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AB InBev pronta a internalizzare il programmatic in 11 nuovi mercati

A tre anni dalla decisione di portare in-house la gestione del Programmatic nel mercato americano, il colosso del beverage AB InBev – cui fanno capo brand quali Stella Artois, Bud, Corona e Beck’s – è ora pronto ad estendere questa strategia a 11 nuovi mercati a livello mondiale.

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Un «obiettivo ambizioso», ha ammesso il capo del Programmatic dell’azienda Richard Salazar in occasione dell’evento Programmatic IO di New York, per quanto si tratti di un percorso a tappe regolari.

Alla base di questa decisione non solo la volontà di ridurre i costi, ma anche e soprattutto quella di aumentare l’efficacia del marketing, assumendo decisioni maggiormente allineate al core business dell’azienda. Per una società globale come AB InBev, ha spiegato il manager, internalizzare la gestione del programmatic significa anche avere una più rapida visione del business a livello locale, più difficile da ottenere quando ci si affida a molteplici intermediari.

Ma come fa una multinazionale ad adattare una strategia programmatic globale ai vari mercati? Secondo Salazar, con una differenziazione dei compiti: al team globale spetta la standardizzazione di misurazioni e strategie, mentre ai professionisti locali e regionali, che conoscono culture e normative dei singoli mercati, l’esecuzione di tali strategie.

In tutto questo, comunque, le agenzie non vengono del tutto messe alla porta. AB InBev infatti non ha mai smesso di lavorare con la propria agenzia media di riferimento Dentsu Aegis Network (in Italia il budget è gestito da Vizeum). «Li vediamo come dei connettori. Hanno una visione a 360 gradi di tutti i canali [di comunicazione]», spiega Salazar, sottolineando come alle agenzie, in questo frangente, resti un fondamentale ruolo strategico e di consulenza.

Bob Stutz, CEO di Salesforce Marketing Cloud: «Le CDP? Una moda passeggera»

Oggi nella nostra rassegna parliamo di AB InBev, Salesforce e Google.

Il CEO di Salesforce Marketing Cloud: «Le CDP? Una moda passeggera»

Le CDP (Customer Data Platform)? Per il CEO di Salesforce Marketing Cloud Bob Stutz sono una «moda passeggera». «Penso che quello che vedremo in un paio di anni sarà che molti di questi acronimi di tre lettere non ci saranno più, ma saranno fusi tutti insieme in maniera più fluida. Se si guarda alle aziende oggi, ci sono ancora molti silos: customer service, vendite, marketing, distribuzione, ecommerce. Si possono connettere i vari dati e far collaborare le parti, ma farlo oggi necessita molto lavoro. Tuttavia, il futuro è quello». Leggi di più su AdExchanger.

AB InBev punta sulla trasparenza lanciando la sua prima campagna basata su blockchain

AB InBev ha lanciato la sua prima campagna pubblicitaria basata su blockchain. L’azienda utilizzerà la tecnologia per rendere più trasparenti le misurazioni degli annunci. La campagna, iniziata un paio di settimane fa, promuove cinque dei principali brand del gruppo, tra cui Budweiser e Bud Light, ed è stata realizzata insieme alla piattaforma pubblicitaria mobile Kiip. L’utilizzo del blockchain contribuisce a diminuire la quantità di tempo impiegata dall’azienda a setacciare i dati sulle impression, in quanto tutte le informazioni sugli annunci, come tasso di engagement, creatività, prezzi e così via, sono scaricabili e revisionabili dal brand regolarmente ogni ora. Leggi di più su AdWeek.

Google punta all’ecommerce: investiti 550 milioni di dollari nel sito cinese JD.com

Una settimana dopo aver siglato un accordo con Carrefour per la vendita online di prodotti in Francia attraverso le sue varie piattaforme tra cui Home e Assistant, Google annuncia una nuova mossa che conferma il suo recente interesse per il mondo ecommerce. La società ha investito un capitale di 550 milioni di dollari nel sito cinese JD.com. I due player contano di esplorare lo sviluppo congoiunto di soluzioni retail in varie regioni, tra cui il Sud-est asiatico, l’Europa e gli Stati Uniti. Leggi di più su Bloomberg.