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Omnicom, Publicis e importanti nomi dell’ad tech valuteranno per AdBlock Plus gli annunci “accettabili”

Ci saranno alcune delle principali holding pubblicitarie, oltre a importanti nomi dell’ad-tech, tra i membri dell’Acceptable Ads Committee di AdBlock Plus.

Il gruppo sarà chiamato a prendere il controllo del controverso programma “Acceptable Ads” della società famosa per il suo ad blocker. Programma che di fatto è un sistema per la classificazione delle pubblicità in base a degli standard di posizionamento, riconoscimento e dimensioni valutati “accettabili” per gli utenti di AdBlock Plus. “Il programma Acceptable Ads è partito nel 2011, quando Adblock Plus ha iniziato a dare la possibilità agli utenti di bloccare la maggior parte degli annunci, ma ammettendo le campagne rispondenti a determinati criteri di ‘accetabilità’ – spiega Ben Williams, Communication and Operations Director di AdBlock Plus in un blog post -. L’Acceptable Ads Committee prenderà il controllo completo su questi criteri e sul compromesso tra gli utenti che vogliono bloccare le pubblicità intrusive e gli editori che fanno affidamento sulle entrate pubblicitarie».

Tra le società partecipanti alla commissione, ci saranno diverse agenzie, tra cui TLGG di Omnicom e Saatchi & Saatchi di Publicis, a cui si affiancano importanti nomi dell’industry ad-tech come Rocket Fuel, Sharethrough e Criteo, aziende come Dell, ed editori del calibro di Condé Nast e TED Talks. Il processo di selezione dei commissari non è tuttavia concluso, e nuovi nomi potrebbero presto aggiungersi.

La commissione si compone di tre coalizioni di esperti: “User Advocate”, che comprenderà anche utenti reali, “For-profit”, di cui fanno parte le società sopra citate, ed “Expert”. In basso uno schema dell’organizzazione.

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Ad-Blocking: Google lavora a un suo programma di formati pubblicitari “accettabili”

Google ha deciso di prendere sul serio la questione degli Ad-Blocker e starebbe lavorando a una propria policy di “acceptable ads”. In altre parole, il colosso di Mountain View potrebbe presto consentire ai propri clienti di veicolare attraverso le proprie piattaforme pubblicitarie – tra cui YouTube e DoubleClick – solo i formati che rispettino l’esperienza dell’utente.

A raccontarlo è Digiday, che cita come fonti operatori del mercato pubblicitario ed editori.

La mossa potrebbe avere un forte impatto sullo sviluppo del display advertising online. Per Google, la motivazione a puntare su formati che rendano il web un ambiente “a prova di advertiser” è molto forte: gran parte del business di Mountain View si basa sulla circolazione della pubblicità e si dice che la società – così come altre big – paghi forti somme per essere sicura che i suoi formati adv bypassino i filtri di Ad Block e simili e appaiano sui suoi siti.

Il fatto è che la crescente popolarità dei filtri anti pubblicità è almeno in parte “giustificata” dall’eccessiva proliferazione di formati eccessivamente invasivi: fastidiosi per l’esperienza di navigazione, esigenti in termini di consumo di dati e lenti nell’esecuzione, sono spesso stati indicati come una delle più forti motivazioni all’installazione di software come Ad Block, e questo ha portato a diverse iniziative più o meno organiche per cercare di fissare degli standard qualitativi, come il programma LEAN di IAB.

Finora, la potenzialità di questi sforzi associativi appare incerta. La spinta verso formati “non invasivi” trova una certa resistenza sia da parte degli editori che da quella degli inserzionisti, che dal problema degli ad blocker sono toccati solo indirettamente e che sono abbastanza restii a rinunciare all’impatto garantito da un video banner o da un overlayer. Una presa di posizione di una big come Google – che lo scorso anno, insieme a Facebook, ha controllato il 64% della pubblicità online mondiale – potrebbe però spostare fortemente questi equilibri.

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