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Il futuro della pubblicità video? Gli operatori scommettono su second screen, streaming e convergenza

Uno studio di Forrester Consulting per Videology delinea gli sviluppi del settore nei prossimi tre anni secondo agenzie, centri media e investitori. Tra i punti fermi, una sempre maggiore integrazione tra tv e digital, mentre è in dubbio lo sviluppo del VOD

di Alessandra La Rosa
10 novembre 2014
video advertising

Nei prossimi tre anni, i consumatori italiani abbracceranno nuove modalità di reperimento di contenuti video.

E’ quanto emerge da uno studio di Videology commissionato a Forrester Consulting sull’andamento del video in Italia nei triennio a venire. L’indagine ha coinvolto media company, agenzie e advertiser e nonostante le risposte abbiano evidenziato alcune aree di divergenza, le visioni di queste tre principali categorie di attori dell’ecosistema video sono risultate in larga parte simili, preparando così il campo per una crescita e adozione più rapide del video advertising.

videology video adv novembre 2014

C’è particolare uniformità di vedute sul fatto che nei prossimi tre anni aumenterà lo streaming dei programmi tv dai siti web delle varie reti televisive (73% advertiser, 79% agenzie e 66% media company), così come i servizi di streaming online on demand stile Netflix (71% advertiser, 66% agenzie e 66% media company). La crescita della fruizione di video on demand via satellite o cavo non sembra invece convincere particolarmente media company (57%) e agenzie (60%), con le prime che sono ancora meno ottimiste (46%) quando si parla di programmazione professionale online originale. Da notare come il 64% degli intervistati ritenga che la visione televisiva in diretta potrebbe rimanere invariata o addirittura diminuire.

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Con riferimento ai device maggiormente utilizzati per la fruizione dei video nei prossimi tre anni, i dati più univoci evidenziano una maggiore diffusione delle Smart TV (90% advertiser, 70% media company e 69% agenzie) e dei tablet (92% advertiser, 64% ,media company e 87% agenzie). In terza posizione gli smartphone. Da notare come il 54% degli intervistati è convinto però che la fruizione dei contenuti video aumenterà su un dispositivo al momento non ancora identificabile.

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Secondo gli intervistati, inoltre, i prossimi tre anni saranno caratterizzati dalla capacità del “second screen” di incrementare le possibilità di interagire con contenuti ulteriori relativi alla programmazione TV (82% advertiser, 70% agenzie e 70% media company) e ai contenuti degli advertiser (73% marketer, 78% agenzie e 70% media company). In particolare, oltre il 70% ritiene che il “second screen” offrirà nuove opportunità di engagement pubblicitario.

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Per quel che riguarda i possibili cambiamenti nel settore alla luce delle nuove abitudini dei consumatori nel prossimo triennio, tutti sono concordi nel ritenere che la tecnologia sarà un elemento differenziatore chiave (media company 76%, agenzie 75% e advertiser 74%) e che ci sarà una convergenza tra pianificazione TV e video online (advertiser 71%, media company 70%, agenzie 69%). Oltre la metà degli intervistati è fermamente convinta che ci saranno cambiamenti nel settore. A questo proposito, Videology negli scorsi giorni ha lanciato ufficialmente la divisione TV Practice, finalizzata proprio allo sviluppo di soluzioni di pianificazione crossmedia tv-online.

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Il sentiment sul futuro del video è dunque in larga parte ottimista: l’intero ecosistema italiano è convinto che per sfruttare tutte le opportunità future sarà necessario essere in grado di operare sia a livello tradizionale che programmatico, e che flessibilità sarà la parola d’ordine per il successo futuro della adv technology.

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