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Gli italiani vogliono fidarsi dei brand, ma contestano le modalità di raccolta dati

Accenture Interactive ha di recente condotto un’indagine a livello globale per conoscere l’opinione delle persone rispetto alla raccolta e all’utilizzo online dei loro dati personali ai fini pubblicitari (leggi qui i dati della ricerca condotta a livello globale).

La ricerca nasce dall’esigenza di delineare i confini entro i quali i brand devono muoversi nella personalizzazione dei messaggi pubblicitari evitando di spingersi troppo oltre e risultare invadenti.

La “Consumer Pulse Survey: See People, Not Patterns” ha dedicato una sostanziosa analisi al nostro Paese dalla quale emerge che la quasi totalità degli intervistati italiani, corrispondente all’83%, è propensa a fornire i propri dati se i brand garantiscono trasparenza sulle modalità di utilizzo, una percentuale considerevolmente maggiore se comparata agli altri Paesi europei, per esempio in Germania è il 68%, in Svezia il 67%, in Spagna il 72%.

Lo scenario che si delinea presenta zone d’ombra, ma anche di luce, nel momento in cui un marchio è in grado di offrire ai consumatori esperienze di valore in cambio dei dati personali.

La tematica principale diviene dunque la comprensione delle esigenze delle persone e il comportamento che i marchi devono tenere per mantenere fedeltà e fiducia.

Infatti, se da un lato il 90% degli intervistati ha sottolineato l’importanza che i brand comprendano le preferenze personali, alla luce di passioni e interessi individuali, dall’altro emerge come il Data Gathering (raccolta dei dati) deve avvenire entro certi limiti, rispettando la privacy.

Le perplessità dei consumatori italiani

Gli italiani intervistati hanno condiviso alcune perplessità rispetto alle tecniche di digital advertising oggi più usate dai brand online.

Di questi il 76% ha aggiunto di voler per questa ragione interrompere il rapporto con il marchio, il 47% ha dichiarato che un brand era in possesso di informazioni personali senza che essi le avessero condivise direttamente con loro, il 14% sostiene che, oltre ai dati personali, essi fossero inoltre a conoscenza di notizie riguardo alle loro famiglie e il 51%, infine, ha ricevuto consigli e opinioni non richieste in merito ad acquisti che stava considerando di compiere.

Ad allarmare le persone tuttavia non è solo il tipo di informazioni a disposizione dei brand, ma anche le modalità con cui sono state ottenute. A tal proposito, il 63% dei consumatori italiani ritiene inquietante la raccolta dei dati tramite microfono e assistenza vocale, posizionando nella top five delle tecniche pubblicitarie sgradevoli una pubblicità riguardante un prodotto del quale cercato tramite microfono, ma per il quale non si è mai fatta una ricerca online.

Accenture-Interactive-Report-2019-Italia

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La classifica procede successivamente menzionando gli annunci che vengono riproposti su dispositivi differenti, quelli inseriti sui social media basati su un recente acquisto e termina con il servizio offerta da un addetto alla clientela che ha accesso allo storico del proprio shopping online, inclusi i prodotti non acquistati.

I consumatori italiani hanno però dimostrato di apprezzare alcune strategie messe in atto dai brand per rimediare alle esperienze non andate a buon fine.

Nella classifica stilata dagli intervistati viene posizionata al primo posto una email di scuse in merito a un’esperienza che non ha soddisfatto le proprie aspettative, a seguire un messaggio sul telefono personale nel quale ci si scusa per le performance non all’altezza delle aspettative, un’inserzione pubblicitaria che suggerisca l’acquisto di un prodotto in base agli acquisti precedenti e, infine, una email di reminder per qualcosa che è stato scordato nel carrello online.

Brand, usate i dati, ma con rispetto

L’indagine propone un ulteriore confronto tra esperienza online ed esperienza fisica, al fine di individuare i settori con cui gli italiani preferiscono interfacciarsi nelle due modalità. Nel nostro Paese le categorie maggiormente apprezzate risultano i retailer, i servizi di streaming, quelli di viaggio (hotel e voli) e infine i servizi di online banking.

C’è margine di miglioramento per l’esperienza offerta in ambito digitale per alcuni settori: automobilistico, utilities, sanità e pubbliche amministrazioni.

Il Data Gathering rappresenta dunque la chiave per perfezionare al meglio l’esperienza del cliente, comprendere le sue esigenze e passioni in modo tale da riuscire a soddisfare le sue necessità raggiungendo standard sempre più elevati e conquistarsi margini di mercato ancora legati alla vendita tradizionale.

Dalla ricerca è infatti emerso che i consumatori vorrebbero essere trattati in modo olistico, per veder migliorare il customer journey e l’esperienza complessiva. All’interno di questo approccio, deve però inserirsi in maniera più netta il rispetto nei confronti della sensibilità dei consumatori, così da poter creare e implementare il rapporto di fiducia, fedeltà e soddisfazione per entrambe le parti.

Last but not least, nell’analisi è stata ascoltata l’opinione degli italiani anche nei confronti dei casi di Data Breach (violazione dei dati): il 42% degli intervistati reagirebbe modificando la propria password, il 39% cesserebbe immediatamente il rapporto e il 35% analizzerebbe con maggior cautela le politiche del brand inerenti alla privacy.

Accenture Interactive: il 69% degli utenti nel mondo pronto ad abbandonare i brand invasivi

L’allarme si fa sempre più sostanziale: tra i consumatori che hanno ricevuto comunicazioni invasive, il 69% a livello globale e il 76% per quanto riguarda lo scenario italiano (leggi qui l’articolo dedicato all’analisi di Accenture Interactive sul nostro Paese), si dichiara pronta ad abbandonare i brand.

A rivelarlo è la nuova ricerca globale “Consumer Pulse Survey 2019: See People, Not Patterns” pubblicata da Accenture Interactive, pensata per offre ai responsabili del marketing (CMO) una serie di indicazioni sulle strategie da adottare per un utilizzo dei dati rispettoso e responsabile.

L’indagine è stata condotta su 8.000 consumatori di tutto il mondo che permette di capire il modo in cui i marchi stanno creando percorsi di successo attraverso le campagne pubblicitarie digitali, evitando il rischio di trasformare una comunicazione potenzialmente utile in un messaggio inopportuno.

«Oggi i marchi leader utilizzano i dati per rendere le relazioni con i clienti rilevanti, utili, ma soprattutto significative con lo scopo di creare esperienze personalizzate, nel rispetto della privacy e nella consapevolezza che c’è un confine da non valicare: quello tra inventività e invadenza», ha spiegato Alessandro Diana, responsabile di Accenture Interactive per l’Italia.

Alessandro Diana, responsabile di Accenture Interactive per l’Italia
Alessandro Diana

«La buona notizia è che hanno la grande opportunità di adottare un approccio più equilibrato all’utilizzo dei dati, creando una customer experience di grande impatto, basata sulla fiducia e sul legame emotivo con i clienti», dice ancora il manager.

Dati in cambio di trasparenza

Secondo lo studio, quasi il 73% dei consumatori è disposto a condividere più informazioni personali a patto che i brand siano trasparenti sul loro utilizzo; un dato in aumento rispetto al 66% del 2018.

Questo panorama in evoluzione rappresenta un’opportunità per tutti quei marchi che offrono ai consumatori esperienze di valore in cambio dei loro dati.

«I risultati della ricerca fanno emergere una domanda: la raccolta dei dati è andata troppo oltre?», osserva Davide Contrini, Responsabile Experience Services di Accenture Interactive in Italia. «Se da un lato molti consumatori ritengono che i brand non siano ancora in grado di offrire servizi veramente personalizzati, dall’altro un utilizzo incauto di tutte le informazioni disponibili sui consumatori può suscitare l’effetto contrario e senza volerlo causare una perdita di fiducia. Siamo a un punto di svolta nel digital advertising: i brand devono adottare un approccio trasparente all’acquisizione dei dati, che vada a vantaggio sia del marchio, sia del consumatore».

Davide Contrini, Responsabile Experience Services di Accenture Interactive in Italia
Davide Contrini

Tra i consumatori che hanno trovato invasiva la comunicazione di un brand, il 71% a livello globale, il 62% nel nostro Paese, afferma che ciò è avvenuto perché il brand in questione aveva informazioni su di loro, o sulla loro famiglia, che non erano state condivise direttamente da loro. Come si osserva nel report, le persone non si aspettano che qualcuno che non hanno mai incontrato le riconosca, e la stessa logica va applicata alla realtà digitale.

I marchi lungimiranti stanno sperimentando soluzioni tecnologiche in grado di simulare il comportamento umano e gestire la relazione con i consumatori in maniera più empatica, nei limiti del rispetto e dell’etica.

Data Gathering, entro certi limiti

Dalla ricerca è emerso inoltre che i consumatori desiderano essere riconosciuti e capiti dai brand.

L’87% dei consumatori globali ritiene importante poter acquistare da marchi o retailer che capiscano veramente chi sia il consumatore, un dato che raggiunge il 90% se si analizzano le risposte dei consumatori italiani.

Tuttavia, i consumatori non vogliono che i brand arrivino a violare la loro privacy. Più del 75% dei consumatori, il 63% tra gli intervistati italiani, dice di non trovarsi a proprio agio con la raccolta di dati tramite microfono o assistente vocale e il 51% pensa che la pubblicità invasiva sia in aumento.

Quasi il 30%, dei consumatori a livello globale, il 25% nel nostro Paese, dichiara di aver trovato troppo invasiva la comunicazione di un brand – e per tale motivo il 69% di questi intervistati, ben il 76% tra quelli italiani, sarebbe disposto ad abbandonare quel brand.

La voglia di un’esperienza olistica

I consumatori vorrebbero essere trattati in modo olistico e veder migliorare la loro esperienza. Per 9 consumatori su 10 è importante che ogni interazione con i brand sia “eccellente”.

Per raggiungere questo obiettivo, i brand dovrebbero concentrarsi sulle esperienze del consumatore e sulle interazioni che essa ha nel corso di tutto il customer journey, sia attraverso i siti e le app, sia fisicamente con la vendita in negozio.

I dati raccolti dai brand e il modo in cui vengono utilizzati sono fondamentali per plasmare le esperienze dei clienti. Un’esperienza, però, in cui il consumatore non può non autorizzare la raccolta o l’utilizzo dei dati.

Secondo Accenture Interactive ci sono alcune scelte che in ambito tecnologico possono aiutare le funzioni marketing a rispondere alle istanze delle persone:

  • Utilizzare nuove alternative opt-in per tracciare gli utenti, per esempio incoraggiando i consumatori ad autenticarsi su siti web e applicazioni mobili.
  • Portare i contratti di tecnologie legate all’advertising in azienda, per accedere a metodi di raccolta dati più efficaci e trasparenti;
  • Costruire l’architettura dei dati dei sistemi aziendali in modo che rifletta le normative vigenti.

I brand dovrebbero estendere questo approccio a tutte le loro iniziative di advertising, visto che dalla ricerca emerge che i consumatori si aspettano che le aziende prendano nota di tutte le informazioni personali che loro hanno scelto di condividere.

Un ambiente normativo in evoluzione

Nel prendere decisioni in materia di advertising, i marchi devono anche prestare molta attenzione all’evoluzione delle normative sulla privacy come il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) o, guardando oltreoceano, il California Consumer Privacy Act (CCPA).

Ciò che si potrà o non potrà fare nell’attuale scenario dipenderà dal modo in cui saranno interpretati i diritti garantiti da queste due leggi. Le istituzioni stanno aumentando il controllo e l’applicazione delle norme e impongono multe sostanziose ai trasgressori.

I marchi dovrebbero quindi costruire l’architettura dei dati dei sistemi aziendali in modo da rispettare le nuove regole in materia e, al tempo stesso, il diritto dei consumatori ad accedere ai propri dati, a essere “dimenticati” o a richiederne la portabilità. Tutto ciò deve essere integrato nelle tecnologie usate dai marchi.

Accenture Interactive punta a rafforzarsi nel marketing data-driven con una nuova acquisizione

Accenture ha raggiunto un accordo per acquisire Sutter Mills, società francese specializzata nello sviluppo e nell’esecuzione di strategie di marketing data-driven. L’operazione richiede la consultazione con i comitati aziendali pertinenti e è soggetta alle consuete condizioni di chiusura. I termini finanziari della transazione non sono stati svelati.

L’acquisizione rafforzerebbe la capacità di Accenture Interactive di aiutare i marchi, in Francia e in Europa, ad usare i dati per attuare strategie di marketing innovative. La combinazione delle competenze delle due strutture, si legge nella nota, permetterebbe inoltre alle aziende di creare esperienze rilevanti in scala su tutti i punti di contatto dei consumatori.

Con un quartier generale a Parigi, Sutter Mills lavora con alcune delle compagnie francesi ed europee più conosciute appartenenti a vari settori. Nello specifico, la società fornisce servizi di consulenza e implementazione che permettono ai clienti di migliorare insight sui consumatori, accrescere l’efficienza delle loro strategie di marketing e generare ritorni più alti sui loro investimenti marketing.

Quella di Sutter Mills sarebbe la seconda acquisizione fatta da Accenture Interactive in Francia, in seguito a quella, avvenuta nel 2017, dell’agenzia di commercio digitale Altima. Complessivamente, questa rappresenterebbe anche la quinta acquisizione in Francia in quattro anni, dopo quelle di Octo Technology nel 2016, Arismore e la succitata Altima nel 2017, e Cirruseo nel 2019.

Torino tra i centri di eccellenza di Accenture per l’attivazione di strategie di marketing

C’è anche Torino nel nuovo “Experience Activation Network” di Accenture, la rete che raccoglie una serie di centri all’avanguardia in tutto il mondo nati con l’obiettivo di promuovere nuove esperienze di brand focalizzate sul marketing come volano di crescita.

Il network fa parte di Accenture Interactive Operations, divisione di Accenture Interactive dedicata ai servizi di marketing che, facendo leva su elementi come i talenti del settore, l’innovazione dei processi e le tecnologie più innovative come l’automazione e l’intelligenza artificiale, realizza esperienze di brand dinamiche attraverso tutti i punti di contatto con i consumatori e i diversi canali.

«Con la customer experience che sta diventando sempre di più un driver di vantaggio competitivo e crescita sostenibile, il marketing sta consolidando il proprio ruolo strategico per le aziende – afferma Debbie Polishook, group chief executive di Accenture Operations -. Il nostro Experience Activation Network supporta i clienti nel processo di convergenza tra front e back office, consentendo ai direttori marketing di migliorare i propri modelli gestionali e cogliere le opportunità di crescita offerte dal mercato».

L’Experience Activation Center di Torino offre spazi dedicati al design thinking, aree di dimostrazione immersive e superfici digitali interattive, nonché zone in cui i clienti possono co-creare insieme a team specializzati lo sviluppo di nuove soluzioni. Il centro di Torino pone l’accento sull’interazione costante tra le diverse competenze mediante l’utilizzo di piattaforme di automazione, ricorrendo a tecnologie all’avanguardia come big data, predictive analytics, intelligenza artificiale e altro ancora, per perfezionare progetti e apportare migliorie nei diversi mercati.

Il centro si rivolge principalmente a direttori e altri responsabili marketing, molti dei quali faticano a stare al passo con le esigenze dei consumatori in costante evoluzione: stando infatti a un recente studio condotto da Accenture, solamente un sesto (17%) su circa 1.000 direttori marketing intervistati sa come trasformare i propri modelli gestionali per offrire al consumatore esperienze estremamente mirate su scala mondiale, mentre le organizzazioni capaci di realizzare esperienze rilevanti per il consumatore generano rendimenti per i propri azionisti dell’11% superiori a quelli della concorrenza.

Quello di Torino è uno di sei centri denominati “Experience Activation Center” che offrono contenuti end-to-end, competenze programmatiche, di e-commerce e digital marketing grazie ad una rete di oltre cento sedi Accenture dedicate all’innovazione in tutto il mondo.

Ogni centro presenta elementi distintivi:

·       Italia (Torino): altamente focalizzato sull’innovazione, il centro di Torino si è dotato di competenze di automazione capaci di aumentare esponenzialmente la velocità e l’efficienza gestionale dei progetti e degli aggiornamenti in diversi mercati;

·       India (Mumbai): co-creato insieme alle risorse locali, il sito di Mumbai rappresenta il centro nevralgico della rete, con servizi gestionali intelligenti a supporto sia del front, sia del back office;

·       Cina (Dalian): lavorando con diversi clienti e mercati, come ad esempio quello tecnologico, della sanità o dell’automotive, il centro aiuta a realizzare un percorso di esperienze completo che si estende dal primo incontro fino alla decisione di acquisto;

·       Costa Rica (Heredia): le competenze end-to-end di questo centro consentono di realizzare appieno il potenziale di strumenti proprietari come, per fare un esempio, i Digital Twin di Accenture;

·       Spagna (Málaga): situato a poca distanza dall’Università di Málaga, che attira circa 40.000 studenti, il centro mette a disposizione l’intero ventaglio delle soluzioni tecnologiche e di marketing di Accenture, con dieci strumenti di automazione proprietari in grado di rendere i servizi di produzione digitale e programmatici più rapidi ed efficienti;

·       Polonia (Varsavia): da oltre un decennio, il centro di Varsavia supporta brand di assoluto rilievo nell’attivazione di esperienze per i propri clienti in circa 120 mercati.

L’Experience Activation Network rappresenta, inoltre, una delle più grandi concentrazioni di esperti nell’attivazione delle strategie marketing al mondo, con migliaia di professionisti attivi a livello internazionale tra cui brand advisor, data scientist, channel strategists, esperti programmatici, direttori creativi e grafici.

Accenture Interactive arricchisce la unit programmatica con una nuova acquisizione

Lo scorso maggio, Accenture Interactive ha lanciato una divisione specificamente dedicata al Programmatic. Adesso, a pochi mesi di distanza, la società punta ad ampliare l’offerta di questa unit grazie a una nuova acquisizione.

L’azienda ha infatti comprato – per una cifra non dichiarata – Adaptly, un’ad tech company americana specializzata in soluzioni self service per l’erogazione di campagne sui social network e sulle piattaforme pubblicitarie di Google e Amazon.

La società per il momento manterrà la sua identità, ma più avanti il suo brand verrà integrato all’interno di Accenture Interactive.

Grazie a questo acquisto, Accenture potrà potenziare la propria offerta nell’ambito dell’attivazione, ottimizzazione e misurazione media a livello cross-piattaforma, andando a integrare la propria suite di prodotti esistenti. Senza contare l’accesso ad uffici a New York, Chicago, Los Angeles e Londra, una squadra di 150 specialisti del programmatic, e un parco clienti che spazia in 15 settori e comprende Mazda, e le americane Sprint (telco) e Prudential (assicurazioni).

Contenuti video: quelli lunghi o ad episodi rendono meglio a livello adv, secondo gli editori

Oggi nella nostra rassegna parliamo di video, Snapchat e società di consulenza.

Contenuti video: quelli lunghi o ad episodi rendono meglio a livello adv, secondo gli editori

Gli editori sembrano preferire video di lunga durata o ad episodi, rispetto a brevi contenuti virali. I video più corti e virali, infatti, sarebbero una fonte più instabile di ricavi pubblicitari, in quanto la loro popolarità sarebbe legata alle piattaforme di distribuzione come Facebook, e ai suoi algoritmi sempre in evoluzione. I video più lunghi, invece, risulterebbero più efficaci sia a livello di mantenimento dell’audience che di ricavi adv, in quanto percepiti come premium rispetto ad altre tipologie di contenuto. Leggi di più su Axios.

Snapchat, in autunno arriva la nuova piattaforma di gaming

Snap, la società cui fa capo Snapchat, sta attivamente lavorando ad una piattaforma di gaming, il cui lancio è previsto per questo autunno. Il progetto, a cui l’azienda sta lavorando da almeno un anno, consentirà a sviluppatori esterni di creare giochi utilizzabili all’interno dell’app di Snapchat. Una mossa con cui Snap punta ad attirare nuovi utenti sul social e portarli a passare più tempo sull’app. La società starebbe già avviando accordi con alcuni produttori di giochi. Leggi di più su CNET.

L’epoca d’oro delle società di consulenza, sull’onda del trend del marketing “in-house”

Con la tendenza di molte aziende a portare in-house la gestione di parte del proprio business pubblicitario, le società di consulenza stanno vivendo una nuova epoca d’oro. Player come Accenture Interactive, PwC e Deloitte Digital si stanno infatti ponendo sempre più sul mercato come “abilitatori”, capaci di insegnare alle aziende come gestire qualcosa prima appaltato ad agenzie esterne e su cui le imprese hanno spesso carenza di competenze. E le aziende le percepiscono come partner obiettivi, non semplici venditori. Leggi di più su Digiday.

Accenture Interactive lancia una divisione dedicata al Programmatic

Proprio poche settimane fa Accenture Interactive è stata riconosciuta da AdAge, per il terzo anno consecutivo, come l’agenzia più grande al mondo nel mercato del digital. Un successo dovuto al forte sviluppo del suo new business, a un team in costante crescita e a positive performance finanziare (nell’esercizio fiscale terminato il 30 giugno 2017 il suo fatturato è aumentato del 35% raggiungendo i 6,5 miliardi di dollari).

Nonostante questo riconosciuto successo, tuttavia, l’agenzia di Accenture non si ferma, puntando a nuovi obiettivi di crescita attraverso l’approdo a nuovi, floridi, mercati strategici. Come quello del Programmatic.

Accenture Interactive ha infatti annunciato il lancio di una nuova unit specificamente dedicata agli acquisti pubblicitari automatizzati: Accenture Interactive Programmatic Services. Una divisione che, secondo quanto dichiara la società, “aiuterà i clienti a navigare nella complessità del panorama digital, rendendoli in grado di assumere il controllo e la proprietà dei loro dati e tecnologie, fornendo loro ampia trasparenza e consentendogli di recuperare fiducia”.

Nel far questo, Accenture Interactive non punta a sostituirsi del tutto a un’agenzia media, quanto piuttosto a mettere le aziende nella posizione di poter gestire internamente il business programmatico, fornendo anche supporto nell’implementazione tecnologica. Offrirà comunque, a chi lo richiedesse, anche un servizio completo di pianificazione e acquisto di spazi pubblicitari.

Tre infatti sono i servizi che saranno forniti dalla nuova unit: Programmatic Consulting & In-housing, per aiutare i brand ad assumere il controllo delle loro capacità media, attraverso la costruzione di strategie programmatiche a lungo termine e di tecnologie interne, lo sviluppo di competenze in-house e la costruzione di nuovi modelli operativi; Ad Tech Implementation & Support, per affiancare i clienti nell’erogazione delle campagne in maniera fluida e scalabile, anche attraverso la fornitura di infrastrutture “as-a-service” (cioè utilizzabili autonomamente dal cliente); e Media Strategy, Planning & Activation, per offrire una gestione completa della pianificazione e dell’acquisto di inventory digitali in programmatic su ambienti search, social, video, display e altro.

In poche parole, come spiega l’agenzia, la unit aiuterà i clienti a “creare, costruire e formare professionalmente competenze interne da trading desk, o altrimenti gestire in maniera completa campagne digitali a livello globale”. I servizi verranno fatti pagare ai clienti secondo un modello FTE (“full-time equivalent”), e non addebitando una percentuale dell’investimento media effettuato.

Il Programmatic non è esattamente un terreno nuovo per Accenture Interactive. La società infatti forniva già servizi in questo settore, alcuni di consulenza o di formazione in-house, altri inerenti l’esecuzione degli acquisti, ed altri ancora semplicemente di supporto tecnologico. Ma non erano sistematizzati all’interno di una divisione specifica.

Adesso, invece, sarebbe giunto per la società il momento di “formalizzare” il raggruppamento di questi servizi in un’offerta dedicata. Un’offerta capace di rispondere a un bisogno pressante delle aziende di reagire a questioni come trasparenza, brand safety, frodi e utilizzo incontrollato dei dati assumendo il pieno controllo delle proprie capacità media, come evidenzia la tendenza di sempre più brand a gestire internamente il business programmatico. «Crediamo di poter aiutare i nostri clienti a fare le cose in maniera differente – spiega Scott Tieman, global lead of programmatic services di Accenture Interactive -. Accenture Interactive ha un’offerta che si contraddistingue nel mercato e che è costruita su fiducia e trasparenza. Abbiamo la possibilità di sfruttare la portata globale di Accenture e la capacità di integrare strategie, creatività, dati, tecnologie e misurazioni per portare grandi risultati. Un chiaro vantaggio per i nostri clienti».

Instagram, un nuovo strumento facilita la creazione degli annunci sulle Storie

Oggi nella nostra rassegna le ultime novità di Instagram, Accenture Interactive e Havas Group.

Da Instagram un nuovo tool per la pubblicità sulle Storie

Novità per gli inserzionisti delle Storie di Instagram. Il social ha annunciato l’attivazione di una nuova funzionalità, applicabile alle foto e ai video più brevi di 15 secondi, che consentirà di trasformare il formato di un annuncio quadrato o orizzontale per renderlo adatto a una visione verticale full-screen. Una novità con cui Instagram punta ad attirare più brand sul suo contenitore Storie, eliminando la necessità di operazioni manuali per la creazione degli annunci. Leggi di più su Marketing Land.

Accenture Interactive si potenzia sul fronte digital e CRM con una nuova acquisizione

Shopping per Accenture Interactive. La società, parte del colosso della consulenza Accenture, ha acquisito MXM, agenzia digitale e di CRM B2C di proprietà dell’editore Meredith Corp. per ben 46 anni. La sigla andrà ad ampliare le competenze di Accenture Interactive nel setttore del CRM, completando un’offerta già presidiata sul fronte B2B grazie all’acquisizione lo scorso anno dell’agenzia specializzata Wire Stone. Leggi di più su AdExchanger.

Havas Group lancia un’offerta di comunicazione per gli operatori della Blockchain

In seno ad Havas Group nasce una nuova offerta di comunicazione integrata specificamente dedicata a chi opera nel mercato della blockchain. Si chiama Havas Blockchain, opererà in collaborazione con Blockchain Partner, società di consulenza francese specializzata nella tecnologia, e sarà coadiuvata da AMO, il network di agenzie di comunicazione finanziaria del gruppo. Il suo headquarter sarà a Parigi e la sua offerta si concentrerà inizialmente a supportare le ICO, ossia i processi di raccolta fondi per le cryptovalute, ma offrirà anche supporto per la formazione, il coaching, le relazioni esterne e la comunicazione gobale a imprenditori e aziende del settore. Leggi di più su Campaign.

Programmatic, aumentano i prezzi della pubblicità. I dati di uno studio

Il posizionamento “differenziante” di Accenture Interactive, l’esordio in Borsa di Dropbox e la crescita dei prezzi della pubblicità automatizzata. Ne parliamo oggi nella nostra rassegna.

Aumentano i prezzi della pubblicità in programmatic

Il prezzo della pubblicità in programmatic è aumentato nel corso dello scorso anno. Secondo uno studio, i CPM per un formato 300×250 su desktop sono cresciuti considerevolmente tra il Q4 2016 e il Q4 2017: la maggior parte delle piattaforme pubblicitarie coinvolte ha segnalato un aumento del 10%, l’equivalente di circa 25 centesimi di dollaro. La stessa ricerca rivela che con ogni probabilità si assisterà ad ulteriori aumenti nel corso del 2018. Leggi di più su eMarketer.

Dropbox esordisce a Wall Street

Esordio positivo per Dropbox in Borsa. Nel momento della sua quotazione a Wall Street, la società ha visto il valore delle proprie azioni schizzare del 43% a circa 30 dollari. Per il mercato tech si tratta di una delle prime importanti quotazioni dell’anno, a pochi giorni da quella, altrettanto attesa, di Spotify. Leggi di più su Venture Beat.

Accenture Interactive, il posizionamento “diverso” sostiene la crescita

In occasione dell’ufficializzazione dell’ultima trimestrale, che ha visto ricavi oltre le aspettative degli analisti, il CEO di Accenture Pierre Nanterme ha dichiarato che Accenture Interactive, la divisione della società di consulenza dedicata ai servizi di marketing digitale, cresce in maniera sostenuta in quanto si differenzia rispetto alle grandi holding pubblicitarie, in particolare sul business del media planning. «Siamo focalizzati su questa parte dell’ecosistema del marketing digitale in piena crescita che chiamiamo “incontro tra brand e creatività favorito dalla tecnologia“», ha spiegato il manager. Leggi di più su Campaign.

Paolo Pacifici entra in Accenture Interactive come Digital Marketing Manager

Paolo Pacifici ha fatto ingresso in Accenture Interactive in qualità di Digital Marketing Manager, con il compito di supervisionare la data management platform e le attività programmatiche della società di consulenza.

Pacifici viene da Havas Media, dove ha lavorato per circa quattro anni nell’ambito del programmatic. All’interno della centrale, l’incarico più recente è stato quello di Head of Affiperf, il trading desk di Havas Group, mentre precedentemente ha lavorato come Media Trader occupandosi di real-time bidding e video.

In passato, ha rivestito il ruolo di Sales Account Manager di Clickpoint e di Performance Campaign Manager di Quisma, l’agenzia di performance marketing controllata da GroupM.

Da giugno Paolo Pacifici è Iab Board Advisor per il Programmatic e l’automazione del marketing.

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