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YouTube cesserà di supportare gli ad server di terze parti sulla piattaforma

YouTube cesserà di supportare l’erogazione di pubblicità da server di terze parti in Europa a partire dal 21 maggio, prendendo in considerazione un’eventuale estensione della politica a livello globale.

Lo riporta una nota di Google ottenuta da AdExchanger, per mezzo della quale la società ha anche suggerito agli inserzionisti che attualmente non stanno utilizzando l’ad server DoubleClick Campaign Manager (DCM) per veicolare video su YouTube di “reindirizzare i loro annunci” entro il 21 maggio “per evitare rallentamenti nell’erogazione”. Lo stesso giorno, sarà effettiva anche la politica riguardante l’interruzione del supporto per il tracciamento dei pixel di terza parte, annunciata a gennaio dello scorso anno.

Google ha affermato che queste misure sono stata adottate in preparazione della General Data Protection Regulation e che sta valutando la ricertificazione di alcuni pixel di venditori terzi.

“Lo scorso anno, abbiamo annunciato che avremmo limitato il numero di venditori che possono misurare le prestazioni pubblicitarie su YouTube. Ora, come parte del nostro impegno nell’ambito della conformità alla GDPR, stiamo fornendo informazioni aggiuntive sulla misurazione pubblicitaria e sui cambiamenti relativi all’ad serving di terze parti”, ha dichiarato un portavoce della compagnia ad AdExchanger.

Google sta avvantaggiando la sua tecnologia?

Ma alcuni osservatori credono che Google stia semplicemente utilizzando la GDPR per giustificare l’interruzione del supporto per i fornitori tecnologici esterni perché DCM sarà il solo ad server a poter erogare e tracciare annunci su YouTube nell’Unione europea e, potenzialmente, in altre regioni nel futuro.

Inoltre, diversi operatori dell’industria digitale temono che queste modifiche impediranno agli inserzionisti di ottenere insight e il controllo sull’erogazione di pubblicità, sulle conversioni e sulle prestazioni post-campagna, a meno che non utilizzino le soluzioni di Google. In altre parole, Big G è accusata di star avvantaggiando la sua tecnologia a scapito delle altre.

Oltre ai cambiamenti descritti, due fonti hanno dichiarato alla testata che Google sta impedendo ai pixel e ai tag di terza parte di targetizzare le audience che utilizzano DoubleClick Bid Manager e, di conseguenza, temono che ciò ostacolerebbe le misurazioni dato che i marketer sarebbero obbligati a fare affidamento sui dati di prima parte proprietari della società.

Infine, critiche sono state rivolte anche nei confronti della modalità di comunicazione con cui Google ha informato i suoi clienti, che non sarebbe stata adeguatamente efficace.

SpotX e smarclip si fondono e danno vita a un’unica piattaforma ad tech globale per il video

SpotX e smartclip hanno annunciato oggi la conclusione delle principali fasi relative alla loro fusione per diventare una società globale guidata da un management team congiunto. La prima a dare l’annuncio di questo piano, soprannominato “One Team, One Platform,” è stata la casa-madre, RTL Group, a novembre 2017.

La nuova azienda di ad serving e monetizzazione di pubblicità video opererà negli Stati Uniti e a livello globale sotto il marchio SpotX. In alcuni specifici mercati, tra cui l’Italia, si continuerà a usare il consolidato marchio smartclip, che continuerà ad offrire i propri servizi agli operatori locali. SpotX renderà noti ulteriori dettagli nel corso delle prossime settimane.

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Mike Shehan

L’unione di SpotX e smartclip, entrambe operanti nel nostro paese e guidate rispettivamente da Fabio Zoboli e Luca Di Cesare, contribuirà ad aumentare notevolmente la visibilità della società a livello internazionale, si legge nella nota, generando più del 40% del proprio business al di fuori degli Stati Uniti. Questa fusione inoltre consentirà a SpotX di dedicare notevoli risorse all’ampliamento degli investimenti per l’espansione e per l’innovazione.

I co-fondatori di SpotX, Mike Shehan e Steve Swoboda, manterranno le loro rispettive cariche di CEO e CFO di SpotX, mentre i co-fondatori di smartclip, Jean-Pierre Fumagalli e Roland Schaber, assumeranno il ruolo di General Manager per l’Europa: in particolare, Fumagalli continuerà a occuparsi di Business Development, a Schaber sarà invece affidato il lato operativo delle attività. J. Allen Dove manterrà la carica di CTO della nuova società unificata, mentre Thomas Servatius sarà CTO per European Broadcaster Solutions sotto la diretta supervisione di Mike Shehan.

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Jean-Pierre Fumagalli

“Nel settore del ‘total video’, la dimensione è importante e l’unione tra SpotX e smartclip ci permetterà di avere maggiore peso ed efficienza competitiva nel panorama in continua evoluzione del programmatic video, sfruttando l’enorme potenziale offerto dai nostri innovativi servizi, prodotti e piattaforme tecnologiche. I risultati evidenziano l’impegno dell’intero gruppo per offrire a clienti e partner la chiave del successo e unire le forze di due grandi aziende caratterizzate da un obiettivo comune. Questo è un elemento chiave nella strategia ‘Total Video’ di RTL Group”, ha commentato il co-fondatore e CEO di SpotX.

Le tecnologie data-driven e la monetizzazione su più dispositivi sono essenziali in Europa. Siamo entusiasti di questa unione che ci permetterà di dare ulteriore risalto ai nostri talenti locali, di comprovata esperienza, e alla nostra impareggiabile offerta di prodotti su tutto il mercato europeo”, ha aggiunto Fumagalli.

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Roland Schaber

Come primo partner RTL Group ha scelto di implementare la nuova piattaforma unificata SpotX in Germania sul broadcaster Mediengruppe RTL Deutschland, che è parte del gruppo, a partire da marzo 2018.

Uno stack ad tech integrato, olistico e improntato sui dati, capaci di combinare ad serving e piattaforma programmatica e in grado di soddisfare l’intera gamma pubblicitaria ‘total video’ su qualsiasi schermo — inclusi TV OTT/connessi e Addressable TV: è questo, prosegue la nota, il frutto del passaggio da una situazione che vede numerosi fornitori di servizi esterni coinvolti, a una soluzione unificata.

La nuova organizzazione conterà oltre 550 dipendenti. Oltre ad occupare una posizione di leader negli Stati Uniti e in Asia Pacifica, la nuova SpotX opererà in 18 mercati aggiuntivi in Europa e America Latina, con 220 dipendenti assegnati in Germania, Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Belgio, Scandinavia, Irlanda, Italia e con ulteriori partner in Spagna e in America Latina. La fusione commerciale operativa delle due aziende verrà portata a termine nel corso del 2018.

RTL Group aveva acquisito smartclip per 47 milioni di euro a marzo 2016, mentre ad agosto dello scorso anno è diventata proprietaria al 100% di SpotX.

Smart AdServer diventa Smart e assume quattro nuovi manager internazionali

È difficile trovare un’occasione migliore del dmexco (leggi il nostro reportage dedicato) per comunicare all’industria digitale il rebranding della propria società. Per questo Smart AdServer ha presentato la sua nuova denominazione, Smart, proprio attraverso il suo padiglione, allestito nella fiera di Colonia.

Il cambio riflette in maniera diretta l’evoluzione tecnologica della società: «Negli ultimi anni, la nostra supply-side platform è stata interessata da una crescita notevole, proseguita fino a renderci una piattaforma full-stack. Le nostre attività non si limitavano al nostro ad server, che comunque continua ad essere un prodotto strategico, ma avevano ampliato lo scopo grazie alla SSP. Per questo si è reso necessario il cambio di nome», ha dichiarato Andrea Ceccoli, Country Manager per l’Italia di Smart.

 

Nuove nomine internazionali in Smart

Nel frattempo, con l’obiettivo di incentivare la crescita internazionale e sostenere il supporto ai clienti, Smart ha effettuato quattro nuove assunzioni per ruoli dirigenziali a livello globale. Si tratta di Michael Nevins, Sylvain Piquet, Joseph Carlos e Gorza Zarauz, rispettivamente nuovi Chief Marketing Officer, Chief Revenue Officer, Director of Global Operations e Chief Quality Officer.

Nevins viene da Taboola, in cui ha lavorato come Vp of global product marketing; precedentemente ha occupato ruoli dirigenziali in Undertone e Spongecell. Piquet ha lavorato per sette anni in Criteo, dove ha guidato una squadra di analisti e account manager in Europa, fino a raggiungere il rango di Vp of email. Carlos è stato recentemente direttore del servizio clienti globale in Parrot mentre prima ancora ha passato quattro anni in Microsoft lavorando come manager.

“Smart ha piani aggressivi per l’espansione globale e assumere esperti manager internazionali è parte importante di quei piani”, ha dichiarato il Ceo di Smart, Cyrille Geffray, “Michael, Sylvain e Joseph stanno lavorando a stretto contatto con me per accelerare la nostra crescita e il supporto clienti nei mercati chiave”.

Zarauz, che in passato ha lavorato in 24/7 Real Media, Xaxis e AppNexus, è responsabile di tutta la qualità delle operazioni. La sua squadra è garantisce la più alta qualità per il marketplace per compratori e venditori.

“Una delle nostre priorità è assicurare alti livelli di qualità e trasparenza sia su lato acquisto che su lato vendita”, ha continuato Geffray, “Questo è il momento giusto per istituire il ruolo di Chief Quality Officer. Gorka è un esperto in questo tema e ha una qualificazione unica per dare seguito al nostro impegno”.

Andrea Ceccoli, Smart AdServer: «Problemi di brand safety? La risposta è una: trasparenza»

In un mercato in cui il programmatic advertising si fa largo, imponendosi come risposta e come innovazione in grado di soddisfare tanto le esigenze di targetizzazione degli spender, quanto quelle di monetizzazione dei publisher, emergono anche segnali di un’ancora sostanziale “immaturità”, che lascia spazio a un uso improprio del canale. A esprimere questa opinione è Andrea Ceccoli, Country Manager Italia di Smart AdServer, full stack platform che unisce un adserver e una SSP. Con il manager partiamo proprio dallo scoprire i problemi connessi a questa rivoluzione incompleta.

Andrea, secondo te, cosa rappresenta il programmatic per gli editori?

«È ormai qualche anno che il termine “programmatic” domina la scena nell’ambito del digital advertising, tuttavia credo sia ancora nelle sue fasi iniziali, pur avendo già una profonda influenza sul mondo della pubblicità online. In altre parole, l’intorno programmatico rimane ancora in gran parte inesplorato, soprattutto perché i temi caldi che ne costituiscono l’essenza sono sempre nuovi e in continua evoluzione, mi viene in mente per esempio quello dell’Header Bidding. È naturale quindi che il mercato nasconda per gli editori sia opportunità sia rischi, a mio avviso legati maggiormente al possibile uso improprio del canale».

La brand safety è una questione aperta anche sul fronte publisher soprattutto quando si parla di programmatic in open auction. Qual è la risposta giusta in questo caso?

«Il problema della brand safety ha limitato e limita in maniera considerevole il tasso di penetrazione del programmatic. La risposta deve basarsi sulla trasparenza, sia da parte dei publisher che da parte dei buyer. In tal senso, in passato, è stato fatto il tentativo di convogliare il mercato nei private marketplace. Tuttavia gli attori hanno cominciato presto a esserne frustrati in quanto non sono in grado di garantire sufficienti volumi di impression o addirittura l’audience targeting esatto. Il Programmatic Guaranteed può sicuramente costituire un passo in questa direzione: seppure nato dalla necessità dei publisher di proteggersi dalla fluttuazione dei volumi di acquisto dei demand partner, il suo ravvicinare le parti coinvolte a un rapporto diretto e sicuramente maggiormente regolamentato, ha come conseguenza quella di limitare il malvertising».

Rispetto alle questioni poste, voi come vi posizionate?

«Sebbene il core business di Smart AdServer sia storicamente quello dell’adserver, da un paio di anni a questa parte la SSP ha guadagnato sempre più importanza, diventando la principale fonte di fatturato della società. Gli investimenti in tal senso sono consistenti, ma del tutto giustificati dai tassi di crescita interni e del mercato. Vediamo quindi il programmatic come un’enorme opportunità, consapevoli che nasconda comunque dei rischi, su tutti quello della brand safety. In tal senso si sta muovendo l’azienda: attraverso un’attenta selezione dei nostri clienti – valutati non solo in fase di onboarding, ma costantemente attraverso tecnologie terze (Fraudlogix e IAS) – garantiamo ai nostri demand partner di acquistare sempre inventario sicuro e qualificato. I nostri publisher, invece, sono protetti da comportamenti fraudolenti grazie al continuo screening di ClarityAd, che riduce drasticamente (poiché eliminarlo è ancora utopistico) il rischio di erogazione di malvertising. Ciò porterà la domanda a essere più fiduciosa e disposta a pagare maggiormente gli spazi pubblicitari, anche in modalità automatizzata».

Media Consultants, accordo con Sizmek per l’ottimizzazione delle campagne digitali

Con l’intento di contribuire alla semplificazione dei processi operativi nel mercato e di ridurre gli interventi manuali di pianificazione e traffico grazie alla fornitura di soluzioni ad hoc, Media Consultants, società di strumenti, servizi e consulenza per la gestione dei mezzi pubblicitari, Sizmek e GroupM hanno stretto una collaborazione ai fini dell’ottimizzazione del processo di preparazione, attivazione e monitoraggio delle campagne digitali.

Nello specifico, le tre aziende hanno implementato una soluzione nell’ambito dello scambio delle informazioni e dei dati tra la piattaforma di adserving, gestione, tracciamento e ottimizzazione delle campagne online di Sizmek e NetBox, lo strumento di pianificazione, gestione e amministrazione media online appartenente alla suite Adbox di Media Consultants.

Il progetto ha visto Media Consultants e Sizmek impegnate negli sviluppi, nell’allineamento delle reciproche banche dati e nell’automatizzazione delle comunicazioni tra i due servizi tecnologici con GroupM, nella veste di cliente pilota e validatore delle soluzioni approntate.

Secondo la nota rilasciata, il progetto ha portato a una semplificazione significativa delle operazioni quotidianamente gestite dai media planner e dai traffic manager: la completa automazione di invio, modifica e ricezione delle campagne online tra i due sistemi insieme alla robotizzazione dell’aggiornamento dei principali KPI di erogazione direttamente nel tool gestionale NetBox. Il tutto con un risparmio di tempo nei flussi di lavoro e nel monitoraggio delle campagne attive.

«Siamo estremamente soddisfatti di aver reso disponibile questa possibilità per i reciproci clienti», dichiarano Paolo Ganzi e Rodolfo Rotta-Gentile di Media Consultants: «Già alcuni anni fa abbiamo rilasciato implementazioni di questo tipo, allora ritenendo di essere in anticipo sui tempi e oggi con la consapevolezza della estrema necessità di automazione per questa parte di operatività del comparto digital. Da sempre ci occupiamo di sviluppare e rendere disponibili tool volti al miglioramento dell’efficienza e alla semplificazione di processo per la filiera del Media Planning, coprendo tutti gli ambiti di research, planning, administration e management. Siamo infatti convinti che le sfide poste quotidianamente dal mercato siano proprio l’ottimizzazione delle risorse, l’automazione delle procedure e il potenziamento dello scambio di informazioni. Sappiamo che questo è solo un altro passo in un territorio in cui c’è ancora tanto da implementare e siamo decisi ad andare avanti in questa direzione, raccogliendo le sfide e le opportunità che incontreremo strada facendo».

Sky Italia sceglie la supply-side platform di Adform

Si espande la collaborazione tra Sky Italia, prima media company in Italia, e Adform (www.adform.com), piattaforma ad-tech: la società media ha scelto la piattaforma SSP dell’azienda danese per la monetizzazione di tutte le property: Sky ATLANTIC, Sky CINEMA, Sky FANTASCUDETTO, Sky MAG, Sky SPORT, Sky TG4, Sky UNO.

Con l’avvio della partnership l’emittente, attraverso la tecnologia della società ad-tech, ha messo subito a disposizione dei compratori tutti i formati standard (300×250, 728×90, 970×250 etc.), a cui si stanno aggiungendo, come ulteriore leva di business, i formati Rich Media (come per esempio FloorAd, Skin, Click to fullscreen).

L’ingresso della piattaforma SSP segna l’ampliamento di un rapporto tra le due società già attivo da diversi anni: Sky Italia lavora infatti con Adform dal 2013 per i servizi di ad serving e dal 2014 come full stack. Inoltre, la televisione a pagamento si serve del Client Service di Adform della sede di Vilnius per il caricamento delle campagne digital in collaborazione con centro medie e agenzie creative.

“L’aggiunta della piattaforma SSP nell’offerta dei servizi messi a punto per Sky Italia ci rende particolarmente orgogliosi. Sky Italia anno dopo anno si sta rivelando un partner di grande valore per la nostra azienda. La lungimiranza del loro management, che ha saputo cogliere da subito le potenzialità di ottimizzazione e di monetizzazione delle nostre piattaforme, ci ha permesso di instaurare un dialogo proficuo e un rapporto sempre più profondo” dichiara Jay Stevens, Chief Revenue Officer Adform, “Questo nuovo tassello che integriamo nella nostra collaborazione ci sprona a continuare a lavorare ancor più intensamente per perfezionare la nostra offerta”.

Sky Italia opera come fornitore tecnologico nel comparto pubblicitario con AdSmart. La piattaforma proprietaria di addressable tv, che permette di differenziare gli spot per target e area geografica, ha recentemente acquisito Fox Networks Group come nuovo cliente: l’emittente utilizzerà lo strumento per pianificare le sue campagne sui canali lineari dell’operatore di televisione a pagamento.

eSports, Improve Digital monetizzerà i contenuti video di Level Up Media

Improve Digital ha annunciato un accordo con Level Up Media, in virtù del quale la società ad-tech guidata da Joelle Frijters metterà a disposizione dell’editore lo strumento 360 Polaris per monetizzare l’offerta video sulla proprietà digitale dingit.tv.

Si tratta di una piattaforma verticale dedicata agli eSports e all’intrattenimento videoludico che offre contenuti premium di alta qualità, come estratti filmati di partite di videogame e tornei professionistici.

Level Up Media, si legge in una nota, ha visto una grande crescita nel consumo dei propri contenuti on-demand e ora conta oltre 25 milioni di utenti e migliaia di creatori. Improve digital permetterà all’editore di monetizzare e ottimizzare la sua inventory premium attraverso la piattaforma proprietaria, che integra i servizi di ad server e sell-side platform.

Ad-server, le aziende razionalizzano il loro portafoglio partner

I grandi inserzionisti mondiali stanno consolidando il loro portafoglio ad server.

Una ricerca di World Federation of Advertisers (WFA) e Ebiquity, che ha coinvolto 30 marchi da 14 settori con una spesa media globale di oltre 30 miliardi di dollari, segnala infatti che il numero medio dei partner di riferimento è in calo di un terzo negli ultimi due anni. La maggior parte dei marketer ora lavora con tre società di ad-serving, paragonate ai 4,5 nel 2014.

Sono dati che stanno ad indicare un consolidamento nello spazio ad-tech, oltre che ai progressi tecnologici che ora permette ai professionisti di ottenere una scala globale con meno fornitori. Ma segnalano anche una frustrazione tra i marketer, secondo gli esperti, che deriverebbe dall’integrazione e dalla gestione un quantità eccesiva di venditori.

WFA ha dichiarato inoltre che gli operatori stanno cercando di ridurre i costi, che possono raggiungere in alcuni casi oltre il 10% della spesa netta in media digitali a seconda del formato, con il video a prezzi considerevolmente più alti.

Gli strumenti che offrono viewability, verifica, integrazioni programmatiche o ottimizzazione per creatività dinamiche sono stati tutti utilizzati da almeno il 60% dei rispondenti.

Secondo lo studio, nel 2014, circa il 16% dei partecipanti ha lavorato con oltre nove ad server, mentre nel 2016 solo il 3% è attualmente al lavoro con sette o otto soggetti e solo il 10% con cinque o sei società.

Il modo più comune per gli inserzionisti di lavorare con un ad server è attraverso un contratto posseduto e gestito da agenzie media, un disposizione ritrovata nel 70% dei casi. Ad ogni modo, fa notare il documento, l’esternalizzazione verso le agenzie può portare ad una perdita di controllo e visibilità sul prezzo, oltre che a difficoltà nell’accesso ai dati e alla reportistica.

Circa il 30% dei rispondenti ha attualmente un rapporto diretto con un ad server ma permette alle agenzie di gestirlo, mentre il 13% dei marketer possiede e gestisce i rapporti con ad server.

Improve Digital, parla il CTO Turkington: «Su 360 Polaris costruiremo il nostro futuro»

Una soluzione completa che integra le funzionalità di un adserver premium con quelle di una piattaforma supply-side. Così può essere definita 360 Polaris, la nuova piattaforma per la monetizzazione della pubblicità per editori video, web e mobile, recentemente lanciata da Improve Digital.

360 Polaris è la più grande release nella storia di Improve Digital e, come ha spiegato la stessa azienda in una nota, riflette i principi fondamentali dell’azienda: trasparenza, ottimizzazione dei ricavi e attenzione specifica verso gli editori.

Abbiamo chiesto a Garry Turkington, Chief Technical Officer di Improve Digital, di spiegarci quali sono le sue caratteristiche distintive e come la nuova soluzione si inserisce nell’offerta programmatica della società.

Da un punto di vista tecnologico, cosa distingue 360 Polaris dai suoi predecessori?

«I miglioramenti introdotti con 360 Polaris possono rientrare in tre categorie: architettura di sistema basata su API, modifiche alla logica delle aste e nuova interfaccia utente. Ma prima di descrivere più nel dettaglio la nuova interfaccia, mi piacerebbe illustrare gli altri cambiamenti.

Abbiamo iniziato qualche tempo fa, offrendo ai nostri clienti delle API (Application Programming Interface), che consentivano un’integrazione programmatica con i nostri sistemi sistemi, consentendo ad esempio ai clienti di creare configurazioni nei propri sistemi in-house che venivano poi automaticamente integrate nei nostri.

Le API stanno riscuotendo un enorme successo e per una buona ragione: sono un ottimo strumento per consentire l’integrazione automatica con i nostri clienti e alleviare così la mole di lavoro, impedendo al contempo la sua duplicazione.

Con 360 Polaris siamo diventati, per così dire, clienti di noi stessi. Tutti i nostri componenti destinati all’utente finale si avvalgono ora della stessa API che offriamo ai clienti. Ora, creando una campagna in 360 Polaris o attraverso un’integrazione API, il codice in esecuzione è esattamente lo stesso. Oltre a permettere una maggiore coerenza, ritengo che aumenti anche la fiducia nel modello API: ci affidiamo ad esso per il nostro business, così i nostri clienti sanno che possono fare lo stesso.

Questa separazione tra logica di sistema nell’API e logica di visualizzazione nell’interfaccia utente fornisce un’eccellente architettura di sistema, con aree precise di responsabilità tra i componenti del sistema medesimo. Inoltre, ciò ci ha permesso di migliorare la struttura del nostro sempre più numeroso team di sviluppo e di inserire delle funzionalità nuove in maniera più efficiente.

Con 360 Polaris abbiamo rielaborato alcuni degli elementi di base dei nostri sistemi. In parte, mi riferisco all’aggiunta di alcune caratteristiche specifiche, come la priorità dei line-item, ma si è trattato anche di un adeguamento ai cambiamenti del mercato e del settore rispetto a quando abbiamo lanciato la nostra piattaforma nel 2010. Una volta definita la piattaforma che sarebbe poi diventata 360 Polaris, però, ci siamo resi conto che questi cambiamenti erano assolutamente fondamentali. Non si trattava solo di aggiungere alcune nuove funzionalità: era necessaria una rivisitazione completa del funzionamento di un’asta. Questo è il motivo per cui diciamo che la piattaforma 360 Polaris arriva oltre i concetti tradizionali di adserver ed SSP, dato che queste etichette non sono più applicabili».

Perché avete deciso di rielaborare completamente l’interfaccia utente e come siete riusciti a farlo?

«Quando abbiamo iniziato a realizzare 360 Polaris, ci siamo resi subito conto delle profonde trasformazioni alle quali sarebbe stato sottoposto il nostro sistema, e abbiamo pertanto deciso di approfittare di questa opportunità per costruire una nuova user interface. Grazie alla vasta disponibilità di best practice per la progettazione e agli strumenti a nostra disposizione, abbiamo anche avuto l’opportunità di rielaborare completamente la piattaforma che i nostri clienti utilizzano ogni giorno.

Abbiamo reperito le metriche preferite dai nostri utilizzatori, intervistato molti publisher e chiesto il parere di esperti di user experience per creare un design che avesse non solo un aspetto eccellente, ma che fosse anche capace di aiutare i clienti nel loro lavoro. Per me, che non sono un esperto di user interface, capire che alla realizzazione di un’interfaccia concorrono molti altri elementi oltre a quelli prettamente estetici è stata un’esperienza piuttosto appassionante. Si trattava anche di identificare come un utente realizzerà un’operazione nel sistema e di garantire che il flusso fosse logico e intuitivo. A volte ciò portava a discussioni accese all’interno del team. Decidere dove portare l’utente dopo che ha fatto clic su “Salva” può davvero mettere in evidenza opinioni contrastanti.

Riguardo alla nuova interfaccia, ritengo che la usability sia l’aspetto di cui i nostri clienti beneficeranno di più. L’abbiamo progettata mettendo in primo piano le task e i flussi di lavoro, quindi risulterà facile e intuitiva per gli utenti».

Mi può descrivere la vostra vision per 360 Polaris in ambito tecnologico?

«Abbiamo dato ascolto alle esigenze dei nostri clienti e 360 Polaris unisce tutto ciò che abbiamo imparato nel corso degli ultimi cinque anni: è la concretizzazione delle possibilità che intendiamo offrire ai nostri clienti e un trampolino di lancio per ulteriori sviluppi.

A volte, quando parlo della realizzazione della nuova piattaforma, sono così entusiasta di tutte le sue fantastiche nuove funzionalità che potrebbe sembrare che non consideri valida la piattaforma precedente. Ma non è così: considero invece il suo predecessore, la 360 Platform, qualcosa di cui andare incredibilmente fieri. 360 Polaris sarebbe stato impensabile senza tenere ben presente tutto ciò che abbiamo fatto e imparato in quel progetto. Dal lancio di 360 Yield, nel 2010, siamo cresciuti enormemente, sia come attività sia in termini di ampliamento della piattaforma; quindi è importante ricordare che 360 Polaris poggia le sue fondamenta su una vasta esperienza, che ci ha permesso di apportare cambiamenti significativi su quasi tutta la nostra tecnologia.

360 Polaris è stato un progetto imponente per noi di Improve Digital e stiamo ancora lavorando ad alcuni progetti paralleli. Abbiamo elaborato piani d’azione futuri su prodotti e tecnologia dei quali abbiamo tenuto conto durante la realizzazione di 360 Polaris. Ecco perché penso a 360 Polaris come alla pietra miliare su cui costruiremo il nostro futuro; di conseguenza, alcune delle nostre decisioni architetturali, come l’utilizzo delle API e alcuni degli sviluppi nei nostri sistemi di elaborazione dati, non sono state prese solo per contribuire alla realizzazione di 360 Polaris, ma anche in vista della costruzione del futuro.

Potrebbe sembrare strana una dichiarazione del genere subito dopo il lancio di una piattaforma così imponente come 360 Polaris, ma noi non lo consideriamo un progetto finito. È un punto di partenza».

SpotX scelta da Playwire Media come partner tecnologico per il video

Playwire Media, piattaforma di video online, ha scelto SpotX per la gestione delle sue attività di video ad-serving.

Gli strumenti programmatici e l’ad server di SpotX saranno utilizzati per monetizzare l’inventario video di Playwire all’interno del suo portafoglio, ossia con i suoi partner di bandiera CinemaBlend.com, BleedingCool.com and SuperCheats.com

“Playwire sfrutterà la funzionalità di targeting di viewability di SpotX, su desktop e mobile, per permettere al proprio team di concentrarsi sugli standard di reach e qualità richiesti dall’inserzionista, utilizzando l’efficienza delle operazioni Deal ID”, ha commentato a MediaPost Mike Laband, VP of business development di SpotX.

La funzionalità di viewability offre agli editori un modo per prevedere e ottimizzare i punteggi di viewability delle campagne.

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