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Privacy, il 30% degli italiani non ha mai negato o limitato l’accesso ai propri dati

Lo rivela l’Eurostat. La percentuale nazionale è poco sopra la media europea del 28%. Intanto permane il problema sicurezza, complice l’ancora scarsa attenzione degli utenti alla protezione dei dati

di Rosa Guerrieri
28 gennaio 2019
data-privacy

Le aziende oggi sono sempre più attente a come raccogliere e utilizzare i dati degli utenti, complici anche nuove normative che fissano dei paletti in materia, come il GDPR europeo. Ma le persone sono altrettanto attente alla protezione delle loro informazioni personali?

In Europa sembrerebbe non così tanto. Secondo gli ultimi dati Eurostat per il 2018, lo scorso anno all’interno dell’Unione Europea il 75% delle persone tra i 16 e i 74 anni ha usato uno smartphone per scopi privati, ma il 28% quando ha utilizzato o installato un’app non ha mai limitato o rifiutato l’accesso ai suoi dati personali. L’Italia è poco sopra la media Ue, al 30%.

Il Paese dove i cittadini si proteggono di più risulta essere la Francia, in cui la percentuale scende al 10%, seguito da Germania (16%), Paesi Bassi e Lussemburgo (entrambi il 17%). La Repubblica Ceca è invece la Nazione dove la popolazione online si protegge di meno (67%), seguita da Bulgaria (49%), Cipro e Regno Unito (entrambi al 43%).

In realtà il problema, secondo quanto emerge dai dati Eurostat, non è la mancanza di informazione. Secondo l’istituto, solo il 7% dei possessori di smartphone nell’Ue non è a conoscenza della possibilità di limitare o rifiutare l’accesso ai propri dati personali quando si utilizza o installa un’app. Meno della metà (43%) ha dichiarato di avere un sistema di sicurezza installato automaticamente o fornito dal sistema operativo, e un ulteriore 15% ha ammesso di aver sottoscritto un sistema di sicurezza o di averne usato uno installato da qualcun altro.

E proprio a proposito di sicurezza, oggi 28 gennaio è il Data Privacy Day, giornata istituita dall’Unione Europea nel 2006 per sensibilizzare la popolazione sulla protezione delle proprie informazioni personali online. Un problema che a quanto pare è ancora molto diffuso, non solo per l’aumento del cybercrime, in un momento in cui i dati sono preziosissima merce di scambio, ma anche per l’ancora scarsa attenzione degli utenti alla propria sicurezza digitale. A tal proposito, la società di sicurezza Sophos ha stilato una classifica degli errori più comuni commessi dalle persone, e che mettono a rischio la loro vita digitale. Tra questi ci sono ad esempio il riutilizzo delle password, lasciare la webcam sempre accesa, non aggiornare i software e consentire alle app di avere accesso completo al proprio dispositivo.

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