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Mattia Stuani, RadiumOne: «Mettiamo la trasparenza alla base del risultato»

Secondo il managing director per l’Italia della società di ad tech, la trasparenza è un fattore competitivo, perché direttamente funzionale alla qualità del servizio erogato

di Simone Freddi
23 maggio 2016
Mattia Stuani-RadiumOne
Mattia Stuani

Il Programmatic è stato uno dei temi più dibattuti del Festival of Media Global, l’evento internazionale organizzato da C Squared per analizzare l’evoluzione del marketing alla luce dei nuovi comportamenti di consumo e mediatici. Ciò non stupisce: con la headline “The next ten years”, l’edizione 2016 dell’evento ha voluto concentrarsi sugli scenari futuribili della industry pubblicitaria, in cui dati, tecnologie e automazione dei processi hanno senz’altro un ruolo-chiave.

«Come realtà globale e “at the edge of technology”, per noi è importante essere presenti a un appuntamento come questo, che ci permette di fare networking a un livello alto», ci ha detto Mattia Stuani, Managing Director per l’Italia di RadiumOne, una delle società a più rapida crescita dello scenario dell’ad tech internazionale, che ha presenziato all’evento con uno stand.

Il programmatic, però, non è solo il futuro ma argomento di attualità nel mercato. «Già oggi, nelle gare media le aziende valutano i centri media più per la loro proposizione in termini di programmatic che per la capacità di portarli in tv o sugli altri mezzi, competenza che danno ormai per assodata», osserva Stuani. «È sul gigantesco tema del programmatic, a cui si collega la capacità di utilizzare con efficacia i dati, che i clienti si concentrano e che fa la differenza».

Nel corso del Festival of Media, molto spazio è stato dato al tema della trasparenza nell’ambito del media buying automatizzato, un aspetto che preoccupa molto gli investitori. «La cosa non può che farmi piacere – commenta Stuani – RadiumOne è nata proprio per fare della trasparenza nei confronti del cliente la base su cui costruire il risultato, assieme a una capacità senza pari di raccolta, elaborazione e immediata attivazione del dato».

«Spesso mi viene fatta l’obiezione che non in tutte le industry è richiesta una trasparenza nella filiera di produzione, ad esempio: quando un consumatore compra una macchina fotografica non è tanto interessato ai dettagli sulla componentistica bensì al risultato finale, ovvero le funzionalità del bene. Tuttavia – osserva il Managing Director di RadiumOne – nel nostro specifico settore è un po’ come nell’industria alimentare, dove l’acquirente ha l’esigenza di conoscere ogni dettaglio relativo al prodotto. La trasparenza diventa dunque fattore competitivo perché direttamente funzionale alla qualità del servizio erogato e perciò al risultato finale. Basta Black Box, è l’ora del Programmatic 2.0».

L’approccio sembra funzionare. RadiumOne, in Italia dallo scorso ottobre, si sta infatti affermando in fretta anche nel nostro mercato. «Stiamo andando molto bene e proprio in questi giorni, per supportare questa crescita, stiamo allargando il nostro team con l’innesto di professionisti tra i più competenti e affermati sul mercato», conclude Stuani.

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