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L’ascesa degli Ad block: li usa 1 utente su 7, secondo IAB UK

I software come Ad Block Plus sono usati soprattutto dai millennials per evitare la pubblicità online, ritenuta “fastidiosa” e “interruttiva”. Si salva il native advertising

di Simone Freddi
08 luglio 2015
Ad-Block

In linea di massima, navigare in internet senza pubblicità dev’essere un’esperienza piacevole: dritti ai contenuti che stiamo cercando, senza popup che spuntano in ogni angolo dello schermo e video ads in autoplay che riportano i tempi di caricamento delle pagine a un decennio fa.

Milioni di persone lo fanno davvero, grazie ai numerosi software di Ad-blocking disponibili in rete. Un tema che per gli editori che vivono di pubblicità online (ossia quasi tutti) sta assumendo proporzioni rilevanti.

Quali sono i numeri del fenomeno Ad Block? Secondo un sondaggio su 1.621 persone condotto lo scorso anno da Adobe e PageFair, il 28% delle persone negli Stati Uniti navigava con un blocco delle pubblicità attivato. Mentre al di qua dell’oceano, IAB Uk e YouGov hanno calcolato che quasi un settimo degli internauti britannici usa attualmente un programma di ad-blocking, principalmente perché trova gli annunci online “interruttivi” o “fastidiosi” (immagine sotto).

Ad-Blocking-IabUK

A usare gli Ad block sono soprattutto, manco a dirlo, gli utenti più ricercati online dai inserzionisti, i millennials. In particolare, gli internauti che navigano con il blocco della pubblicità attivato sono particolarmente numerosi nelle fasce d’età 18-24 (34 per cento) e 25-34 anni (19 per cento), sempre secondo IAB Uk.

Pubblicità brutta e cattiva, insomma. Purtroppo, nel già piuttosto traballante mercato dell’editoria, online così come offline, le entrate pubblicitarie sono una risorsa da cui non si può prescindere e, quando un individuo blocca la pubblicità, il sito non le riceve. Nell’attuale scenario, addio pubblicità, addio sito.

Di questo, gli utenti sondati da IAB Uk non sembrano essere del tutto consapevoli: meno della metà (44 per cento) degli adulti britannici che navigano su internet sono consci del fatto che la maggior parte dei siti web – come ad esempio i social network, i servizi di e-mail, le notizie, i servizi di streaming di musica – sono gratuiti perché finanziati dalla pubblicità.

Non che faccia molta differenza: solo il 10 per cento degli utenti intervistati da IAB uk ha sostenuto che avrebbe bloccato meno annunci dopo essere stato messo a conoscenza che i contenuti sono gratuiti grazie ad essi. Va sottolineato che la maggior parte dei software di Ad-blocking non sono programmati per bloccare tutte le pubblicità, ma sono studiato per favorire la sopravvivenza di quelle meno invasive (non è l’unico criterio: secondo il Financial Times giganti come Google, Amazon e Microsoft si sarebbero accordati con Eyeo, il creatore del diffusissimo AdBlock Plus, per bypassarne i filtri) e che il Native, essendo letto come contenuto e non come pubblicità, generalmente non viene bloccato.

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