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“Stay Robot. Stay Human!” Tutte le implicazioni dell’AI dalla creatività alla robotica

La General Manager di Quantcast Italia, Ilaria Zampori, e Barbara Caputo, Senior Researcher all’IIT sono state tra le protagoniste di Huddle 2018, l’evento organizzato da Mindshare a Milano

Teresa Nappi
27 novembre 2018
Ilaria-Zampori-GM-Quantcast-Italia
Ilaria Zampori

In un’intera giornata dedicata al tema dei Futuri Possibili e alle voci femminili che possono renderli tali non poteva mancare Ilaria Zampori, General Manager in Italia di Quantcast, società internazionale che possiede e gestisce la più grande piattaforma al mondo di audience insight e misurazione dell’open internet.

Oggi Ilaria Zampori, per il secondo anno consecutivo, è stata infatti tra le protagoniste di Huddle 2018, l’evento organizzato il 27 novembre da Mindshare a Milano, per dimostrare come l’intelligenza artificiale rivoluzionerà il mondo della creatività e i modi di vivere delle persone.

Zampori ha ospitato sul palco Barbara Caputo, Senior Researcher all’IIT – Istituto Italiano di Tecnologia, che ha presentato l’evoluzione e l’applicazione dell’AI nella visione robotica, illustrando come i robot stanno imparando non solo a percepire gli oggetti ma anche a conoscerne il significato.

Ad aprire i lavori del talk intitolato “Stay Robot. Stay Human!”, la giornalista e autrice di programmi Rai Barbara Carfagna, che in qualità di moderatrice ha accompagnato gli ospiti in sala in un viaggio sorprendente alla scoperta di un futuro sempre più “robot” in cui però non potrà, anzi, non dovrà mai mancare l’immaginazione, la creatività e l’intelligenza proprie dell’essere umano.

L’influenza positiva dell’AI sulla creatività

Come ha spiegato Zampori, l’obiettivo delle società tech che lavorano con l’AI non consiste nel replicare l’intelligenza umana, esperienza peraltro impossibile, ma nel creare macchine e strumenti più intelligenti capaci di semplificare la vita e renderla migliore sia a livello personale che professionale.

Oggi si parla di machine learning per indicare l’abilità di una macchina di apprendere attraverso l’esperienza seguendo l’esempio del cervello umano. Un’evoluzione tecnologica iniziata già negli anni Cinquanta e Sessanta che sta vivendo una nuova primavera mostrando appieno le straordinarie opportunità offerte dell’AI che in futuro automatizzerà l’automatizzabile.

«Generalmente la parola automatizzazione non piace perché rimanda subito al taglio dei costi, inteso anche e soprattutto in termini di risorse umane – ha affermato Zampori -. In realtà io la considero assolutamente entusiasmante e stimolante perché la associo al concetto di innovazione. Credo fortemente infatti che, grazie all’intelligenza artificiale, raggiungeremo traguardi ad oggi impensabili in qualsiasi settore a partire dalla creatività».

Proprio la creatività sarà uno dei settori più influenzati positivamente dall’AI. Nei laboratori di ricerca è già operativo il Generative Adversarial Networks, una serie di algoritmi di intelligenza artificiale che, implementando due sistemi di reti neurali, permette alla macchina di diventare autodidatta. Da qui la prossima trasformazione dell’AI che diventerà un vero e proprio co-creator di contenuti, aprendo scenari fino ad oggi inimmaginabili.

«Avremo macchine in grado di creare un volto umano quanto più simile alla realtà partendo da un semplice schizzo o di modificare il passaggio in una foto, per esempio da invernale ad estivo, senza la necessità di un altro scatto o un’ulteriore grafica», ha spiegato ancora Zampori.

Le implicazioni dell’AI nel mondo della robotica

Quella dell’AI è un’innovazione continua e incredibile che trova conferma anche nel mondo della robotica, come ha descritto Barbara Caputo.

All’IIT la ricercatrice guida il laboratorio di ricerca Visual and Multimodal Applied Learning (VANDAL) che si fonda sullo sviluppo di algoritmi e di conoscenze teoriche in grado di permettere ai robot, o più in generale a sistemi basati sull’intelligenza artificiale, di imparare autonomamente informazioni sugli oggetti.

«Uno dei grandi trionfi dell’intelligenza umana e al tempo stesso uno degli enormi limiti dell’intelligenza artificiale è la capacità di immaginare e di andare oltre la percezione del singolo oggetto», ha dichiarato Caputo. Da qui l’importante sfida che sta affrontando in laboratorio: insegnare ai robot non solo a percepire un oggetto, ma a vederlo davvero.

Solo se riusciranno a capire ciò che vedono, i robot potranno infatti andare oltre i loro limiti attuali e diventare i più grandi alleati delle persone nella vita quotidiana. Un obiettivo ambizioso per il quale il team di ricerca utilizza strumenti tratti dal machine learning, dall’analisi di segnali multimodali per la computer vision e dal data mining, come per esempio il deep learning. Si tratta di una somma di algoritmi a grande capacità, così chiamati perché in grado di gestire milioni e milioni di dati, che cercano di simulare i comportamenti del cervello umano.

Grazie a questa tecnologia i robot riescono a crearsi dei modelli, definiti metamodali, già presenti nel cervello umano, che riuniscono tutte le nozioni sugli oggetti apprese dal web, fonte inesauribile di dati, informazioni e immagini, per ottenere più che una percezione, una visione dell’oggetto.

Il passo successivo sarà insegnare loro a immaginare l’oggetto in tre dimensioni per andare oltre la semplice immagine online e comprenderne la vera natura. Un traguardo che renderà gli occhi dei robot sempre più simili a quelli umani per una convivenza futura estremamente collaborativa e positiva.

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