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Programmatic, gli editori europei vogliono più trasparenza

Il Guardian avrebbe avviato una serie di colloqui con Axel Springer e Schibsted per trovare una soluzione congiunta contro tech tax e inventory fraudolente

di Alessandra La Rosa
30 ottobre 2017
trasparenza

Qualcosa si muove tra gli editori europei sul fronte trasparenza.

Secondo quanto riporta il sito Digiday, il Guardian avrebbe avviato una serie di colloqui con altri due grossi publisher, Axel Springer e Schibsted, su come ridurre il fenomeno del traffico fraudolento e altre pratiche poco trasparenti della supply chain del Programmatic.

I colloqui sarebbero cominciati mesi fa, con i tre editori alla ricerca di possibili soluzioni per proteggere le buone pratiche del programmatic e migliorare l’efficienza dei processi di monetizzazione. L’intenzione non sarebbe stata, comunque, la creazione di un consorzio vero e proprio (come peraltro è successo in altri casi) quanto piuttosto un dialogo alla ricerca di un’azione congiunta per assicurare che inserzionisti e venditori di pubblicità automatizzata non siano esposti a sconosciute fee tecnologiche o ad inventory fraudolente.

«La nostra visione condivisa è quella ridefinire la pubblicità digitale, catalizzando la sua evoluzione da un marketplace frastagliato, opaco e inefficiente a un’ecosistema competitivo che fornisce un valore senza eguali sia alle aziende che agli editori», ha spiegato Danny Spears, programmatic director del Guardian, in occasione della sua partecipazione al recente Publishing Summit Europe di Digiday a Berlino.

Da diverso tempo la testata britannica si è fatta paladina della trasparenza del programmatic in Europa. Lo scorso anno, a seguito di un’indagine sulla propria inventory, aveva scoperto che solo il 30% dei ricavi della vendita delle proprie inventory in programmatic finiva nelle sue casse, mentre il resto andava ai vari partner tecnologici. In seguito a quella scoperta aveva a marzo aperto una causa, tuttora in corso, con Rubicon Project, accusandola di non aver reso note delle fee.

«Oggi l’ad tech vuole assumere il controllo del nostro stack pubblicitario, allo stesso tempo contendendosi gli investimenti pubblicitari dei nostri clienti», ha detto provocatoriamente il programmatic director all’evento di Digiday. «La nostra convinzione è che le vendite media siano una nostra prerogativa, e che la tecnologia dovrebbe essere un semplice abilitatore. I publisher hanno bisogno di recuperare il controllo della loro supply chain e assicurare la loro sovranità sulle decisioni inerenti i propri ricavi».

E di fronte a questa necessità, discutere a livello di industry su possibili soluzioni può essere una strada vincente. «Gli editori devono collaborare per costruire un ambiente di cui essere orgogliosi di far parte. E’ così che il Programmatic può finalmente mantenere la sua promessa».

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