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Google, niente privilegio del “last look” per AdX nel nuovo Exchange Bidding Dynamic Allocation

Nell’alternativa di Google all’header bidding, l’ad exchange della società non avrà più il vantaggio che a lungo aveva infastidito editori e piattaforme. Ecco come funzioneranno le aste

di Alessandra La Rosa
01 aprile 2017
header-bidding

Qualche giorno fa avevamo riportato la notizia di un’accelerazione della roadmap di Google per il suo progetto Exchange Bidding Dynamic Allocation (qui l’articolo). Adesso emergono nuovi particolari su come funzionerà la piattaforma, l’alternativa di Big G all’header bidding, attualmente in fase beta.

Secondo quanto riporta AdExchanger, il progetto non vedrà più il privilegio del “last look” per AdX, un vantaggio che a lungo ha infastidito editori e piattaforme di scambio e ha gettato poi le basi per l’header bidding.

Nello specifico, come spiegato da Google in un suo documento ufficiale, tutti i partecipanti ad Exchange Bidding Dynamic Allocation, inclusi i partner del progetto Index Exchange, Rubicon Project, PubMatic, Sovrn, Smaato e Gamut, presenteranno insieme le loro offerte finali. Stessa cosa farà DoubleClick AdExchange, e il prezzo migliore si aggiudicherà lo spazio. «Raccoglieremo le offerte di ogni exchange, incluso AdX, e le metteremo in un’asta unificata dove la proposta economicamente più alta vincerà», ha spiegato Jonathan Bellack, director of product management di Google alla testata americana.

Prima, invece, AdX avrebbe potuto attendere le offerte di tutti gli altri ad exchange, per poi offrire di più e vincere l’asta.

Così, ad esempio, se in un’asta un inserzionista di AdX offre 3 dollari e un altro 1 dollaro, e una piattaforma esterna ne offre 2, secondo il vecchio modello AdX avrebbe potuto aspettare di sapere dell’offerta di 2 dollari e poi proporne 3. Adesso invece farà la sua offerta insieme agli altri, e sceglierà quella da 1 dollaro (il suo “second price”), perdendo lo spazio.

Una mossa che, secondo alcuni, potrebbe essere vista come una maggiore apertura di Google alle richieste del mercato di più trasparenza e neutralità.

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