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DMP, DSP e ad exchange: in Europa Occidentale e Nord America si gestiscono sempre più “in casa”

Un sondaggio effettuato a gennaio di quest’anno da Technology Business Research, società americana di analisi e ricerca, ha scoperto, intervistando 241 individui nelle regioni interessate, che sempre più compratori ad-tech in Nord America e Europa Occidentale (Francia, Germania e Regno Unito) gestiscono internamente le loro DMP, DSP e ad exchange.

In Europa Occidentale, più della metà (57%) dei compratori ha detto di aver gestito la propria DMP internamente; oltre un quarto (26%) ha dichiarato, invece, di aver usato un’applicazione di un fornitore, mentre l’11% ha fatto ricorso ad un’azienda esterna per questo servizio. Circa il 7% dei compratori ad-tech in Europa Occidentale ha sostenuto di non gestire una DMP.

Per quanto riguarda l’utilizzo di DSP e l’ad exchange, il 39% dei compratori in Europa Occidentale ha sostenuto di farlo internamente, mentre il 10% dei rispondenti ha usato un’applicazione di un fornitore tecnologico. Più di un quarto (28%) si è rivolto ad un’azienda esterna, mentre i restanti hanno dichiarato di non gestire DSP.

Leggermente diversi i dati relativi al Nord America. In confronto all’Europa Occidentale, meno rispondenti in Nord America (36%) hanno detto di gestire la loro DMP internamente; più di un quarto utilizza un’applicazione di un tech vendor e, infine, un maggior numero di rispondenti in quest’area ha affermato di utilizzare servizi esterni o comunque di non gestire DMP. Ad ogni modo, la gestione delle DSP e dell’ad exchange in Nord America ha rispecchiato la gestione in Europa Occidentale.

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Come commentato da eMarketer, c’è un interesse crescente nelle DMP, specialmente tra le agenzie più affermate e i professionisti marketing americani. Una ricerca di Rocket Fuel ha rilevato che più di nove su dieci rispondenti sono molto, o in qualche modo, interessati ad apprendere nozioni sulle DMP nell’anno 2016.

Google testa l'exchange bidding su DoubleClick for Publishers

Aumentare le possibilità di ricavi dei publisher, senza compromettere l’esperienza di navigazione degli utenti. Con questo obiettivo, Google ha annunciato due novità, volte in particolar modo a supportare i processi di RTB sul mobile web e sulle inventory in-app: l’apertura a tutti i publisher di First Look di DoubleClick for Publishers; e l’avvio dei test sull’exchange bidding di terze parti, in allocazione dinamica.

«Con il passaggio al mobile – spiega Jonathan Bellack, Director of Product Management, DoubleClick in un blog post ufficiale -, i publisher hanno solo una frazione di secondo per mostrare l’inserzione più rilevante e meglio pagata, per poter massimizzare il loro rendimento complessivo. Le ricerche mostrano che un solo secondo in più di caricamento su mobile comporta un aumento del 58% nella frequenza di rimbalzo. È per questo motivo che abbiamo lavorato a due nuove funzioni che fanno uso della potenza dell’offerta in tempo reale e dell’efficienza delle connessioni lato server, per aumentare i ricavi per i publisher senza compromettere l’esperienza di navigazione dell’utente».

La versione beta di DoubleClick for Publishers First Look è stata annunciata alcuni mesi fa. Da allora, sono stati effettuati test con più di 200 editori, che hanno visto aumentare i loro ricavi con percentuali a doppio zero. Adesso è giunto dunque il momento del roll-out definitivo della soluzione: gli editori di tutto il mondo potranno, attraverso First Look, mettere a disposizione il 100% della loro inventory per offerte in programmatic, anticipando anche sponsorship e reservation.

Nel frattempo, Google sta testando anche un’altra, nuova tecnologia su DoubleClick for Publishers, volta ad aiutare i publisher a gestire il rendimento attraverso exchange multipli e SSP. Nello specifico, si tratta degli exchange bidding in allocazione dinamica, che consentiranno a tutti i partner con cui un editore vorrebbe lavorare, non più dunque solo l’Ad Exchange di Google, di competere per le impression attraverso offerte in real-time, utilizzando la funzione dynamic allocation.

Piattaforme affidabili di terze parti e SSP potranno proporre prezzi in tempo reale utilizzando gli standard per le offerte in tempo reale del settore. I prezzi verranno valutati insieme alle offerte disponibili su DoubleClick Ad Exchange e alle campagne in prenotazione dei publisher, per scegliere l’inserzione con il rendimento più alto.

«Questo tipo di offerte – precisa Bellack – danno ai publisher anche il vantaggio di un report unico e accurato sui ricavi ottenuti da ciascun exchange/SSP. E, proprio come First Look, le offerte su più exchange funzionano senza alcun bisogno di codice aggiuntivo lato cliente».

«Prima di estendere l’offerta ad altri partner – aggiunge il manager -, valuteremo i risultati di questi test e consulteremo gli acquirenti, i venditori e gli exchange/SSP che stanno partecipando, per assicurarci che questa soluzione aiuti il marketplace della pubblicità programmatica a crescere e prosperare».

Tra gli exchange coinvolti nel test ci sono Rubicon Project (qui un articolo dedicato) e Index Exchange, mentre i partner lato publisher sono About.com, Hearst, Meredith e Zillow.

Sociomantic Labs lancia il Supply Quality Index, che dà un punteggio ad Ad Exchange e SSP

Novità in casa Sociomantic Labs. La DSP ha annunciato il lancio del Supply Quality Index, o SQX.

Si tratta di un algoritmo proprietario che consente a Sociomantic di attribuire un punteggio ai fornitori di inventory programmatica — Ad Exchange e Supply Side Platform (SSP) — sulla base dell’analisi, fatta in real-time, di tre parametri: trasparenza, performance e qualità dell’inventory.

Quello della trasparenza e affidabilità dei partner è un tema particolarmente sentito in ambito programmatic, soprattutto in Italia, come ha evidenziato un recente studio di Magna Global. Per questo Sociomantic, che attualmente connette il proprio bidder a oltre 40 SSP e acquista il media per oltre 2.000 clienti, in più di 70 mercati, nel mondo, ha voluto sviluppare meccanismi automatizzati in grado di valutare la qualità del fornitore (supply-side) e volti a migliorare le performance delle campagne e a garantire sicurezza ai brand dei suoi clienti.

«Abbiamo condotto analisi approfondite per individuare dei parametri per valutare la qualità delle SSP – spiega Alex Reinhold, head of Global Supply di Sociomantic -. L’osservazione delle ampie fluttuazioni di tre misure—trasparenza, performance e qualità dell’inventory—ci ha portato alla creazione del Supply Quality Index, un algoritmo che, valutando dozzine di fattori, assegna dinamicamente un punteggio di qualità a ogni SSP con cui lavoriamo. Includendo questo punteggio nel nostro sistema di bidding, siamo in grado di biddare meno sull’inventory dei fornitori di bassa qualità e di più su quelli che incontrano i nostri standard di qualità».

All’interno di SQX, la misura della trasparenza consiste in una gamma di fattori che definiscono se una SSP opera come una “black-box” o se, invece, trasmette tutte le informazioni necessarie affinché Sociomantic possa determinare dove pianificare i budget dei suoi clienti. La misurazione della performance individua fluttuazioni anormali nei prezzi o nel valore qualitativo delle Impression che vanno all’asta. Infine, la qualità dell’inventory pesa il valore attuale dell’inventory in vendita. Sulla base di questi tre parametri, SQX assegna a ciascun fornitore un punteggio che viene moltiplicato per il bid fatto per l’inventory del fornitore stesso.

Ecco un video che presenta la novità e ne racconta la genesi.

Introducing: Sociomantic’s Supply Quality Index (SQX) from Sociomantic Labs on Vimeo.

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