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Performance e Native, i nuovi orizzonti del programmatic

La gestione del native adv attraverso piattaforme favorirà la standardizzazione del formato, ampliando di fatto la base traffico. Ne è convinto il Ceo dell’ad-network italiano, che descrive il futuro di due settori che vede altamente correlati

di Roberto Barberis, 4W MarketPlace
14 luglio 2016
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Native e performance sono due concetti nei quali 4w si identifica completamente e in maniera assolutamente naturale. «Sta nel nostro Dna, nelle origini del nostro business che si era affermato attraverso i formati Annunci Native», ci ha detto Roberto Barberis, Ceo di 4w MarketPlace 

La relazione tra native e performance è particolarmente stretta e ricca di opportunità, sostiene il manager, laddove una corretta correlazione sul giusto consumatore fa scattare l’azione. «Tutte le caratteristiche del native, d’altro canto, rendono sicuramente migliori le performance, intese in senso più ampio, anche sul lato brand, dove attraverso progetti speciali di video native, per esempio, andiamo a soddisfare tutta una serie di aspetti comunicativi della marca sollecitando una relazione con l’utente potenzialmente più interessato. La nostra interpretazione di native in relazione alla performance va senza dubbio nella direzione di formati non invasivi, funzionali rispetto all’interesse dell’utente, in linea con il look & feel editoriale».

Come il dato può ottimizzare un branded content online?

4w associa l’utilizzo dei dati per segmentazioni socio-demo al raggruppamento di consumatori in contesti verticali dove veicolare in maniera puntuale le campagne degli advertiser. Questi cluster ci danno informazioni utili sul grado di “apprezzamento” della campagna e sulle aree di intervento per migliorarne le performance. 4w lavora naturalmente anche con azioni di retargeting e potendo contare su un’offerta di formati molto ampia, dagli annunci native alla display e al video, su un’inventory estremamente estesa, raggiunge un alto livello di efficacia.

I publisher che ruolo svolgono in questo quadro?

I publisher sono una fonte inesauribile di opportunità, la nostra missione è metterli in comunicazione con la domanda e fare in modo che entrambi siano soddisfatti. Avere un punto di vista privilegiato come il nostro sul mondo dei publisher ci fa capire, soprattutto se parliamo di native e performance, come posizionare le “raccomandazioni” e la qualità di interazione di quelle posizioni. Se di base abbiamo un traffico qualitativamente alto, possiamo sempre migliorare attraverso le ottimizzazioni classiche e quelle data-driven.

Ci fa un esempio di quanto spiegato?

Gli esempi sono il lavoro quotidiano che 4w svolge da anni sul fronte delle “raccomandazioni”. Abbiamo un nutrito team di account dedicati ed esperti proprio nell’ottimizzazione delle campagne. Le variabili sono infatti talmente numerose e imprevedibili che un lavoro di costante monitoring e analisi è fondamentale per portare ad ottimizzazioni efficaci di una campagna.

Quali sono secondo lei i trend che guideranno l’evoluzione del performance marketing in chiave native?

Ho la sensazione che ci sarà una veloce evoluzione dei formati native verso la gestione tramite piattaforme programmatiche, il che favorirà la standardizzazione del formato e naturalmente l’autonomia in fase di buying. Se da una parte andrà a creare un certo scompenso in un segmento d’offerta che è attualmente saldamente in mano alla proposta diretta, ritengo che si tratterà semplicemente di riorganizzarsi di conseguenza, come sempre.

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