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Programmatic: più investimenti nel 2016 grazie al social advertising

A dirlo è il report New State of the Industry di AdRoll, che evidenzia poi la grande ascesa del mobile retargeting attraverso piattaforme automatizzate su cui punta oltre l’80% dei marketer

di Andrea Di Domenico
22 gennaio 2016
Programmatic-spesa

Più di due terzi dei marketer (il 66% per la precisione) prevede di aumentare i propri investimenti in programmatic nel 2016, a dichiararlo è il report annuale State of the Industry Report di AdRoll, che analizza i trend del digital attribution e del programmatic. Sviluppato in collaborazione con Qaltrics, lo studio si basa su un campione di 1.050 marketing e advertising manager statunitensi.

Considerando il numero di piattaforme che ora supportano il programmatic ad buying – Google, Facebook, Twitter e Instagram incluse – non è un fatto eclatante. È certamente degno di nota il ritmo con cui gli investitori stanno spostando la maggior parte dei loro budget pubblicitari sul programmatic.

Secondo lo studio di AdRoll, nel 2015 un terzo dei marketer americani (32%) ha allocato oltre la metà della propria spesa pubblicitaria nel programmatic. Nel 2014 erano il 14%, mentre nell’anno precedente erano solo il 7%.

L’adv social guida la classifica delle tipologie di investimenti in programmatic, con rispettivamente il display e il mobile al secondo e al terzo posto.

Il rapporto indica anche quanto il retargeting mobile attraverso piattaforme automatizzate sia notevolmente aumentato in un anno: l’82% degli intervistati dichiara di avere all’attivo azioni di questo tipo. Un dato in crescita dal 54% realizzato nel 2014.

Inoltre, per l’87% del campione è in previsione un aumento degli investimenti in retargeting mobile anche quest’anno.

Tuttavia, va evidenziato che oltre un quarto degli intervistati (pari al 27%) ha sottolineato come la propria azienda non abbia ancora un sito mobile ottimizzato.

L’analisi di AdRoll evidenzia, poi, alcune tendenze interessanti nelle modalità con cui le aziende stanno affrontando l’attribution. Dal 24% registrato nel 2014, nel 2015 si è passati al 40% dei marketer che sono andati oltre la misurazione basata esclusivamente sull’ultimo click e hanno adottato modelli di attribution multi-touch-point.

Sorprende un po’ il fatto che alcune aziende stiano dando maggior peso alle conversioni view-through, tanto che un terzo dei marketer intervistati attribuisce più del 50% a questo tipo di conversioni.

Una tale tendenza può essere dovuta a maggiori opportunità per gli inserzionisti di acquistare su una base di viewable impression. Quasi la metà (ovvero il 48%) ha dichiarato che il futuro dell’attribution è nel monitoraggio della viewability, percentuale ben oltre la multi-touch attribution e le altre tecnologie dedicate al tracciamento cross-device.

Adroll2016

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