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Phil Duffield, AOL: «Al lavoro per portare il Programmatic Tv in Italia»

Il nostro Paese si conferma un mercato strategico per AOL: tra la fine dell’anno e l’inizio del 2017 verranno localizzate la piattaforma di attribution multi-touch Convertro e una Display DSP

di Alessandra La Rosa
02 maggio 2016
Phil-Duffield-AOL

Portare il Programmatic Tv in Europa e in Italia? Per Phil Duffield, head of advertising di AOL International, è soprattutto una questione di dati.

Il manager, tra i protagonisti del Programmatic Day con un intervento focalizzato sull’evoluzione del programmatic video, dall’acquisto RTB standard alle “inebrianti altezze” della Programmatic Linear Tv, a margine dell’evento ci ha spiegato che l’applicazione del Programmatic al mezzo televisivo è qualcosa di inevitabile ma anche complesso, e che richiede del tempo per essere portato a termine nella maniera più profittevole per aziende e broadcaster.

«Dall’esperienza che abbiamo avuto in quei mercati dove il Programmatic Tv è già presente, come gli Stati Uniti o l’Australia, abbiamo notato che ci vuole del tempo prima che la industry comprenda i reali benefici della pubblicità automatizzata e data-driven – ha detto -: negli Stati Uniti ci sono voluti due anni e mezzo, in Australia dodici mesi, perchè si potesse costruire una reale offerta di Programmatic Tv. Ma senza dubbio il Programmatic del futuro sarà basato sugli schermi televisivi, la tv è il mezzo che ha più potere, e quello su cui si investono i maggiori budget».

E la presenza della tv all’interno di un media plan in Programmatic diventa ancora più importante se si pensa al tema dell’attribution. «Quella delle attribuzioni è una questione particolarmente cara ai nostri clienti, che naturalmente vogliono sapere quale parte dei media plan porta più risultati, a fronte di un investimento effettuato. Perchè i modelli di attribuzione funzionino in ottica multiscreen, è necessario che la televisione faccia parte delle strategie in Programmatic: i player ne trarrebbero grosso beneficio, perchè il mezzo televisivo è ancora molto importante e attrae grossi investimenti di comunicazione. Il Programmatic cresce, e i broadcaster devono capire che possono beneficiare di questa crescita, se decidono di essere parte del processo decisionale multiscreen dei consumatori».

Ma quanto si dovrà aspettare perchè la Programmatic Tv arrivi anche in Europa? «L’Europa è un mercato molto sfidante, estremamente frammentato, fatto di Paesi con sistemi e player diversi – ha risposto il manager -. Questo complica le cose, perchè il primo passo per costruire un’offerta pubblicitaria televisiva in Programmatic è recuperare e organizzare i dati, e i data suppliers sono veramente tanti. AOL ci sta lavorando: a Londra abbiamo un Enterprise Strategy Team che ha tra i suoi obiettivi principali proprio quello di lanciare la Programmatic Tv in diversi Paesi, e sta già avendo una serie di colloqui con alcuni fornitori di dati. L’Italia è certamente parte di questo progetto».

Il nostro Paese si conferma un mercato strategico per AOL, su cui la società sta lavorando molto in ottica di localizzazione dei propri prodotti globali. «Attualmente stiamo lavorando a due prodotti, già esistenti in altri mercati: la piattaforma di modelli di attribuzione multi-touch Convertro e una Display DSP, che dovrebbero arrivare in Italia tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 e che andranno ad affiancare gli altri nostri prodotti presenti sul mercato, un prodotto video per editori e inserzionisti, una Display SSP e la piattaforma video Be On».

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