – continua anche la sua espansione a livello globale. Solo nell’ultimo anno la società adtech ha aperto uffici in sette nuovi mercati, tra cui: Dubai; Australia; Sud Africa; Giappone; Estonia; Romania e Cina. Ad oggi l’azienda conta di circa 900 dipendenti ed è attiva in 28 Paesi.

Adform: «La parola d’ordine del Programmatic quest’anno è “creatività”»

Il Programmatic in Italia è un mercato in piena crescita. Nel 2018 il settore ha sfiorato nel nostro Paese il mezzo miliardo di euro di valore, con un tasso medio di crescita annua negli ultimi 5 anni del 34,4%, come ha rivelato una recente ricerca di IAB Italia confermando le stime del Politecnico di Milano di qualche mese fa. Ma si tratta di un mercato che, nonostante i numeri importanti, è ancora in profonda evoluzione, alle prese con trend in ascesa e nuove sfide per chi opera nel comparto.

Quali sono i temi che lo caratterizzeranno quest’anno? Lo abbiamo chiesto a Julien Gardès, VP Southern Europe di Adform. Ecco cosa ci ha risposto.

Julien, quali sviluppi vedi per il mercato del Programmatic Advertising nel 2019?

«Creatività è la parola d’ordine! La velocità di consegna e la personalizzazione del contenuto aumenteranno nel 2019. Quest’anno, infatti, i dynamic ads, che vengono indirizzati ad ogni utente in modo personalizzato, ridurranno l’utilizzo di banner tutti uguali così come li abbiamo visti finora nel programmatic. Online non esistono settimane, giorni o ore, l’utente è possibile raggiungerlo in un preciso momento con uno specifico messaggio. La tecnologia è lo strumento messo a disposizione per segnalare esattamente quando è arrivato questo attimo e come un utente può essere identificato e targettizzato. Bisogna soltanto essere pronti ad adeguare le creatività e i materiali ad una moltitudine di scenari diversi. Ovviamente, ciò richiede tempo, ma in compenso i vantaggi in termini di costi sono considerevoli e svolgono un ruolo fondamentale nella strada verso l’ottimizzazione e l’automazione dei processi, a vantaggio della user experience».

Nel 2018 il programmatic è stato messo sotto i riflettori, oltre che per i numeri in crescita, anche per le criticità in tema di brand safety e privacy dei dati. Secondo te di cosa si parlerà quest’anno?

«Per il 2019 si prevede in generale un focus più intenso su temi legati alla qualità dei dati, alla governance, all’analisi e alla gestione dei rischi. La proprietà dei dati non è più un problema di nicchia, in quanto sta guadagnando sempre più un’importanza strategica. Gli inserzionisti hanno già iniziato ad esaminare i propri investimenti in ad server o DSP in aggiunta alle DMP, lanciando nuove sfide per i fornitori di ad-tech. All’improvviso, infatti, si necessitano requisiti completamente diversi per integrare le tecnologie nelle infrastrutture IT esistenti.

Inoltre, ci sono i temi legati alle piattaforme chiuse. In privato, la maggior parte di noi è “cliente” dei big di Internet globali: una condizione che di fatto ne intensifica l’espansione. In molte aree, queste aziende hanno già una posizione predominante sul mercato, a causa delle grandi quantità di dati che confluiscono in queste piattaforme e da cui ne esce solo una piccola parte. La trasparenza nell’elaborazione diventa quindi una difficoltà: il fatto che “nessun dato” venga condiviso è un problema per gli inserzionisti. Per assumere il controllo, la frequenza e l’esposizione devono essere gestiti nel modo migliore possibile per il consumatore, sia che provenga dal cliente, da un’operazione di marketing o attraverso l’editore.

Il modo in cui operano le piattaforme chiuse si riflette nella diminuzione della fiducia nei servizi offerti. Il 2018 ha insegnato che il tanto discusso controllo e la gestione nitida dei dati, nonché le metriche affidabili non sono obiettivi irraggiungibili. I rapporti tra i grandi attori della tecnologia e i provider indipendenti in tutte le industry si sono da tempo irrigiditi. Quindi, è ancora più comprensibile che la richiesta di alternative stia diventando più forte. Nel marketing è in definitiva l’identificazione multi-piattaforma che consente il tracciamento e il targeting personalizzato dell’utente, anche al di fuori delle piattaforme chiuse. Anche se quest’anno l’argomento è stato oggetto di dibattiti, Adform si aspetta che il settore entri sul mercato nel 2019 con un contrappeso reale».


Adform sarà tra i protagonisti della prossima edizione del Programmatic Day, l’evento di Engage e Programmatic Italia dedicato alle nuove opportunità offerte da tecnologia, dati e automazione alla comunicazione pubblicitaria, che si terrà l’11 aprile 2019 all’Auditorium IULM di Milano. Iscriviti gratuitamente a questo link!

Adform rende il targeting più efficace grazie al nuovo Audience Marketplace

Adform ha annunciato il lancio del nuovo Audience Marketplace, una soluzione self-service che riorganizza l’offerta di dati di terza parte accessibili attraverso la DSP e che consente alle aziende di aumentare la portata delle loro campagne e aggiungere ad esse una maggiore precisione attraverso l’attivazione di dati provenienti da un ampio bacino di fornitori.

Una nuova “esperienza di scoperta delle audience“, come la descrive la società in un blog post, che è “adesso disponibile sulla DSP di Adform”. La soluzione attinge alle capacità della DMP di Adform, mettendo a disposizione dei clienti della piattaforma 300 data provider e circa 400.000 segmenti di audience a livello globale, per un targeting ancora più mirato ed efficace.

La navigazione di Audience Marketplace, assicura la società, è discover-friendly, e consente di esplorare l’offerta a disposizione per “proprietari dei dati” o per “tipologia di audience”; grazie a una tassonomia unificata tra i vari fornitori, che offre insight sociodemografici, di interesse e di intenzione d’acquisto, i clienti della DSP di Adform potranno facilmente trovare e confrontare audience simili, oltre che avere accesso a dati catalogati in base alla loro origine (di prima, seconda o terza parte).

“Ora che ci sono più dati a disposizione che mai, sappiamo che individuare e comunicare con il giusto pubblico è la cosa principale per le aziende – spiega Adform nel blog post -. Con oltre 300 dei migliori data partner disponibili su Adform Audience Marketplace, questa soluzione aiuta a scoprire e raggiungere le audience più rilevanti per i messaggi pubblicitari“.

Il nuovo Audience Marketplace di Adform è disponibile anche per tutti i clienti italiani, a cui offre una vasta gamma di data providers con copertura in Italia tramite sia partner globali che locali.

Di seguito un video che spiega il funzionamento della nuova soluzione.