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Ad blocking, Noseda: «Da noi trend contenuto. Iab Italia in prima fila nella Coalition for Better Ads»

L’annuncio relativo alla nascita della Coalition for Better Ads è stato tanto inaspettato quanto quello dell’ Acceptable Ads Platform, l’SSP di Adblock Plus. Ma in fin dei conti non deve stupire che i principali operatori dell’industria della pubblicità digitale, Google, Facebook, Unilever, The Washington Post e GroupM, per citarne alcuni, stiano prendendo provvedimenti nei confronti di un fenomeno, quello dell’ad blocking, che sta preoccupando in misura sempre maggiore aziende, agenzie ed editori e che ha raggiunto, soprattutto negli Stati Uniti, proporzioni considerevoli.

Le tecnologie che l’alleanza utilizzerà per valutare creatività e formati, indispensabili per stabilire i nuovi parametri di riferimento, appartengono allo Iab Tech Lab, l’unità di ricerca e sviluppo dell’Interactive Advertising Bureau, il quale, attraverso le sue espressioni regionali e nazionali, occuperà una posizione di primo piano all’interno della Coalition.

Di tutto ciò abbiamo parlato con Carlo Noseda, Presidente di Iab Italia, che ci ha assicurato che il nostro Paese non starà a guardare ed avrà un ruolo decisamente attivo nel dibattito internazionale.

Che tipo di obiettivi si propone la Coalition for Better Ads e come intende perseguirli?

Il lavoro del consorzio internazionale si sviluppa su due livelli, tra loro interconnessi: sul primo, si collocano le ricerche condotte su comportamenti, intenti ed opinioni del consumatore; i dati elaborati, e qui si configura il secondo livello, serviranno ad informare gli operatori dell’industria (editori, agenzie e aziende) e ad accrescere le loro conoscenze, con il fine ultimo di definire degli standard a livello globale da integrare ed applicare nei singoli Paesi. Seguirà poi una misurazione dell’efficacia dei provvedimenti della Coalition, per verificare di star agendo correttamente e a beneficio di tutte le parti coinvolte.

Quindi l’attività di questo soggetto dedicherà un’attenzione particolare all’utente?

In questo contesto, l’utente, il consumatore, riveste un ruolo centrale: i provvedimenti si svilupperanno a partire dalle loro esigenze. Dal momento in cui decide di scegliere un determinato marchio e di ingaggiare una relazione con un’azienda, è il consumatore ad essere sovrano nel processo di acquisto ed è lui a determinare il futuro dell’ecosistema pubblicitario.

L’alleanza è da intendersi come risposta all’avanzata del fenomeno dell’ad blocking e alla nuova SSP di Adblock Plus?

Questa iniziativa è una reazione non verso qualcosa o qualcuno in particolare, ma diretta alle evoluzioni in atto nel settore della pubblicità digitale. Il mercato è in continua espansione, cresce a doppia cifra ogni anno, ed è giusto che in un momento simile tutti i suoi attori si fermino per valutare quanto sta accadendo. La Coalition for Better Ads vuole essere un momento di riflessione. Detto questo, sarà anche necessario considerare che i tassi di utilizzo dei filtri anti-pubblicità sono diversi a seconda dei Paesi, quindi si dovranno seguire strategie ad hoc a seconda dei mercati.

Come avverrà, concretamente, la valutazione degli annunci?

I criteri da adottare sono ancora in via di definizione. Le linee guida saranno comunque quelle definite dal protocollo L.E.A.N. e D.E.A.L. lanciati nell’ottobre dello scorso anno da Iab Usa (leggi l’articolo dedicato).

Nel nostro Paese dobbiamo aspettarci grandi cambiamenti in termini di creatività e formati?

Dal punto di vista tecnico, mi sento di dire che non ci saranno stravolgimenti all’interno del nostro ecosistema, né l’industria subirà un trauma. La Coalition for Better Ads non deve essere considerata un limite bensì un’opportunità per migliorare l’industria digitale. Nella lotta contro i blocchi pubblicitari, in Italia siamo già ad un buon punto e seguendo i canoni che saranno stabiliti dal consorzio potremo rallentare ulteriormente l’avanzata del fenomeno.

È possibile per gli editori o gli operatori italiani partecipare attivamente al progetto?

Certo, l’iniziativa ha un carattere inclusivo e si propone l’obiettivo di ascoltare editori ed operatori per raccogliere tutte le informazioni necessarie. Anche la stessa Upa prenderà parte in questo confronto. Per quanto ci riguarda, il contributo di Iab Italia sarà notevole, con un ruolo molto attivo.

Cosa state facendo nello specifico?

Ho recentemente incontrato il presidente di Iab Europe, Constantine Kamaras, per discutere sul tema, esiste già una linea di dialogo tra l’Italia e la rete internazionale. La settimana prossima sarà pubblicata una ricerca inter-associativa sull’ad blocking, è il frutto di un progetto di studio in cui Iab Italia è stata direttamente coinvolta (leggi l’articolo dedicato). Non posso anticiparne i risultati, ma posso affermare che l’entità del fenomeno nel nostro Paese è inferiore rispetto ad altre regioni, il che ci fa pensare che, fino ad ora, abbiamo lavorato bene.

Gli utenti italiani hanno raggiunto un sufficiente grado di maturità per comprendere che questa pratica è nociva per l’industria pubblicitaria e, in ultima analisi, per l’economia complessiva?

Abbiamo voluto parlare di ad blocking al nostro Seminar proprio per sensibilizzare il consumatore, era necessario farlo apertamente, in maniera diretta. La rete è uno strumento estremamente democratico e il fondamento di questa natura risiede proprio nella gratuità dell’infrastruttura. Se gli utenti continuano ad impiegare i blocchi pubblicitari contribuiranno a creare una nuova internet accessibile solo dietro pagamento. È una questione di cultura ed è importante intraprendere una vera e propria opera di evangelizzazione in questo senso.

Adblock Plus chiarisce: «Non vendiamo pubblicità»

Circa una settimana fa, la notizia del lancio di Acceptable Ads Platform da parte di Adblock Plus ha fatto il giro dei media di settore, diventando presto trending topic all’interno della industry digitale (leggi qui il nostro articolo).

Da allora, la notizia ha destato molto scalpore e non poche critiche da parte degli operatori della pubblicità online, con grandi nomi come AppNexus e Google, inizialmente dati per coinvolti nel progetto, che ne hanno immediatamente preso le distanze.

Le principali critiche sono state rivolte al modello di business di Adblock Plus, un’app nata per bloccare la pubblicità e che, invece, adesso apparentemente starebbe cominciando a “venderla”.

Ma proprio sul concetto di vendita, Adblock Plus si è affrettata a fare delle precisazioni. Tramite la nostra pagina Facebook, la società ci ha fatto pervenire il link a un blog post, in cui vengono chiarificati alcuni aspetti di Acceptable Ads Platform.

Tra gli aspetti affrontati, anche quello della vendita di pubblicità: “Non lo facciamo, non lo abbiamo mai fatto e non abbiamo intenzione di farlo. La Acceptable Ads Platform è semplicemente uno strumento che rende più facile per gli editori avere annunci pubblicitari non-intrusivi sui loro siti. Ciò consente ai siti, specialmente i blog di piccole e medie dimensioni, di beneficiare dell’iniziativa Acceptable Ads”.

A margine del blog post, la società risponde anche ad alcune domande e commenti degli utenti. All’osservazione di uno di loro che “fare whitelisting è una cosa, costruire un marketplace e una piattaforma è un’altra ben diversa”, Adblock Plus risponde che il progetto Acceptable Ads va avanti da 5 anni e questa novità non è particolarmente impattante per gli utenti. In realtà, precisa l’azienda: “si tratta di un miglioramento tecnologico, in altre parole invece di fare le cose manualmente, abbiamo automatizzato il processo di whitelisting. Questo aiuterà a rendere internet libero nel lungo termine e incoraggerà la creazione di annunci migliori”.

Qui il blog post completo.

AppNexus e Google: «Non siamo coinvolti nella SSP di Adblock Plus»

Una notizia, in questi giorni, ha scosso il mondo dell’advertising tecnologico: l’annuncio del lancio, da parte di Adblock Plus, della SSP “Acceptable Ads Platform“. Una piattaforma che, grazie a una partnership con l’ad tech company ComboTag, raccoglie quegli annunci degli editori definiti “accettabili” da Adblock Plus e li mette a disposizione per la vendita agli inserzionisti (qui il nostro articolo dedicato).

La notizia ha naturalmente creato molto scalpore all’interno della industry. Secondo molti, infatti, il business model di Eyeo, cui fa capo Adblock Plus, è “controverso” (c’è chi lo ha definito in modi più accesi, da “ricatto” a “estorsione“). Nella pratica, la società chiede un fee ai publisher perchè i loro annunci vengano inseriti in whitelist, e dunque rimangano visibili agli utilizzatori dell’app Adblock Plus: un costo che ammonta al 30% delle revenue che guadagnerebbero grazie allo sblocco di quegli annunci.

La nuova SSP di fatto apre nuove possibilità di business per Adblock Plus, rendendola in grado di vendere quella stessa pubblicità che la società era stata creata per bloccare a una serie di partner di ComboTag, tra cui ci sarebbero anche grandi nomi come AppNexus e Google. I quali, secondo quanto riporta il Wall Street Journal, in base a questa collaborazione prenderebbero una quota delle revenue generate dagli annunci.

In realtà, all’indomani dell’annuncio, entrambi i player hanno preso le distanze dal progetto. Sia AppNexus che Google hanno fatto sapere di non essere a conoscenza del progetto Acceptable Ads Platform e di stare procedendo a una sospensione delle loro relazioni con ComboTag.

Le risposte di AppNexus e Google ad Adblock Plus

AppNexus avrebbe mandato martedì 13 settembre, subito dopo l’annuncio del lancio della SSP, un avviso di termine della collaborazione a ComboTag e al suo ad network associato Shefa Media. La società, tramite una nota ufficiale spedita a Business Insider, ha fatto sapere che “Quando l’articolo è stato postato oggi, abbiamo prontamente informato ComboTag che non avremmo consentito a Eyeo di accedere alla nostra piattaforma, nemmeno dalla porta di servizio”, spiegando che, secondo loro, società come Eyeo conducono business che sono “fondamentalmente nocivi all’ecosistema”.

E Google non è stata da meno. In occasione di un incontro con i giornalisti a margine dell’evento Dmexco a Colonia, Sridhar Ramaswamy, senior VP of ads and commerce di Google, ha fatto sapere che la società sta chiudendo i suoi rapporti con ComboTag, commentando che la decisione di AdBlock Plus di trasformarsi da ad-blocking company a società che vende pubblicità «è stata per noi uno scomodo sviluppo».

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