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Un identificatore “neutro e standardizzato” per andare oltre i cookie: l’idea dello IAB Tech Lab

In un lungo post, l’organizzazione affronta il tema del tracking degli utenti, proponendo un nuovo approccio al tema basato su un identificatore unico controllato dall’utente

di Andrea Di Domenico
05 settembre 2019
data-privacy

Il mercato pubblicitario online deve puntare a un nuovo approccio al tracciamento degli utenti, in grado di superare l’uso degli ormai “vecchi” cookie. Al coro di voci che, almeno in linea teorica, oggi abbracciano questa tesi si unisce anche lo IAB, la maggiore organizzazione globale impegnata nello sviluppo del settore, inclusa la definizione di molti degli standard tecnici più utilizzati.

In un lungo blog post, Jordan Mitchell dello IAB Tech Lab ripercorre la storia del tracciamento degli utenti, descrivendo il cookie come “un vantaggio per Internet” che ha permesso ai siti web di adattare i propri annunci e contenuti a ciascun visitatore, pur riconoscendo che questo approccio presenta diverse carenze.

“I cookie proprietari – scrive Mitchell – erano (e rimangono) il meccanismo principale per distinguere un consumatore da un altro” ma “ogni cookie può essere letto solo dalla parte che lo imposta. Non esiste un meccanismo standardizzato e centralizzato per consentire ai consumatori di comunicare i propri interessi o preferenze sulla privacy, che possono quindi viaggiare con loro ed essere trasmessi in modo affidabile alle parti giuste”.

Questo approccio “frammentato e privatizzato” alla privacy, asserisce Mitchell, ha portato alla “crisi dei dati e della privacy che vediamo oggi“, che ha portato a un aumento del controllo dei Governi sugli aspetti connessi alla privacy online, nonché all’impegno di aziende come Apple, Google e Mozilla per rendere i cookie meno efficaci sui loro browser.

In risposta, lo IAB propone “nuove impostazioni di privacy standardizzate e controlli dei consumatori legati a un identificatore neutro e standardizzato“.

In altre parole, anziché i cookie una tantum, i consumatori verrebbero tracciati da un unico identificatore sul web. Al fine di ottenere l’accesso a tale identificatore, Mitchell scrive che le aziende dovrebbero “dimostrare in modo coerente la conformità alle preferenze sulla privacy” collegate all’identificatore stesso. La proposta dello IAB è che questi standard “siano istituiti come servizi pubblici, soggetti alle normative promulgate da enti governativi, in un contesto in cui media digitali e le aziende regolano congiuntamente gli standard con i fornitori di browser”.

Tra i primi commenti alla proposta, particolarmente critico è quello di Brendan Eich, Ceo del browser che “blocca la pubblicità” Brave (in questi giorni protagonista anche di una accusa legale a Google sempre per motivi di tracking degli utenti), che ha twittato: “Chi stanno prendendo in giro? Un singolo “token” ti identificherà in modo univoco e sarà collegato al tuo nome e ai tuoi dati personali in un batter d’occhio tra i siti che condividono informazioni con le loro terze parti”.

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