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Con il programmatic adv non si rischia di deprezzare il valore dell'inventory?

Torna l’appuntamento con “L’esperto risponde”: uno spazio a cadenza settimanale in cui Cristina Pianura, Ceo Italy di Prime Real Time, risponde a una serie di F.A.Q. sul mondo della pubblicità “automatizzata”

Programmatic-Italia
15 gennaio 2016
Cristina Pianura-prime real time-sharethrough
Cristina Pianura

Torna l’appuntamento con “L’esperto risponde”: uno spazio a cadenza settimanale in cui Cristina Pianura, Ceo Italy di Prime Real Time, risponde a una serie di F.A.Q. sul mondo della pubblicità “automatizzata”.

Se avete qualche domanda particolare da sottoporre a Cristina, scriveteci a redazione@programmatic-italia.com!


Con il programmatic adv non si rischia di deprezzare il valore dell’inventory?

La risposta a questa domanda è sia affermativa che negativa.

Il Programmatic Advertising in sé e per sé è la risposta più coerente ed efficace per la miglior valorizzazione possibile del proprio inventory.

L’asta ha il pregio di assegnare l’impression solo al bidder ottimale in quel preciso istante, il Private Deal garantisce che la componente “irrazionale” legata alla Brand Site e al valore riconosciuto dal mercato per quel sito/utente sia comunque remunerata. Lasciar competere anche la vendita diretta con le vendite in Programmatic Advertising è il modo migliore per garantirsi la migliore raccolta pubblicitaria possibile.

Questo tuttavia è vero a fini pratici solo a parità di qualità dell’impression pagata: nel Programmatic Advertising la qualità dell’inventory è una discriminante decisiva del valore.

Viewability, utente unico, bassa frequenza per utente e grossi volumi sono determinanti per raccogliere fatturati decisamente migliorativi della vendita diretta. L’ideale è un sito che conti milioni di utenti, con un ricambio costante ma fidelizzati, ciascuno dei quali esposto a non più di 10 impression per sessione, tutte viewable: una perfezione meramente teorica.

Per la vendita diretta invece, ogni impression ha la stessa valenza, conta solo il volume adservito. Passare da un modello di tipo tradizionale ad un modello Programmatic-Driven può essere dunque molto pericoloso per chi non abbia abbastanza ricambio di utenza, volumi su base audience molto elevati, utenti esposti a decine o centinaia di impression per sessione (teniamo presente che ogni formato pubblicitario in pagina è una impression per utente anche se non viewable) e troppo adv below the fold rispetto all’above the fold o comunque viewable.

Sia chiaro inoltre che qualunque forma di traffico “artificioso” quale ad esempio il traffico da site-under o robot risulta del tutto non monetizzabile dalle SSP più serie sul mercato.

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