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Canzoneri, Ogury: «Al lavoro sullo sviluppo dell’offerta Programmatic»

I nuovi piani della società, ma anche l’ad blocking e le sue possibili soluzioni. Di tutto questo abbiamo parlato con il ceo e founder della piattaforma

di Alessandra La Rosa
17 ottobre 2016
jean-canzoneri-ogury
Jean Canzoneri

Ci sarà anche un potenziamento sul fronte del Programmatic nel futuro di Ogury. La società, specializzata nel mobile data, offre soluzioni per attivare gruppi di dati mobile proprietari ad alta precisione provenienti da più di 300 milioni di profili utente in più di 120 Paesi nel mondo, al servizio di una profilazione ancora più accurata delle audience mobile.

A raccontarci come sta evolvendo la società, anche nell’ottica di una forte espansione internazionale, è Jean Canzoneri, ceo e founder di Ogury.

Ogury ha ottenuto un mese e mezzo fa un cospicuo finanziamento che, secondo quanto dichiarato dalla società all’epoca, sarebbe stato investito nell’espansione internazionale e nello sviluppo di nuovi prodotti. Ci sono già stati dei primi sviluppi da allora?

«A breve potremo ufficializzare l’apertura di nuovi uffici a New York che sicuramente porterà a un incremento del personale sia negli States che in Europa. Inoltre stiamo reclutando nuove figure professionali a Parigi. Stiamo infatti costruendo un team che lavori allo sviluppo di un nuovo prodotto su cui Ogury sta investendo molte energie».

Ci sono degli asset su cui intendete puntare nel prossimo futuro?

«Attualmente Ogury sta lavorando allo sviluppo ulteriore della piattaforma e della sua offerta programmatica, nel futuro cercheremo di utilizzare ulteriormente la potenza dei nostri dati per creare altre applicazioni rivoluzionarie spendibili anche per altri settori industriali».

Come sta performando il mercato italiano?

«Il mercato italiano si è dimostrato assolutamente all’altezza delle aspettative. Al momento stiamo lavorando con un numero sempre maggiore di grandi brand per portare a casa campagne che siano sempre più di valore e interessanti per i nostri utenti».

Avete già fissato degli obiettivi finanziari e strategici per il 2017?

«Siamo molto soddisfatti di come sta andando quest’anno e proprio in questi giorni stiamo definendo gli obiettivi per il 2017 che saranno ancora più sfidanti».

Parliamo di un fenomeno particolarmente attuale per la industry della pubblicità digitale: l’ad blocking. Qual è secondo lei la strategia più giusta per fronteggiarlo?

«L’Ad blocking è un trend in rapida diffusione, questo avviene perché i consumatori vivono un quotidiano bombardamento da parte dell’adv online. Quando l’utente viene ripetutamente disturbato dall’advertising non può che identificarlo come un nemico e di conseguenza demonizzarlo volendolo cancellare dalla sua esperienza di navigazione. L’unica strategia per rompere questa catena è quella di far cambiare opinione al consumatore riguardo l’adv e questo è possibile solo fornendo contenuti pubblicitari che siano in linea appunto con gli interessi del singolo utente».

Ogury come risponde a questo fenomeno?

«Grazie alle informazioni che raccogliamo tramite il nostro SDK (software development kit) siamo in grado di ottenere dati degli utenti altamente profilati. Questo ci consente di garantire a chi acquista gli spazi pubblicitari di vedere raggiunto il suo reale pubblico di riferimento, ma da un altro lato ci consente anche di offrire al consumatore una pubblicità perfettamente in linea con i suoi interessi e per questo non considerabile “invasiva”. Va da sé che se un utente non considera fastidioso l’advertising non si rende necessaria l’azione di bloccarlo e si vanifica l’utilità dell’ad blocker».

Dunque diventa estremamente importante profilare correttamente l’audience.

«Per avere una pubblicità meno invasiva una profilazione dettagliata degli utenti è fondamentale. È solamente grazie a questa accuratezza dei dati che si viene a creare un circolo virtuoso in cui sono soddisfatti allo stesso modo aziende, editori e consumatori. I primi migliorano l’efficacia della pubblicità diminuendone la pressione e migliorando così l’immagine del marchio. Gli editori genereranno lo stesso introito investendo in un minor numero di spazi pubblicitari, ma più mirati. Gli utenti, infine, vivono un’esperienza online con meno intrusioni pubblicitarie, ma soprattutto con contenuti per loro molto più interessanti».

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