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Google aggiorna DoubleClick for Publishers: più facile la vendita di formati Native

Semplificato il processo di vendita di pubblicità nativa su app e siti desktop e mobile. Una decisione che testimonia l’interesse di Mountain View ad attivare il native advertising attraverso ad exchange in programmatic

di Cosimo Vestito
10 maggio 2016
google

Da oggi è ancora più facile vendere pubblicità native tramite DoubleClick for Publishers. Google ha infatti effettuato un aggiornamento della sua piattaforma, al fine di semplificare il processo di vendita di native adv su siti web mobile, applicazioni e siti desktop.

“Realizzare e gestire campagne native su tutta l’inventory digital di un editore è stato, fino ad ora, un processo operativamente molto complesso, che richiedeva ore di produzione manuale di codici e di realizzazione di creatività individuali da asset forniti dagli inserzionisti”, scrive Tom Bender, Group Manager in Google DoubleClick in un blog post ufficiale.

“Adesso, DoubleClick for Publishers supporta creatività native facilmente scalabili e adattabili a differenti layout di contenuto su differenti schermi. Invece di fornire creatività rigide e predefinite, le aziende possono fornire agli editori componenti per la costruzione delle loro campagne – immagini, headline, testi, etc. I publisher settano una libreria centrale di stili native adatti ai loro contenuti e DoubleClick automaticamente costruisce la creatività a partire dalle sue componenti, applicando il giusto stile in base a dove gli utenti stanno fruendo del contenuto”.

Queste creatività native possono essere erogate sia all’interno di banner tradizionali sia su un nuovo spazio fluido totalmente responsive, disponibile attraverso Google Publisher Tag e il Google Mobile Ads SDK. “Active View e misurazioni di società terze sono pienamente supportate”, aggiunge Bender.

La decisione di Google di aggiornare in tal senso DoubleClick for Publishers sottolinea la volontà di Mountain View di attivare il native advertising attraverso ad exchange in programmatic, osserva il sito AdAge, nonostante ciò riguardi, al momento, solo le vendite di spazi dove sussiste una relazione diretta tra editore e inserzionista.

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