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Native Adv, il Programmatic sale al 36% di market share nel primo semestre 2018

Lo rivela il Barometro di Quantum Advertising, relativo alla prima metà dell’anno. I principali inserzionisti sono le aziende Automotive, Pharma ed E-commerce

di Alessandra La Rosa
27 luglio 2018
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Qual è lo stato del Programmatic Native in Italia? A questa domanda prova a rispondere Quantum Advertising, con una nuova edizione del suo Barometro del Programmatic Native Advertising, relativo al primo semestre del 2018, realizzato analizzando le attività di 200 brand provenienti da differenti settori merceologici.

Nella top 10 delle categorie merceologiche che popolano la classifica del Barometro 2018 di Quantum Advertising si affermano: Automotive, Pharma, E-commerce, GDO, Tecnologia, Food & Beverage, Fashion, Travel, Finance e Energy la cui percentuale di investimenti per settore viene calcolata in base al fatturato del primo semestre 2018.  Confrontando i dati diffusi per il secondo semestre dell’anno 2017 con quelli dei primi mesi del 2018, si evince come la tipologia di buying dei brand stia progressivamente cambiando.

Se nel 2017 gli acquisti attraverso Insertion Order raggiungevano il 69%, infatti, a distanza di sei mesi il dato è diminuito al 57% andando a favore del programmatic che dal 27% è salito al 36%. Tale tendenza conferma peraltro quanto previsto dall’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano, che per la fine del 2018 stima un incremento del programmatic pari al 20% rispetto all’anno precedente, con un valore di mercato di circa 500 milioni di euro.

La classifica relativa ai maggiori investitori vede, come per il 2017, al primo posto i brand Automotive con il 45% sul totale degli investimenti. Al secondo e terzo posto, invece, nuovi mercati, come il Pharma che registra una crescita del +200%, e l’E-commerce che avanza del +130%.

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«I dati confermano quello che si registra a livello di andamento di mercato; il programmatic cresce – commenta Carlo Poss, CEO di Quantum Advertising Italia -. Quantum Advertising si è specializzata in questo, il native è nel nostro DNA e come piattaforma continuiamo ad implementare la nostra tecnologia per garantire un servizio che sia il più performante possibile. La crescita del programmatic non ci sorprende, i benefici sono innumerevoli: dalla targetizzazione dell’audience alle impression garantite, senza dimenticare che tutti questi processi sono automatizzati e frutto di tecnologie all’avanguardia. In Quantum tutto ciò si combina alla filosofia native e al profondo rispetto della user experience scegliendo formati non invasivi».

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Carlo Poss

E non sono poche le novità su cui Quantum ha lavorato negli ultimi mesi, nell’ambito del Programmatic Native. La società nel 2018 ha introdotto nuovi formati native (Cinémagraph, Native Carousel, Reveal, Mosaic e Parallaxe) e recentemente ha iniziato un percorso di trasformazione, come spiega Poss: «Recentemente abbiamo intrapreso un percorso di ulteriore crescita e cambiamento, a partire dal cambio del nome in Quantum Advertising e dal logo che rientrano in una fase di rebranding che toccherà la nostra società a 360 gradi. Grandi novità ci aspettano nel secondo semestre».

Il brand francese ha recentemente sviluppato anche due tecnologie proprietarie: una nuova SSP che soddisfa l’aumento della domanda da parte degli advertiser e un header bidder in grado di attivare e gestire più aste contemporaneamente, tutti strumenti che rappresentano un vantaggio per tutti i player: inserzionisti, editori e utenti.

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