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I trend 2015 del Programmatic secondo Turn: profiling, Prospect Management e verticalità

Secondo la società, nei prossimi dodici mesi ci sarà grande fermento nel mondo ad-tech. L’integrazione dell’approccio programmatico nel più vasto mondo del marketing aprirà opportunità completamente nuove per i professionisti del settore come fornire esperienze molto più personalizzate

Alessandra La Rosa
27 novembre 2014
Pierre-Naggar-Turn
Pierre Naggar

Protagonista del recente IAB Forum e ormai ufficialmente riconosciuto come key trend della pubblicità digitale, il Programmatic Advertising ha registrato una consistente evoluzione nel corso del 2014 e, stando ad una recente ricerca di IAB, ad oggi l’89% degli editori europei, degli inserzionisti e delle agenzie dichiara di credere che esso avrà un impatto significativo sull’advertising digitale.

Il 2014 è stato l’anno del “rising” del Programmatic, e della sua finale consacrazione a modalità di trading pubblicitario. Ma cosa succederà adesso? Quali saranno le nuove tendenze globali che riguarderanno il settore ad-tech nel 2015?

Turn, tra i leader nell’advertising programmatico e data-driven, ha analizzato il mercato e ha delineato tre linee guida sui trend che caratterizzeranno il mercato nell’anno che verrà. Vediamole insieme.

  1. Le identità sono essenziali – Secondo Turn, ci sarà un’ampia adozione di soluzioni riguardanti le identità da parte degli inserzionisti e dei loro provider digitali. I maggiori player del settore, come Amazon, Facebook, Yahoo e Google, che possiedono PII (Personal Identifiable Information), e player di nicchia specializzati nel “cross-device”, discuteranno della portata, dell’accuratezza e della conformità alla privacy dei loro dati di profilazione degli utenti. Questo causerà qualche piccolo ritardo nell’adozione, ma alla fine i budget passeranno ai player con affidabili soluzioni per le identità. È improbabile che vedremo un professionista di marketing disposto a inserire i suoi dati in molti sistemi differenti, quindi si assisterà ad un naturale consolidamento del mercato. Entro la fine del 2015, l’identità non sarà un prodotto autonomo o un business di nicchia, piuttosto una componente integrata e centrale di soluzioni più ampie, in modo che i venditori possano mappare gli ID da qualunque punto di accesso digitale.
  1. CRM fa rima con PRM: Prospect Relationship Management – Un numero sempre maggiore di brand si servirà dei vantaggi forniti dai dati del proprio CRM (Customer Relationship Management) per informare il marketing in forma anonima. Alcuni brand hanno utilizzato le procedure di CRM onboarding (il processo di raccogliere dati CRM anonimi e aggregati e associarli a un cookie o ad un ID mobile), ma il ritardo del mercato, la mancanza di formazione e di standardizzazione nella corrispondenza degli ID e il timore della conformità sulla privacy hanno rallentato l’ampio potenziale, per i marketer, di ottimizzare l’uso dei dati. Poter pensare ora ad attività che mettano in relazione CRM e marketing permetteranno ai brand di coordinare i loro messaggi e ottimizzare gli investimenti in pubblicità. Inoltre, l’aumento della disponibilità dei dati (sia di terze parti che first-party) promuoverà la profilazione dei consumatori da sporadici esperimenti su scala ridotta all’implementazione massiva in tempo reale. I professionisti di marketing sono ora più interessati a pensare alle varie fasi del ciclo di vita degli utenti e a come espandere la base utenti in linea con il target individuato. Siamo giunti al momento in cui ci sono le condizioni giuste perché gli advertiser possano utilizzare importanti informazioni sui consumatori in modo sicuro e anonimo, in modo da rendere più efficaci le loro campagne pubblicitarie.
  1. L’approccio programmatico si fa verticale Durante gli ultimi tre anni il settore ad-tech ha costruito l’infrastruttura necessaria perché si sviluppasse il buying programmatico, evoluzione naturale di quello che all’inizio era solo il Real Time Bidding (RTB). Ora che i sistemi necessari sono pronti e disponibili, c’è l’opportunità di sviluppare approcci più sofisticati al programmatico. Nei prossimi dodici mesi vedremo un numero maggiore di soluzioni su misura per specifici mercati verticali, ad esempio CPG, B2B e servizi finanziari. Applicare i dati alle strategie di contenuto che vanno oltre l’advertising tradizionale può aiutare a cambiare l’attitudine del consumatore e, infine, incoraggiare il comportamento relativo ad un acquisto. Questo andrà molto oltre le semplici procedure di inventory, bensì permetterà di offrire soluzioni altamente customizzate per la gestione dei processi e rispondere alle specifiche richieste dei diversi segmenti verticali.

«Il modo di pensare dell’industria pubblicitaria è sensibilmente cambiato nel 2014 – commenta Pierre Naggar, managing director EMEA di Turn -. Il video advertising non è più considerato un canale separato e i brand stanno cominciando a pensare alla creatività per la TV e a quella per i video online nello stesso modo, concentrandosi ora maggiormente sul pubblico che rappresenta il loro target. Nei prossimi dodici mesi possiamo aspettarci maggiore innovazione nell’approccio programmatico; i venditori avranno informazioni migliori sui comportamenti del loro target di riferimento, sia anticipatamente grazie ai sistemi CRM, sia attraverso numerose interfacce che implementeranno soluzioni cross-device per le identità. L’integrazione dell’approccio programmatico nel più vasto mondo del marketing aprirà opportunità completamente nuove per i professionisti di questo settore come fornire esperienze molto più personalizzate che includono quelle basate sulle specializzazioni verticali».

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