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Quello dell’ad tech è ancora un mercato frammentato. I dati di uno studio IDC

Nonostante le varie acquisizioni che si sono susseguite negli ultimi tempi, il mercato dell’ad tech, in particolare quello dei software pubblicitari, è ancora molto frammentato. Lo rivela uno studio di IDC, secondo cui nel 2017 i principali 15 fornitori di software pubblicitari rappresentavano meno del 40% del mercato complessivo, per lo più invece costituito da piccoli vendor specializzati con fatturati di minori dimensioni.

Quello dell’ad tech, del resto, è un mercato in crescita, e destinato a vivere un trend positivo anche nel prossimo futuro. Secondo lo studio, il settore nel suo complesso è aumentato del 38% anno su anno dai 9,2 miliardi di dollari del 2016 ai 12,7 miliardi del 2017, e la quota di ricavi da ad tech sul totale delle vendite pubblicitarie è aumentata dal 4% del 2016 al 4,7% del 2017, una percentuale che IDC stima possa arrivare al 7,8% entro il 2022.

Una crescita cui contribuirà l’aumento complessivo del volume della spesa adv e l’incremento delle tecnologie di automazione nei processi pubblicitari, ma soprattutto, secondo la società, la progressiva transizione dalla pubblicità su tv tradizionale a quella su digital video, nello specifico sulle tv connesse.

Ad tech, in EMEA il 58% delle agenzie media ha un’offerta proprietaria di soluzioni

Per le agenzie media, oggi, è diventato particolarmente importante riuscire ad offrire ai clienti anche strumenti e competenze per gli acquisti pubblicitari in programmatic. Nel mondo, le varie società hanno risposto in maniera differente a questa esigenza, come mostra una ricerca di ExchangeWire Research realizzata in associazione con l’azienda di ad tech Iponweb.

Secondo i dati dello studio, effettuato tra aprile e maggio su 129 professionisti di agenzie media nelle aree APAC, EMEA e Nord America, circa la metà (49%) delle sigle si è dotata di soluzioni di ad tech proprietarie, mentre una percentuale un po’ più bassa, il 34%, ha optato per un’offerta mista di soluzioni proprietarie e tecnologie di terze parti. Nell’area EMEA le percentuali, rispettivamente, sono del 58% e 25%.

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Tra chi ha un’offerta interamente proprietaria, la maggioranza afferma che questa scelta si è dimostrata vantaggiosa per promuovere un migliore rapporto sia con le aziende che con gli editori, grazie anche a una migliore misurabilità delle attività e protezione dei dati. In particolare, per oltre un terzo di essi (37%) tale opzione ha portato a un miglioramento “considerevole” del rapporto con i brand, percentuale che sale al 63% se si parla di rapporto con gli editori.

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Ovviamente, sia in presenza di modelli interamente proprietari che di offerte ibride, ci sono delle sfide da affrontare: nel primo caso le più citate sono trasparenza e brand safety; nel secondo, invece, la principale è ottenere scalabilità con i partner media di qualità.

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Tra le principali priorità, nel caso di chi ha una tech stack proprietaria, ci sono le misurazioni (59%) e la capacità di costruire algoritmi customizzati per acquisti media tagliati sul singolo cliente (57%). E’ interessante notare come invece, nel caso di agenzie con modelli ibridi, ben il 41% citi l’esigenza di “costruire una stack proprietaria”.

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Infine, il 59% di chi ha un’offerta esclusivamente proprietaria ha dichiarato che tale scelta ha contribuito a costruire rapporti diretti “estremamente forti” con editori premium, allo stesso tempo riducendo l’esposizione a player sospetti.

In 2 anni gli spender hanno ridotto del 40% il numero delle DSP utilizzate, secondo una ricerca

Negli ultimi due anni, gli spender pubblicitari hanno progressivamente ridotto il numero di piattaforme che utilizzano per comprare spazi pubblicitari in programmatic.

Il trend emerge da una ricerca svolta dalla piattaforma di tracciamento americana Pathmatics, che ha analizzato gli investimenti dei primi 100 spender sulla sua piattaforma, scoprendo che il numero di demand-side platforms (DSP) usate da questi è diminuito mediamente di circa il 40% tra gennaio 2016 e aprile 2018: due anni fa, in media, gli inserzionisti americani veicolavano almeno l’1% del della loro spesa attraverso circa sette diverse DSP ogni mese. Progressivamente, come si vede dal grafico qui sotto, elaborato da eMarketer, questo numero si è ridotto fino ad arrivare alle circa quattro DSP mediamente utilizzate oggi.

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Oltre a un tema di costi di piattaforma, l’utilizzo di un numero eccessivo di DSP può avere un altro inconveniente: dal momento che molte di queste condividono almeno in parte le stesse sorgenti inventario, gli advertisier che ne usano in grand numero possono correre il rischio di “biddare” contro se stessi, il che può far salire i prezzi di acquisto del media.

Se verrà confermata, questa dinamica di “selezione” potrebbe favorire una concentrazione del mercato, con la fusione o scomparsa di alcuni player, ma allo stesso tempo che quelli in grado di mantenere il contratto con i propri inserzionisti potrebbero vedersi assegnare una quota di budget superiore rispetto al passato.

Del resto, dopo alcuni anni di “boom” nel numero di piattaforme apparse sulla scena internazionale, il mercato ha già visto negli ultimi anni diverse operazioni di M&A nell’area delle DSP, alcune particolarmente significative: Amobee ha comprato turn; Sizmek ha assorbito Rocket Fuel; Adobe ha acquistato la DSP video TubeMogul; Viant ha messo le mani su Adelphic; e Oath ha consolidato il diverse DSP dall’ad stack di AOL e Yahoo.

Madvertise a fianco degli editori emergenti con il “Madvertise Developer Fund”

La concessionaria di pubblicità specializzata in mobile Madvertise inaugura il “Madvertise Developer Fund”, un nuovo progetto di monetizzazione a forte impronta “ad tech” dedicato agli editori “emergenti”.

Aderendo a MDF, giovani editori e sviluppatori di app potranno avere accesso a un budget dedicato a loro, facendo fruttare i loro spazi pubblicitari su mobile. L’iniziativa, spiega una nota, fa sì che tutti i ricavi generati dagli annunci rimangano all’editore, garantendo infatti revenue share particolarmente competitivi su campagne in programmatic e reservation e il 100% di revenue share sulla mediation, previa l’implementazione dell’SDK Madvertise.

“In Italia le realtà ambiziose, di qualità, che garantiscano ambienti brand safe non mancano, ma molte di queste sono ancora in fase di sviluppo per quel che riguarda la distibuzione della loro inventory mobile”, afferma Francois Roloff, COO di Madvertise.

Per i publisher che aderiranno al fondo (a cui è possibile candidarsi qui, ndr) sarà sufficiente implementare l’SDK per godere dei vantaggi offerti dal programma. “Il mercato è sempre più frammentato in termini di nuovi editori” – aggiunge Tommaso Rossi, Managing Director di Madvertise Italia – “Il nostro obiettivo è avviare una collaborazione con i candidati più promettenti. Il Madvertise Developer Fund si propone appunto di far integrare l’SDK Madvertise a tutte le testate con grande potenziale, ma ancora in fase di crescita, invitiamo dunque tutti gli editori con contenuti di qualità, una struttura già avviata per gli spazi pubblicitari e almeno 20.000 utenti attivi al mese ad aderire al programma”.

“Madvertise Developer Fund”, la concessionaia fa insomma da apripista per quei budget pubblicitari a cui le testate più verticali spesso non riescono ad avere accesso. “Abbiamo avuto un’esperienza molto positiva nella collaborazione con GoalAlert, app che fornisce risultati calcistici in real-time“, spiega Roloff. “Da quando abbiamo iniziato a lavorare insieme nel 2015 l’app ha registrato 1 milione di utenti unici. È stato il risultato di strategie basate sull’attenzione a monetizzazione e rispetto della user experience, aspetti di cui un publisher deve necessariamente tener conto per affermarsi sul mercato.”. Allo stesso modo sono cresciute con Madvertise, per diventare le più importanti app del network, realtà come FantaMaster, Squid e Cinetrailer.

Madvertise è integrata con le principali SSP, il che permette a tutti i partner di lavorare con brand di valore in ambienti di alta qualità. Per maggiori informazioni visitare il sito

Google, l’indicizzazione sul motore di ricerca diventa “mobile-first”

Le ultime novità Search di Google, la nuova iniziativa data driven di Starbucks e il boom dell’ad tech registrato da Zenith, oggi nella nostra rassegna.

Sul motore di ricerca Google l’indicizzazione diventa “mobile-first”

Dopo circa un anno e mezzo di sperimentazioni, Google ha annunciato il lancio dell’indicizzazione “mobile-first” sul suo motore di ricerca. Questo significa che, progressivamente, su Google.com l’algoritmo che governa la visualizzazione dei siti nei risultati di ricerca utilizzerà la versione mobile di un sito – non più quella desktop – per indicizzare le sue pagine. Sempre la versione mobile sarà utilizzata anche per mostrare le informazioni sul sito all’interno dei risultati di ricerca. I siti che non hanno una versione mobile continueranno ad essere indicizzati in base a quella desktop; Google assicura che il cambiamento non prediligerà alcuni siti sugli altri a livello di ranking. Leggi di più su TechCrunch.

Ad tech, negli ultimi anni un boom. Lo confermano le stime di Zenith

Le società di ad tech sono cresciute 5 volte più velocemente del mercato della pubblicità digitale tra il 2010 e il 2016, secondo quanto ha rilevato Zenith nel suo ultimo forecast. La società ha tracciato l’andamento dei ricavi di 14 società pubbliche di tecnologie pubblicitarie, tra cui Adobe Marketing Cloud, Criteo, The Trade Desk, Rubicon Project, Rocket Fuel (ora Sizmek) e RhythmOne, scoprendo che nei sei anni in esame, esse sono cresciute mediamente del 931%, mentre il mercato della pubblicità digitale “solo” del 177%. Leggi di più su AdExchanger.

Starbucks, Wi-Fi gratuito in cambio dell’indirizzo email

Nei tanti Paesi in cui è presente, Starbucks non è solo una caffetteria, ma anche un “Wi-Fi spot”: un posto dove le persone possono collegarsi ad internet mentre sorseggiano un caffè o un cappuccino. Adesso, per usufruire di questo servizio, gli utenti non avranno neanche bisogno di acquistare una bevanda: il prezzo che dovranno pagare sarà quello di fornire il proprio indirizzo email. La catena sta testando un programma di log-in alle reti Wi-Fi delle proprie caffetterie: fornendo il proprio indirizzo email, l’utente potrà connettersi automaticamente alla rete non appena entra in uno dei negozi Starbucks. L’azienda raccoglierà così preziosi dati di prima parte, che poi utilizzerà per inviare promozioni mirate. Leggi di più su MediaPost.

Aperte le iscrizioni a Programmatic Day(s) 2018

Sono aperte sul sito dedicato le iscrizioni a Programmatic Day(s) 2018, il principale evento italiano dedicato al Programmatic Advertising che si terrà il 18 e 19 aprile all’Auditorium IULM di Milano (via Carlo Bo, 7).

Giunto alla quarta edizione, l’appuntamento organizzato da Programmatic Italia ed Engage offre un’occasione imperdibile per conoscere e approfondire le nuove opportunità offerte dalla tecnologia, dai dati e dall’automazione al mondo della comunicazione pubblicitaria.

Nel 2018 l’evento si amplia articolandosi in una due giorni ricca di conferenze, occasioni di networking e molto altro. L’obiettivo è quello di offrire a un pubblico di tipo professionale – principalmente aziende, editori, agenzie e centri media – una panoramica completa sul mercato programmatico, dall’analisi dello scenario, alla definizione degli obiettivi perseguibili attraverso l’ad-tech, degli strumenti disponibili in Italia e della misurazione dei risultati.

Il programma del meeting si completa con una serie di attività di taglio didattico, organizzate dalla Engage Digital School, per chi volesse vivere Programmatic Day(s) 2018 come un’occasione di formazione, oltre che di networking e accrescimento professionale. Di seguito, qualche anticipazione sul programma.

DAY 1 (mercoledì 18 aprile) – It’s all about trust

Le novità del mondo ad tech, il tema caldo della “trasparenza” e le nuove frontiere del Programmatic Audio sono al centro del programma della prima giornata di Programmatic Day(s). (iscriviti qui)

  • “Programmatic adv: trends and expectations 2018”

Qual è il grado di “maturità” raggiunto dal Programmatic in Italia? E quali sono gli sviluppi attesi nel prossimo futuro? La prima giornata di Programmatic Day 2018 risponderà a queste domande grazie a una ricerca inedita realizzata in collaborazione con Human Highway, i cui spunti saranno analizzati nel corso di una tavola rotonda  – “Programmatic adv: trends and expectations 2018” – da figure chiave della industry pubblicitaria.

  • Le novità dell’ad-tech del mar-tech

Dall’integrazione tra ad-tech e mar-tech, all’uso evoluto dei dati nelle strategie di buying e selling, alle nuove tecnogie di monetizzazione come l’Header Bidding. Spazio alle novità dello scenario programmatico nella comunicazione online, con l’occhio sempre rivolto ai temi caldi della “trasparenza”, della brand safety e della user experience.

  • Programmatic Audio

La crescente popolarità di tecnologie come streaming e podcast su mobile, insieme con la saturazione del mercato display, sta mettendo il programmatic audio in primo piano nell’agenda di aziende ed editori. Ne parleremo in un focus.

DAY 2 (giovedì 19 aprile) – New Frontiers

I dati sugli investimenti, l’evoluzione qualitativa dei formati e l’espansione del Programmatic a mezzi come l’Out Of Home e la TV sono invece i punti attorno a cui si snoderà l’agenda della seconda giornata di lavori ai Programmatic Day(s) (iscriviti qui).

  • Programmatic: il mercato nel 2018

La seconda giornata di Programmatic Days 2018 si aprirà con la presentazione dei dati quantitativi sul Programmatic nel 2018. Quanto vale il mercato, dove si concentrano gli investimenti, quali sono le prospettive di crescita per il 2018. In sintesi: ricerche e commenti per approfondire gli scenari evolutivi del settore.

  • L’evoluzione dei formati

Il programma degli interventi di giornata si concentrerà quindi sullo sviluppo qualitativo del programmatic in termini di formati e mezzi disponibili. Focus su Native, Rich Media, creatività dinamiche, intersezioni con il machine learning, etc.

  • OOH & TV nell’era dell’addressable media

Per quanto riguarda i media che tradizionalmente “offline” il focus sarà sull’Outdoor e sul canale Video, con ampi interventi dedicati alle prime esperienze di Programmatic Advertising sulla Internet TV e sugli sviluppi previsti nell’ambito della TV lineare.

 

Programmatic Day raddoppia: appuntamento il 18 e 19 aprile a Milano

Programmatic Day, l’evento italiano dedicato all’universo del Programmatic Advertising, nel 2018 raddoppia e dà appuntamento all’Auditorium IULM di Milano il 18 e 19 aprile.

Giunto alla quarta edizione, il meeting, organizzato da Programmatic Italia ed Engage, si amplia per una due giorni più ricca che mai: tra le attività in programma, convegni, attività di formazione a cura della Engage Digital School, occasioni di networking e tante altre novità, come una serie di appuntamenti “fuori evento” inseriti nel cartellone ufficiale, per una manifestazione che vuole porsi sempre di più come punto di riferimento italiano per l’aggiornamento dei professionisti della comunicazione sui temi dell’ad tech.

L’obiettivo è quello di offrire una panoramica completa sullo stato attuale e le prospettive del settore: il programmatic è, infatti, una storia in cui c’è ancora molto da scrivere. Nell’online, la tendenza a scegliere questo approccio all’acquisto di spazi pubblicitari è sempre più attuale, con gli investimenti che nel 2017 sfiorano i 400 milioni di euro. Ma è nel media che chiamiamo “tradizionale” che l’ingresso della tecnologia programmatica nelle metodologie di pianificazione e acquisto di inventory inizia a farsi concreto: l’OOH è sempre più digitale e connesso, il programmatic audio muove i primi passi, l’addressable tv inizia a generare volumi concreti. Il mercato del Programmatic, quindi, cresce, ma allo stesso tempo temi come la mancanza di trasparenza riguardo i costi della filiera, l’inventory e i dati continuano a preoccupare i marketer e a limitarne il potenziale.

Restano poi da superare alcune resistenze di tipo culturale, e altre ancora di tipo “commerciale”. Il prossimo passo per la maturazione del mercato passa quindi, necessariamente, attraverso un’accresciuta fiducia nelle dinamiche e nelle potenzialità del settore. Come si legge sulla stampa anglosassone su questo tema, “It’s all about trust“. Ed è proprio questo il titolo scelto per i “Programmatic Days” 2018. Le iscrizioni alle due giornate di convegno apriranno il 15 gennaio. Nel frattempo, Save The Date!

Havas Group cerca 5 startup per il suo nuovo incubatore ad tech

Havas Group è alla ricerca di 5 startup da ospitare all’interno del suo nuovo incubatore ad tech.

A rivelarlo è Dominique Delport, Global Managing Director Havas Group, che in un post su LinkedIn ha annunciato che il gruppo procederà nelle prossime settimane a selezionare 5 imprese attive nel campo delle tecnologie pubblicitarie per renderle parte di Station F, il più grande startup campus a livello mondiale, basato a Parigi. La holding sponsorizzerà 40 startup delle 1000 ospitate nello spazio di 34 mila metri quadrati.

L’incubatore ad tech di Havas Group si presenta come un’iniziativa volta ad “aiutare a sviluppare le soluzioni ad tech del futuro”, offrendo alle startup uno spazio in cui operare insieme ad altre imprese del mondo delle tecnologie pubblicitarie, ma anche il supporto di un team dedicato di Havas. Oltre a un partnership manager Havas basato in Station F, nel quartier generale della holding ci sarà infatti un’intera squadra che collaborerà con le startup alla definizione delle strategie di marketing e comunicazione, promuoverà il networking con specialisti del settore e organizzerà una serie di eventi e workshop di formazione.

Le startup interessate possono fare domanda online sul sito dedicato.

Martech Vs. Ad Tech: quale settore attrae maggiori investimenti?

Negli ultimi anni, per le aziende ad tech è diventato sempre più difficile raccogliere denaro; d’altro canto, i finanziamenti per le società operanti nel settore del marketing tecnologico, sembrano essere più generosi che mai.

Secondo PitchBooksocietà di dati su private equity e venture capital, i venture capitalist americani hanno investito circa 860 milioni di dollari in tecnologia pubblicitaria lo scorso anno, la somma più bassa dal 2010, nonché considerevolmente inferiore rispetto al picco di oltre 2,7 miliardi nel 2011. Finora, quest’anno, sono stati raccolti solamente 446 milioni di dollari, forse il più basso livello di finanziamento dall’anno 2005.

Ma i dati forniti al Wall Street Journal dalla società suggeriscono anche che gli investimenti per le compagnie di marketing technology sono stati più saldi, raggiungendo oltre 1,2 miliardi di dollari l’anno scorso. Secondo PitchBook, per quest’anno i denari stanziati sono già stati prossimi ad un miliardo entro il 23 agosto e sono in procinto di sorpassare le somme registrate nel 2015.

marketing tecnologico

Questa divergenza è dovuta ad un fattore chiave, stando alle osservazioni degli stessi investitori: i modelli di business che alimentano queste aziende. Il mercato della tecnologia per la pubblicità è decollato sulla base della promessa di automatizzare l’acquisto e il targeting degli annunci sul web. Queste aziende hanno tipicamente fatto affidamento su modelli “media-based”, laddove ottengono ricavi in proporzione al volume di pubblicità che acquistano e collocano per conto dei clienti.

Di converso, molte compagnie marketing tech si sono invece concentrate sulla vendita di software in abbonamento, spesso direttamente ai marketer. Il modello di generazione dei ricavi del Software-as-a-Service, ritenuto ricorrente e relativamente prevedibile, è spesso più attraente per gli investitori perché è meno esposto alle fluttuazioni nella spesa pubblicitaria e alle altre dinamiche di mercato.

Ashu Garg, General Partner della società di venture capital Foundation Capital, già investitrice in aziende quali TubeMogul e AdRoll, ha dichiarato al Wall Street Journal che non pensa che l’ad tech e il marketing tecnologico siano industrie differenti, ciononostante il modello SaaS, più comunemente associato al martech, risulta più attraente per gli investitori.

Il modello del martech è considerato più stabile

Secondo Garg, l’abilità di creare ricavi ricorrenti, le relazioni dirette con i clienti e l’estrazione prolungata di maggiori ricavi dagli stessi clienti sono degli elementi difficile da ritrovare insieme nei modelli di business legati ai media, “Penso che in qualità di investitori stiamo pensando maggiormente a quali modelli creino valore sul lungo termine”, ha dichiarato Garg.

Un’altra considerazione abbastanza condivisa tra i venture capitalist riguarda il loro potenziale d’uscita. Per molte aziende marketing e ad tech, l’obiettivo finale è vendere ad un attore più grande. Come osservato dagli operatori, la lista dei potenziali compratori è più lunga per le società di marketing tecnologico che per quelle ad tech e ciò rende le prime più attraenti per gli investitori.

Ad ogni modo, alcuni investitori affermano che la distinzione tra i due settori sta divenendo gradualmente priva di fondamento e che ciò che conta di più dell’etichetta sono il modello di business e la tecnologia impiegata.

Gli obiettivi di Teads dopo il finanziamento di 43 milioni: acquisizioni ad-tech e crescita nel programmatic

Teads raccoglie nuove risorse finanziarie per continuare a crescere sul mercato anche attraverso acquisizioni e per sviluppare ulteriormente la sua presenza nel mercato asiatico.

Il gruppo, la prima realtà ad aver ideato formati video pubblicitari outstream e la prima piattaforma video SSP a livello globale secondo comScore, ha ottenuto un finanziamento di 43 milioni di euro da parte di un gruppo di banche formato da BNPP, Bank of China, HSBC, Banque Palatine e BPI.

Il finanziamento, si legge nella nota di Teads, sarà utilizzato per acquisire società ad-tech al fine di consolidare il proprio posizionamento in termini d’innovazione tecnologica nel mercato della pubblicità video e di espandere la società nel mercato asiatico.

«Sono davvero felice di vedere che le banche stiano supportando la nostra strategia di M&A e il consolidamento del nostro attuale posizionamento: primo video advertising marketplace al mondo», commenta Pierre Chappaz, Executive Chairman di Teads. «Questo importante finanziamento mostra la fiducia riposta nel management di Teads e le capacità della società di mantenere costante l’equilibrio tra crescita e profitto».

Teads può infatti contare su un bilancio in attivo da 4 anni.

Per quanto riguarda il mercato asiatico Teads ha oggi un ufficio in Giappone che sta crescendo rapidamente e ora, per guidare la politica di sviluppo nella regione, ha avviato un nuovo hub di base a Singapore affidandone la guida a Christian Guinot, che per il nuovo incarico in Teads lascia la carica di presidente di MEC Cina.

Ora, tra le prossime aperture, figura nel 2017 proprio la Cina. «Abbiamo già una forte presenza in tutti i più grandi mercati americani, europei e, recentemente, anche in Giappone. È giunto il momento per noi di diventare più presenti all’interno del mercato asiatico, solidificando le nostre operazioni globali, per offrire un servizio sempre migliore ai nostri clienti, brand, agenzie, trading desk e publisher», ha precisato Bertrand Quesada, Ceo Teads.

Intanto, nell’ambito della pubblicità video outstream, Teads si posizione come detto come prima piattaforma video SSP a livello globale (secondo comScore). Dopo questo round di finanziamento, evoluzioni sono attese quindi anche sul fronte programmatic: «La nostra attività programmatica sta crescendo molto rapidamente», spiega ancora Chappaz. «Abbiamo collegato 1,2 miliardi di utenti unici a tutte le principali DSP, in collaborazione con centinaia dei migliori editori di tutto il mondo. Attualmente, le revenue programmatiche rappresentano il 30% del nostro fatturato, mentre erano insignificanti l’anno scorso. Il nostro obiettivo ora è quello di arrivare a oltre il 50% nei prossimi trimestri».