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Qualità degli spazi pubblicitari online, IAB Italia rilascia i primi dati del Quality Index

L’indicatore dell’associazione vuole offrire ai publisher un parametro completo per valorizzare la propria offerta, e agli investitori un criterio di scelta oggettivo dei bacini adv

di Simone Freddi
28 maggio 2019
media-quality

Prima verifica superata per gli editori premium italiani sul fronte della qualità dei bacini pubblicitari digitali: è un quadro infatti confortante quello tracciato dai primi dati dello IAB Quality Index, lo strumento creato da IAB Italia per misurare e certificare la qualità dell’inventory online.

La prima edizione (disponibile qui) della ricerca – che si propone di sostenere i valori di qualità e trasparenza della rete attraverso una rilevazione “terza” e imparziale – ha infatti dato origine a oltre 200 canali certificati, più del 30% dei quali ha ottenuto la valutazione “eccellente” di tre stelle.

L’obiettivo dell’indicatore è quello di offrire ai publisher un parametro completo per valorizzare la propria offerta, e alle aziende e alle loro agenzie un criterio di scelta oggettivo dei bacini pubblicitari, per accertarsi che i propri investimenti in comunicazione siano associati a contesti di elevata qualità e per disporre di informazioni più precise e oggettive sulla pianificazione delle loro campagne.

«Siamo particolarmente orgogliosi di aver ricevuto l’adesione dei principali publisher italiani, che si sono resi disponibili a essere misurati e certificati secondo i criteri del nostro Quality Index – ha commentato Carlo Noseda, Presidente di IAB Italia. Condé Nast, Hearst, Il Sole 24Ore, lastminute.com, Manzoni, Mediamond, RCS, Sky, Triboo e WebAds sono i primi ad aver risposto alla nostra chiamata, a dimostrazione di un’editoria italiana online che ha il coraggio di mettersi in discussione per migliorare ed elevare il livello di qualità offerto ai propri inserzionisti».

Altri sette editori entreranno a far parte delle rilevazioni in vista della prossima edizione della ricerca, che sarà rilasciata tra tre mesi. Come spiegato in passato da IAB Italia, l’ambizione del progetto è infatti quello di ottenere l’adesione della maggior parte dell’offerta editoriale italiana, con tutte le sue properties e canali, in modo da offrire al mercato uno strumento oggettivo per orientare gli investimenti in comunicazione verso i prodotti pubblicitari che garantiscono maggiore qualità e rispetto delle regole, a supporto sia delle pianificazioni dirette sia del programmatic buying. La piattaforma permette infatti il download di un file con i canali certificati, che può essere utilizzato all’interno delle piattaforme di acquisto.

Come funziona lo IAB Quality Index

IAB Quality Index si basa sulle misurazioni condotte da comScore, Integral Ad Science e Meetrics che insieme a IAB Italia, e con il supporto di EY, valutano la qualità dei contesti online secondo cinque KPI: Viewability, Brand Safety, Invalid Traffic, Ad Clutter e rispetto dei cosiddetti LEAN Principles. Questi parametri – promossi sui mercati internazionali come le metriche di riferimento – sono oggetto di una misurazione su base trimestrale e per un periodo di quattordici giorni consecutivi in relazione ai formati pubblicitari maggiormente utilizzati, video e display, in ambiente sia desktop sia mobile browser.

I valori rilevati sui 5 KPI oggetto di misurazione sono riportati su scala 0-100 e confluiscono nell’algoritmo di calcolo che determina il valore finale dello IAB Quality Index, secondo una media ponderata. Se il punteggio finale dell’IQI supera una soglia minima il publisher ottiene la certificazione di qualità con una matricola variabile tra le due (qualità alta) e le tre (qualità molto alta) stelle.

Il tema della qualità e della trasparenza dell’advertising online è cruciale per poter attirare nuovi investimenti. «Nonostante i numerosi errori di valutazione commessi, i grandi della rete – che detengono in Italia oltre il 75% degli investimenti pubblicitari online – generalmente non consentono ad enti esterni di misurare direttamente le loro audience, limitandosi a fornire ai vendor di certificazione i loro dati per una misurazione indiretta. Facciamo pertanto appello agli inserzionisti affinché pretendano gli stessi standard di qualità da tutti gli attori del sistema; solo così si può ambire a un circolo virtuoso capace di innescare un processo di miglioramento continuo del nostro settore», conclude Carlo Noseda.

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