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ads.txt sempre più utilizzato dagli editori digitali, lo dice OpenX

Uno studio della società ad-tech rivela che oltre la metà dei primi 1.000 editori della classifica comScore ha integrato lo strumento anti-frode di IAB

di Cosimo Vestito
01 febbraio 2018
ads.txt

Più della la metà dei primi 1.000 editori della classifica comScore ha integrato sulle proprie testate digitali ads.txt. Lo rivela un’indagine di OpenX, che registra, a sette mesi dalla sua introduzione, una crescita complessiva nell’utilizzo dello strumento anti-frodi di IAB.

“La rapida adozione di questa iniziativa sottolinea la necessità di soluzioni di questo tipo per il mercato e contribuisce a generare fiducia nel valore del programmatic”, ha dichiarato in una nota John Murphy, Head of Marketplace Quality della società ad-tech.

Nello specifico, l’impiego del protocollo ha subito un’impennata nel corso delle ultime settimane, dopo una accoglienza non proprio entusiastica da parte del mercato. Ad agosto, infatti, la penetrazione non superava il 7%.

Attualmente, IAB Tech Lab è al lavoro sul successore ads.txt: si chiama ads.cert ed è uno strumento che autentica le inventory attraverso l’utilizzo di informazioni crittografate.

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