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Aperte le iscrizioni a Programmatic Day(s) 2018

Sono aperte sul sito dedicato le iscrizioni a Programmatic Day(s) 2018, il principale evento italiano dedicato al Programmatic Advertising che si terrà il 18 e 19 aprile all’Auditorium IULM di Milano (via Carlo Bo, 7).

Giunto alla quarta edizione, l’appuntamento organizzato da Programmatic Italia ed Engage offre un’occasione imperdibile per conoscere e approfondire le nuove opportunità offerte dalla tecnologia, dai dati e dall’automazione al mondo della comunicazione pubblicitaria.

Nel 2018 l’evento si amplia articolandosi in una due giorni ricca di conferenze, occasioni di networking e molto altro. L’obiettivo è quello di offrire a un pubblico di tipo professionale – principalmente aziende, editori, agenzie e centri media – una panoramica completa sul mercato programmatico, dall’analisi dello scenario, alla definizione degli obiettivi perseguibili attraverso l’ad-tech, degli strumenti disponibili in Italia e della misurazione dei risultati.

Il programma del meeting si completa con una serie di attività di taglio didattico, organizzate dalla Engage Digital School, per chi volesse vivere Programmatic Day(s) 2018 come un’occasione di formazione, oltre che di networking e accrescimento professionale. Di seguito, qualche anticipazione sul programma.

DAY 1 (mercoledì 18 aprile) – It’s all about trust

Le novità del mondo ad tech, il tema caldo della “trasparenza” e le nuove frontiere del Programmatic Audio sono al centro del programma della prima giornata di Programmatic Day(s). (iscriviti qui)

  • “Programmatic adv: trends and expectations 2018”

Qual è il grado di “maturità” raggiunto dal Programmatic in Italia? E quali sono gli sviluppi attesi nel prossimo futuro? La prima giornata di Programmatic Day 2018 risponderà a queste domande grazie a una ricerca inedita realizzata in collaborazione con Human Highway, i cui spunti saranno analizzati nel corso di una tavola rotonda  – “Programmatic adv: trends and expectations 2018” – da figure chiave della industry pubblicitaria.

  • Le novità dell’ad-tech del mar-tech

Dall’integrazione tra ad-tech e mar-tech, all’uso evoluto dei dati nelle strategie di buying e selling, alle nuove tecnogie di monetizzazione come l’Header Bidding. Spazio alle novità dello scenario programmatico nella comunicazione online, con l’occhio sempre rivolto ai temi caldi della “trasparenza”, della brand safety e della user experience.

  • Programmatic Audio

La crescente popolarità di tecnologie come streaming e podcast su mobile, insieme con la saturazione del mercato display, sta mettendo il programmatic audio in primo piano nell’agenda di aziende ed editori. Ne parleremo in un focus.

DAY 2 (giovedì 19 aprile) – New Frontiers

I dati sugli investimenti, l’evoluzione qualitativa dei formati e l’espansione del Programmatic a mezzi come l’Out Of Home e la TV sono invece i punti attorno a cui si snoderà l’agenda della seconda giornata di lavori ai Programmatic Day(s) (iscriviti qui).

  • Programmatic: il mercato nel 2018

La seconda giornata di Programmatic Days 2018 si aprirà con la presentazione dei dati quantitativi sul Programmatic nel 2018. Quanto vale il mercato, dove si concentrano gli investimenti, quali sono le prospettive di crescita per il 2018. In sintesi: ricerche e commenti per approfondire gli scenari evolutivi del settore.

  • L’evoluzione dei formati

Il programma degli interventi di giornata si concentrerà quindi sullo sviluppo qualitativo del programmatic in termini di formati e mezzi disponibili. Focus su Native, Rich Media, creatività dinamiche, intersezioni con il machine learning, etc.

  • OOH & TV nell’era dell’addressable media

Per quanto riguarda i media che tradizionalmente “offline” il focus sarà sull’Outdoor e sul canale Video, con ampi interventi dedicati alle prime esperienze di Programmatic Advertising sulla Internet TV e sugli sviluppi previsti nell’ambito della TV lineare.

 

Programmatic Day raddoppia: appuntamento il 18 e 19 aprile a Milano

Programmatic Day, l’evento italiano dedicato all’universo del Programmatic Advertising, nel 2018 raddoppia e dà appuntamento all’Auditorium IULM di Milano il 18 e 19 aprile.

Giunto alla quarta edizione, il meeting, organizzato da Programmatic Italia ed Engage, si amplia per una due giorni più ricca che mai: tra le attività in programma, convegni, attività di formazione a cura della Engage Digital School, occasioni di networking e tante altre novità, come una serie di appuntamenti “fuori evento” inseriti nel cartellone ufficiale, per una manifestazione che vuole porsi sempre di più come punto di riferimento italiano per l’aggiornamento dei professionisti della comunicazione sui temi dell’ad tech.

L’obiettivo è quello di offrire una panoramica completa sullo stato attuale e le prospettive del settore: il programmatic è, infatti, una storia in cui c’è ancora molto da scrivere. Nell’online, la tendenza a scegliere questo approccio all’acquisto di spazi pubblicitari è sempre più attuale, con gli investimenti che nel 2017 sfiorano i 400 milioni di euro. Ma è nel media che chiamiamo “tradizionale” che l’ingresso della tecnologia programmatica nelle metodologie di pianificazione e acquisto di inventory inizia a farsi concreto: l’OOH è sempre più digitale e connesso, il programmatic audio muove i primi passi, l’addressable tv inizia a generare volumi concreti. Il mercato del Programmatic, quindi, cresce, ma allo stesso tempo temi come la mancanza di trasparenza riguardo i costi della filiera, l’inventory e i dati continuano a preoccupare i marketer e a limitarne il potenziale.

Restano poi da superare alcune resistenze di tipo culturale, e altre ancora di tipo “commerciale”. Il prossimo passo per la maturazione del mercato passa quindi, necessariamente, attraverso un’accresciuta fiducia nelle dinamiche e nelle potenzialità del settore. Come si legge sulla stampa anglosassone su questo tema, “It’s all about trust“. Ed è proprio questo il titolo scelto per i “Programmatic Days” 2018. Le iscrizioni alle due giornate di convegno apriranno il 15 gennaio. Nel frattempo, Save The Date!

Havas Group cerca 5 startup per il suo nuovo incubatore ad tech

Havas Group è alla ricerca di 5 startup da ospitare all’interno del suo nuovo incubatore ad tech.

A rivelarlo è Dominique Delport, Global Managing Director Havas Group, che in un post su LinkedIn ha annunciato che il gruppo procederà nelle prossime settimane a selezionare 5 imprese attive nel campo delle tecnologie pubblicitarie per renderle parte di Station F, il più grande startup campus a livello mondiale, basato a Parigi. La holding sponsorizzerà 40 startup delle 1000 ospitate nello spazio di 34 mila metri quadrati.

L’incubatore ad tech di Havas Group si presenta come un’iniziativa volta ad “aiutare a sviluppare le soluzioni ad tech del futuro”, offrendo alle startup uno spazio in cui operare insieme ad altre imprese del mondo delle tecnologie pubblicitarie, ma anche il supporto di un team dedicato di Havas. Oltre a un partnership manager Havas basato in Station F, nel quartier generale della holding ci sarà infatti un’intera squadra che collaborerà con le startup alla definizione delle strategie di marketing e comunicazione, promuoverà il networking con specialisti del settore e organizzerà una serie di eventi e workshop di formazione.

Le startup interessate possono fare domanda online sul sito dedicato.

Martech Vs. Ad Tech: quale settore attrae maggiori investimenti?

Negli ultimi anni, per le aziende ad tech è diventato sempre più difficile raccogliere denaro; d’altro canto, i finanziamenti per le società operanti nel settore del marketing tecnologico, sembrano essere più generosi che mai.

Secondo PitchBooksocietà di dati su private equity e venture capital, i venture capitalist americani hanno investito circa 860 milioni di dollari in tecnologia pubblicitaria lo scorso anno, la somma più bassa dal 2010, nonché considerevolmente inferiore rispetto al picco di oltre 2,7 miliardi nel 2011. Finora, quest’anno, sono stati raccolti solamente 446 milioni di dollari, forse il più basso livello di finanziamento dall’anno 2005.

Ma i dati forniti al Wall Street Journal dalla società suggeriscono anche che gli investimenti per le compagnie di marketing technology sono stati più saldi, raggiungendo oltre 1,2 miliardi di dollari l’anno scorso. Secondo PitchBook, per quest’anno i denari stanziati sono già stati prossimi ad un miliardo entro il 23 agosto e sono in procinto di sorpassare le somme registrate nel 2015.

marketing tecnologico

Questa divergenza è dovuta ad un fattore chiave, stando alle osservazioni degli stessi investitori: i modelli di business che alimentano queste aziende. Il mercato della tecnologia per la pubblicità è decollato sulla base della promessa di automatizzare l’acquisto e il targeting degli annunci sul web. Queste aziende hanno tipicamente fatto affidamento su modelli “media-based”, laddove ottengono ricavi in proporzione al volume di pubblicità che acquistano e collocano per conto dei clienti.

Di converso, molte compagnie marketing tech si sono invece concentrate sulla vendita di software in abbonamento, spesso direttamente ai marketer. Il modello di generazione dei ricavi del Software-as-a-Service, ritenuto ricorrente e relativamente prevedibile, è spesso più attraente per gli investitori perché è meno esposto alle fluttuazioni nella spesa pubblicitaria e alle altre dinamiche di mercato.

Ashu Garg, General Partner della società di venture capital Foundation Capital, già investitrice in aziende quali TubeMogul e AdRoll, ha dichiarato al Wall Street Journal che non pensa che l’ad tech e il marketing tecnologico siano industrie differenti, ciononostante il modello SaaS, più comunemente associato al martech, risulta più attraente per gli investitori.

Il modello del martech è considerato più stabile

Secondo Garg, l’abilità di creare ricavi ricorrenti, le relazioni dirette con i clienti e l’estrazione prolungata di maggiori ricavi dagli stessi clienti sono degli elementi difficile da ritrovare insieme nei modelli di business legati ai media, “Penso che in qualità di investitori stiamo pensando maggiormente a quali modelli creino valore sul lungo termine”, ha dichiarato Garg.

Un’altra considerazione abbastanza condivisa tra i venture capitalist riguarda il loro potenziale d’uscita. Per molte aziende marketing e ad tech, l’obiettivo finale è vendere ad un attore più grande. Come osservato dagli operatori, la lista dei potenziali compratori è più lunga per le società di marketing tecnologico che per quelle ad tech e ciò rende le prime più attraenti per gli investitori.

Ad ogni modo, alcuni investitori affermano che la distinzione tra i due settori sta divenendo gradualmente priva di fondamento e che ciò che conta di più dell’etichetta sono il modello di business e la tecnologia impiegata.

Gli obiettivi di Teads dopo il finanziamento di 43 milioni: acquisizioni ad-tech e crescita nel programmatic

Teads raccoglie nuove risorse finanziarie per continuare a crescere sul mercato anche attraverso acquisizioni e per sviluppare ulteriormente la sua presenza nel mercato asiatico.

Il gruppo, la prima realtà ad aver ideato formati video pubblicitari outstream e la prima piattaforma video SSP a livello globale secondo comScore, ha ottenuto un finanziamento di 43 milioni di euro da parte di un gruppo di banche formato da BNPP, Bank of China, HSBC, Banque Palatine e BPI.

Il finanziamento, si legge nella nota di Teads, sarà utilizzato per acquisire società ad-tech al fine di consolidare il proprio posizionamento in termini d’innovazione tecnologica nel mercato della pubblicità video e di espandere la società nel mercato asiatico.

«Sono davvero felice di vedere che le banche stiano supportando la nostra strategia di M&A e il consolidamento del nostro attuale posizionamento: primo video advertising marketplace al mondo», commenta Pierre Chappaz, Executive Chairman di Teads. «Questo importante finanziamento mostra la fiducia riposta nel management di Teads e le capacità della società di mantenere costante l’equilibrio tra crescita e profitto».

Teads può infatti contare su un bilancio in attivo da 4 anni.

Per quanto riguarda il mercato asiatico Teads ha oggi un ufficio in Giappone che sta crescendo rapidamente e ora, per guidare la politica di sviluppo nella regione, ha avviato un nuovo hub di base a Singapore affidandone la guida a Christian Guinot, che per il nuovo incarico in Teads lascia la carica di presidente di MEC Cina.

Ora, tra le prossime aperture, figura nel 2017 proprio la Cina. «Abbiamo già una forte presenza in tutti i più grandi mercati americani, europei e, recentemente, anche in Giappone. È giunto il momento per noi di diventare più presenti all’interno del mercato asiatico, solidificando le nostre operazioni globali, per offrire un servizio sempre migliore ai nostri clienti, brand, agenzie, trading desk e publisher», ha precisato Bertrand Quesada, Ceo Teads.

Intanto, nell’ambito della pubblicità video outstream, Teads si posizione come detto come prima piattaforma video SSP a livello globale (secondo comScore). Dopo questo round di finanziamento, evoluzioni sono attese quindi anche sul fronte programmatic: «La nostra attività programmatica sta crescendo molto rapidamente», spiega ancora Chappaz. «Abbiamo collegato 1,2 miliardi di utenti unici a tutte le principali DSP, in collaborazione con centinaia dei migliori editori di tutto il mondo. Attualmente, le revenue programmatiche rappresentano il 30% del nostro fatturato, mentre erano insignificanti l’anno scorso. Il nostro obiettivo ora è quello di arrivare a oltre il 50% nei prossimi trimestri».

Programmatic, la Cina è più vicina con l’accordo Tencent-Publicis

Nella “grande muraglia” eretta finora dalla Cina sul suo mercato digitale iniziano ad aprirsi i primi varchi, almeno per quanto riguarda la condivisione dei dati sugli utenti. E’ infatti proprio sui dati, e sull’utilizzo delle informazioni sugli utenti per ottimizzare le strategie pubblicitarie, che si focalizza gran parte dell’accordo strategico appena siglato da Tencent con Publicis Groupe.

Tencent è il gigante cui fanno capo la popolare piattaforma di messaggistica WeChat (760 milioni di utenti al mese) e il portale/social QQ (860 milioni di utenti al mese). All’incirca, quasi l’80 per cento delle traffico delle properties di Tencent avviene su mobile.

In virtù dell’accordo – ufficializzato dal Ceo di Publicis Groupe Maurice Levy e SY Lau, presidente di Tencent Online a Parigi nel corso del Viva Technology – Publicis diventa la prima holding pubblicitaria a ottenere un accesso prioritario al “tesoretto” di dati di Tencent, da tradurre in marketing intelligence, e sia Publicis Media, Publicis Communicatione e Publicis.Sapient saranno coinvolte.

Publicis non è però l’unica big della pubblicità ad essersi accordata con Tencent: solo pochi giorni prima, Ai Cannes Lions, il boss di WPP Martin Sorrell e il vicepresidente di Tencent, Davis Lin, hanno firmato a loro volta un “memorandum of Understanding” per la creazione di un “social and innovation lab” congiunto, a beneficio dei clienti di WPP interessati a comunicare sui mezzi della internet company cinese.

Comparando, però, l’accordo con Publicis sembra avere un maggior focus su dati e ad-tech. Secondo il comunicato rilasciato da Tencent e dalla holding guidata da Maurice Levy, infatti, “Tencent offrirà a Publicis accesso al suo vasto e ricco bacino di dati comportamentali, portando beneficio ai clienti attraverso migliori offerte programmatiche, capacità di pianificazione cross-screen e performance di conversione”.

La compagnia di Shenzen e Publicis collaboreranno inoltre a un incubatore di startup (“Drugstore”), che si focalizzerà su dati, ad tech, realtà virtuale, realtà aumentata. Infine, le due società si impegneranno insieme nello sviluppo di contenuti digitali ottimizzati per le piattaforme Tencent.

“La Cina countinua a trainare la crescita dell’advertising globale, specialmente nel digital e nel mobile – ha commentato il Ceo di Publicis Groupe, Maurice Levy -. Tencent è una compagnia che incarna questo desiderio di crescita e innovazione ed è per noi un onore essere i loro primi partner globali”.

Programmatic: ecco le società non (ancora) quotate più “hot” del mercato

Indipendenti, acquisite da società più grandi o pronte allo sbarco in Borsa. Che il mercato dell’advertising tecnologico fosse un ecosistema complesso di numerosissimi player lo sapevamo già, e sarà ancora così anche nei prossimi anni, come stimano studi recentemente pubblicati. Tuttavia in mezzo a questa galassia ci sono stelle che brillano in maniera particolare, e le cui performance sono sempre più seguite dall’occhio attento degli analisti.

La testata Business Insider ha stilato una classifica delle 37 più “hot”, ossia quelle società di ad tech che per fatturato, numero di dipendenti, investimenti raccolti e reputazione sono quelle ritenute più “interessanti” nel mercato.

Al primo posto della classifica troviamo AppNexus. La società, guidata da Brian O’Kelley, conta oltre un migliaio di dipendenti e più di 250 milioni di dollari di fatturati netti stimati. La società, che nel 2014 ha ricevuto un importante investimento da parte di WPP, sforna continue innovazioni di prodotto: per citare solo le più recenti, i Viewable Deals, ossia un sistema di pagamento solo per le impressioni visibili, il plug-in Headerbid Expert dedicato all’header bidding, e lo Streaming Data, uno strumento per misurare le campagne in real time. La società è particolarmente attiva anche sul fronte delle partnership: da quella con Ligatus per il Programmatic Native, a quella di qualche mese fa con una serie di società specializzate nelle inventory video come Teads e StickyAds per la creazione di un “outstream open video marketplace”, alternativa ai walled garden di Google e Facebook.

Tra i primi posti del ranking troviamo anche Moat, specialista in analytics, misurazioni e viewability per piattaforme del calibro di Facebook, Twitter e Youtube. La società ha recentemente ha raccolto 50 milioni di dollari di investimenti e sta attualmente lavorando a un nuovo metodo di misurazione della pubblicità online, con l’obiettivo di farne una metrica standard per la compravendita di adv digitale.

Rispettivamente all’ottavo e al nono posto, due grossi nomi del content discovery: Taboola e Outbrain. La prima recentemente ha ricevuto un finanziamento tra i 20 e i 30 milioni di dollari dal colosso cinese Baidu, e ha da poco annunciato di aver raggiunto più di un miliardo di utenti unici mensili, un traguardo secondo soltanto ai numeri di Facebook. Cospicua iniezione di capitale anche per Outbrain, che con un nuovo fondo di 45 milioni di dollari spingerà l’innovazione di prodotto, sia supportando e migliorando prodotti esistenti sia attraverso acquisizioni esterne, e rafforzerà il business a livello globale.

Nella seconda decina di posizionamenti della classifica troviamo altri importanti nomi del panorama Programmatic: Quantcast, arrivata in Italia un anno fa con Ilaria Zampori come direttore generale; Integral Ad Science, fresca di apertura della sua prima sede italiana, alla cui guida è stata chiamata Elisa Lupo; e Teads, specialista del formato outstream video, che ha da poco nominato in Italia il suo nuovo managing director Dario Caiazzo e il suo sales director Massimo Di Gennaro.

Di seguito la classifica completa:

  1. AppNexus
  2. MediaMath
  3. OpenX
  4. The Trade Desk
  5. Moat
  6. Mediaocean
  7. Videology
  8. Taboola
  9. Outbrain
  10. IronSource
  11. Quantcast
  12. Integral Ad Science
  13. Teads
  14. Centro
  15. InMobi
  16. AdRoll
  17. Applift
  18. WideOrbit
  19. PageFair
  20. Sourcepoint
  21. Data Xu
  22. RadiumOne
  23. Sprinklr
  24. Kenshoo
  25. Turn
  26. Drawbridge
  27. Captify
  28. LiveIntent
  29. xAd
  30. Socialbakers
  31. Beeswax
  32. PubMatic
  33. Innovid
  34. Kargo
  35. Accordant Media
  36. Sharethrough
  37. Taykey

Programmatic: la tecnologia "costa" il 31% della spesa pubblicitaria

Lo spending in ad tech è in crescita, ma cosa c’è dietro i numeri di questi investimenti? Quanto di essi va realmente all’acquisto degli spazi?

Una ricerca di Technology Business Research (TBR), condotta su un campione di 240 utenti di ad-tech in Nord America ed Europa Occidentale, ha rivelato che solo circa il 40% dei budget in pubblicità digital va effettivamente ai “media”, mentre ben il 31% dei budget è usato per pagare le tecnologie che consentono effettivamente di processare l’acquisto, e il rimanente 29% va al pagamento dei servizi di agenzia.

La ricerca inoltre rivela che quasi la metà (il 48%) degli utenti di ad-tech alloca budget sulle DSP, per acquisti diretti con gli editori, ma non dà una stima di quanto viene speso sui canali “secondari”, come gli ad network o gli audience exchange. Il 45% degli intervistati, infine, spende attualmente budget su tool di marketing attribution.

“Sebbene il mercato dell’ad-tech sia ancora frammentato e in fase di sviluppo, elementi come i fornitori di marketing cloud e i colossi del mondo social stanno iniziando ad avere posizioni dominanti – osserva la ricerca -. Visto che la pubblicità digitale sta assorbendo una sempre maggiore fetta della spesa pubblicitaria globale, le infrastrutture, l’intelligence e le piattaforme tecnologiche stanno diventando pillar strategici per le aziende“.

BeAudience di Beintoo presto in Italia. Antonio Tomarchio: «Nel Q2 del 2015 i primi progetti pilota»

Sarà presto disponibile anche in Italia BeAudience di Beintoo, la piattaforma di proximity based audience generation presentata dalla multinazionale attiva nel settore del mobile ad-tech al Mobile World Congress di Barcellona. A confermarlo a Programmatic Italia è Antonio Tomarchio, fondatore e CEO di Beintoo: «La piattaforma è già disponibile per i primi progetti pilota, che abbiamo previsto nel secondo quarter del 2015», precisa il manager.

Ma come funziona BeAudience? Il tutto parte da un SDK (Software Development Kit) che Beintoo fornisce ai publisher di app: «Attraverso le applicazioni che aderiscono alla nostra tecnologia, e quindi che integrano il nostro kit, e nel pieno rispetto della privacy degli utenti (ai quali si richiede il permesso di tracciare le informazioni relative alla loro posizione con meccanismi di opt-in, preservandone comunque l’anonimato, ndr), noi siamo in grado – tramite in nostro engine di algoritmi statistici – di analizzare i dati di presenza in certi luoghi di carattere commerciale, che abbiamo mappato, e di determinare un interesse manifestato dall’utente nella realtà, quindi offline, e sulla base di questo erogare campagne in target in-app», spiega Tomarchio.

Le informazioni così determinate vengono messe a disposizione degli advertiser, che possono procedere alla costruzione di progetti di comunicazione mobile sulla base degli interessi reali dell’utente e, quindi, su target ancora più dettagliati, a cui possono accedere con meccanismi di bidding automatico e altamente efficienti, elementi propri delle transazioni in programmatic buying, su cui fa leva l’intero progetto Beintoo.

Tradedoubler acquisisce Adnologies e si potenzia nella pubblicità data-driven

Tradedoubler, leader internazionale nel marketing digitale performance-based, ha annunciato l’acquisizione di Adnologies, azienda tedesca con sede a Amburgo e specializzata nella pubblicità data-driven. Grazie a questa operazione, Tradedoubler potrà accedere a tecnologie che ampliano e completano la sua offerta nell’ambito dell’ad-tech, in linea con la nuova strategia annunciata lo scorso novembre.

Adnologies ha una quindicina di dipendenti e ha realizzato nel 2014 ricavi per circa 2,2 milioni di euro, grazie a prodotti e tecnologie che coprono la catena del valore nell’ambito della pubblicità data-driven: un ad server, una piattaforma demand-side (DSP), una piattaforma di gestione dei dati (DMP), un servizio di data exchange (DX), una piattaforma supply-side (SSP), un display dinamico e un tool per la creazione di contenuti video.

matthias-stadelmeyer-tradedoublerMatthias Stadelmeyer, CEO di Tradedoubler, ha così commentato l’operazione: “Sono felice di annunciare l’acquisizione di Adnologies, azienda che ha un portafoglio prodotti perfettamente complementare al nostro. E’ un passaggio fondamentale per lo sviluppo della strategia che abbiamo recentemente annunciato, e che ci consentirà di diventare il leader per la capacità di far conseguire risultati sempre più brillanti ai nostri clienti, attraverso traffico, tecnologia e competenza“.

L’acquisizione fa seguito a un trimestre denso di impegni per Tradedoubler, con il lancio di Adapt, il nuovo tool di business intelligence che consente ai digital marketer di accedere rapidamente ai dati basati su KPI di cui hanno bisogno per prendere decisioni vincenti.

Parklane Capital, azienda di consulenza internazionale nel campo delle fusioni e delle acquisizioni, basata ad Amburgo, ha supportato Tradedoubler nel corso dell’acquisizione di Adnologies, i cui dettagli economici non sono stati resi noti.