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Google, da oggi il tracciamento parallelo è obbligatorio. Cosa cambia per i brand

Il “parallel tracking” diventa la modalità di default per monitorare gli annunci Google Search e Shopping Ads. Ecco cos’è e cosa devono fare le aziende per adattarsi alla novità

di Alessandra La Rosa
30 ottobre 2018
google

A partire da oggi, Google renderà il tracciamento parallelo la modalità di default per tracciare attraverso società esterne le performance degli annunci Google Search e Shopping Ads. Da marzo 2019 la funzione sarà obbligatoria anche per le campagne display e video sulla piattaforma.

Fino ad ora, la funzione del tracciamento parallelo era opzionale. Introdotta da Google lo scorso anno, essa prevede che i clienti che cliccano su un annuncio vengano indirizzati direttamente dall’annuncio all’URL finale (senza passare prima per URL di monitoraggio), mentre la misurazione dei click viene eseguita in background.

Di fatto, una soluzione che consente di ridurre le latenze tra i click e il caricamento delle pagine, riducendo la perdita di visitatori e dunque contribuendo all’aumento delle conversioni e a un miglioramento del rendimento degli annunci.

Cos’è il tracciamento parallelo e come funziona

Ma cos’è e come funziona il tracciamento parallelo? Si tratta di una modalità di tracciamento dei click su un annuncio, che di fatto, invece di reindirizzare l’utente che clicca su una campagna su un’URL di tracciamento di Google prima di portarlo sul sito dell’inserzionista, separa il tracciamento pubblicitario dalla user experience, avviando il meccanismo in background al click dell’utente.

Quindi, col tracciamento parallelo, una volta che l’utente clicca su un annuncio, verrà trasferito direttamente alla pagina di destinazione, mentre, separatamente e in background, viene caricato il click tracker di Google Ads e l’URL di monitoraggio.

Senza il monitoraggio parallelo, l’utente invece passa attraverso uno o più reindirizzamenti prima di raggiungere la pagina di destinazione. Con la conseguenza di impiegare più tempo a raggiungere la pagina dell’inserzionista.

Cosa devono fare le aziende

Alcune aziende non dovranno fare nulla per prepararsi a questa novità, da oggi obbligatoria. Si tratta, in particolare, di quei brand che non utilizzano tracker pubblicitari terzi – che implicano un passaggio tra Google e il sito dell’inserzionista – e che semplicemente registreranno una velocizzazione del tempo di caricamento delle pagine in maniera automatica.

Gli inserzionisti che invece utilizzano tracker che impongono “rimbalzi” o “reindirizzamenti” hanno invece delle azioni da compiere per evitare problemi nel tracciamento pubblicitario e difficoltà nella loro capacità di misurare le performance delle campagne. Dovranno, ad esempio, confermare che i loro sistemi di tracciamento utilizzino HTTPS, controllare la codifica delle URL e assicurarsi che il tracking continui a monitorare tutti gli utenti dopo la migrazione al nuovo sistema.

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