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Poca trasparenza nel Programmatic? Le aziende reagiscono. Ecco come

Richieste di report dettagliati, blacklist aggiornate e whitelist customizzate: sono alcuni degli espedienti usati dai marketer per fronteggiare la mancanza di informazioni chiare su inventory e dati

di Alessandra La Rosa
14 marzo 2016
difficoltà-ostacoli-programmatic

Il mercato del Programmatic cresce, ma alcuni temi ad esso legati, in prima istanza frodi e poca trasparenza, continuano a preoccupare i marketer.

E’ quanto rivela una ricerca condotta dalla statunitense ANA (Association of National Advertisers) e Forrester, secondo cui il numero di aziende che hanno acquistato spazi in maniera automatizzata nel 2015 è più che raddoppiato rispetto al 2014 (il 79% degli intervistati contro il 35%). Concorde il parere sui principali vantaggi dell’adv data-driven: migliore targettizzazione e ottimizzazione in real-time.

Tuttavia, nonostante la significativa crescita, alcune criticità del Programmatic sono ancora motivo di preoccupazione per i professionisti del marketing, e dunque seri ostacoli all’utilizzo di questa modalità di pianificazione.

Circa il 70% degli intervistati ha citato le pubblicità fraudolente e i bot come principale problema del Programmatic, e molti altri hanno puntato il dito anche sulla mancanza di trasparenza riguardo i costi della filiera, l’inventory e i dati.

Criticità alle quali, tuttavia, le aziende hanno mostrato di stare concretamente cercando delle soluzioni. Il 62%, ad esempio, ha iniziato a richiedere linee guida dettagliate e report alle agenzie partner, il 51% utilizza blacklist costantemente aggiornate, il 45% whitelist targettizzate, il 42% acquista inventory da private marketplace creati dalle media company, e il 40% ha aggiunto diciture chiare all’interno degli ordini di inserimento. Il 31% degli intervistati, infine, ha affermato di stare espandendo le proprie competenze in-house per gestire e coordinare autonomamente gli acquisti in Programmatic.

«Se il programmatic buying offre benefici, è un mercato che paga la sua complessità e mancanza di trasparenza – commenta Bob Liodice, presidente e ceo di ANA -. Ed è uno spreco. La industry, e i marketer in particolare, avrebbero grandi benefici da un ripensamento dell’intera filiera».

 

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