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Sizmek, l’integrazione con Rocket Fuel completa entro l’anno. Il Ceo Grether: «Dal 2018 al lavoro sulla televisione connessa»

In un’intervista esclusiva, il Chief Executive Officer, Mark Grether, rivela il piano di crescita globale della società ad-tech ora presente anche in Italia. Il business è in utile

di Cosimo Vestito
03 novembre 2017
mark grether-sizmek

All’interno dell’industria ad-tech, l’acquisizione di Rocket Fuel da parte di Sizmek è stata una delle operazioni più importanti del 2017.

Annunciato a luglio e ufficializzato a settembre, l’accordo, del valore di 145 milioni di dollari, ha consentito alle due società di combinare gli strumenti di ottimizzazione creativa della controllata di Vector Capital alla piattaforma di marketing predittivo, sviluppando così un’offerta tecnologica completa dedicata esclusivamente all’acquisto di pubblicità.

Grazie all’operazione, Sizmek ha anche ottenuto un ufficio nel nostro Paese, ed Enrico Quaroni, già Regional Director Southern Europe e MENA di Rocket Fuel, ne è diventato Managing Director.

Ora la struttura è impegnata in un piano strategico di crescita globale, come ci ha rivelato il Chief Executive Officer, Mark Grether, che include lo sviluppo di nuovi prodotti a partire dall’anno prossimo.

In che modo avverrà l’integrazione tra Sizmek e Rocket Fuel?

«Per prima cosa, abbiamo unito le due strutture sotto il profilo aziendale e organizzativo: ora operiamo come una società unica e sotto un solo marchio, quello di Sizmek. È inoltre in corso un processo di integrazione tra i prodotti, l’ad server di Sizmek e la data management platform e la demand-side platform di Rocket Fuel, in un’unica piattaforma tecnologica disponibile a livello globale ad aziende, agenzie e trading desk. Ora le nostre cinque diverse fonti di raccolta dati utilizzano gli algoritmi di Intelligenza Artificiale di Rocket Fuel per l’ottimizzazione dinamica delle creatività e l’esecuzione media».

Come cambierà la vostra offerta e la vostra presenza in Italia?

«Stiamo combinando gli uffici e assorbendo il personale di Rocket Fuel. In questo modo abbiamo conquistato nuove sedi in aree che precedentemente non erano presidiate, come appunto l’Italia. Un’espansione che ci permetterà di vendere i nostri servizi su scala internazionale e distribuirli in maniera più capillare. Per noi è molto importante avere una presenza fisica nei diversi mercati, le nostre squadre locali godranno così dell’autonomia e della flessibilità necessarie per operare in maniera ottimale, secondo le esigenze dei clienti in loco.

Dal punto di vista tecnico, poiché i nostri prodotti funzionano in modalità software-as-a-service e i clienti possono utilizzarli in totale autonomia, siamo in grado di garantire totale continuità nelle operazioni in tutto il mondo. Il nostro modello, nel frattempo, sta diventando sempre più trasparente e sicuro, in cui è possibile individuare tutti le componenti delle transazioni. Coerentemente con questo principio, la nostra offerta continua ad essere focalizzata sull’acquisto; non disponiamo di supply-side platform o altre soluzioni per la vendita per non incorrere in conflitti di interesse o altre logiche opache».

Come si chiude il 2017 per Sizmek e quali obiettivi avete per l’anno prossimo?

«La nostra priorità per la fine di quest’anno è far convergere efficientemente i nostri sei team di ingegneri e combinare le tecnologie delle due società in un’unica piattaforma unificata, in questo modo potremo raggiungere una scala veramente globale. Solo in seguito ci dedicheremo allo sviluppo di nuovi prodotti, il nuovo segmento in cui intendiamo operare è la televisione connessa.

Per quanto riguarda l’aspetto finanziario, la nostra è una compagnia redditizia e non perde denaro. Più in generale, in seguito all’acquisizione, Rocket Fuel è stata ritirata dal listino Nasdaq mentre Sizmek non è quotata, ciò ci consente di restare svincolati dai pressanti obiettivi di crescita sul breve termine imposti dagli azionisti, e quindi di concentrarci su risultati di lungo periodo. Il mio obiettivo per il 2018 è gettare le basi per una crescita sostenibile».

Quali saranno i prossimi temi di discussione all’interno del settore della pubblicità digitale?

«Sicuramente la General Data Protection Regulation (GDPR) e la norma sull’ePrivacy terranno molto impegnati gli operatori. Gli editori sono preoccupati perché dovendo richiedere preventivamente il consenso alla raccolta dei cookie non riusciranno più a raccogliere dati sugli utenti.

Tuttavia, a fronte delle ridotte capacità di targeting si renderà necessaria una maggiore erogazione di pubblicità per raggiugere un pubblico più ampi possibile, e questo per noi potrebbe essere addirittura un vantaggio sul lungo periodo. L’obiettivo dei legislatori, in fondo, è quello di creare un rapporto più forte e sano tra consumatori e aziende».

È ormai evidente che l’industria si stia progressivamente concentrando, la stessa acquisizione di Rocket Fuel da parte di Sizmek ne è dimostrazione. Quali sono secondo te le ragioni di questo fenomeno?

«Poiché Facebook e Google non sono più considerate delle compagnie tecnologiche ma delle vere e proprie compagnie media, un cambio di prospettiva importante, è cresciuta la domanda di operatori ad-tech indipendenti, con soluzioni alternative, che per potenziare la loro offerta tecnologica e ampliare la loro scala ricorrono a fusioni e acquisizioni.

Un altro fattore da tenere in considerazione è la convergenza tra i diversi settori, con l’ingresso progressivo delle società di telecomunicazione nel comparto: l’obiettivo in questo caso è combinare il loro vasto patrimonio di dati a media e contenuti».

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