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Google contro le inventory fake. Il colosso promuove l’uso di Ads.txt

Big G, insieme ad alcuni grandi editori, ha condotto dei test sui propri posizionamenti pubblicitari, contando quanti venivano replicati come fake. E ha deciso di sostenere il progetto di IAB

di Alessandra La Rosa
21 luglio 2017
google

Quello delle inventory fraudolente è un tema caldo della pubblicità digitale, additato come una delle principali criticità della compravendita di spazi in programmatic.

Su questo tema prende posizione ora anche Google, che insieme ad alcuni grandi editori sta spingendo Ads.txt, un progetto di IAB volto a porre un freno al fenomeno delle inventory fasulle. Un trend dietro cui si nascondono diverse pratiche, dalla vendita di impression prodotte da traffico non umano alla commercializzazione di spazi su siti di bassa qualità spacciati per posizionamenti premium (e fatti pagare come tali): tutti però hanno un comune denominatore, ossia fanno perdere investimenti ad ignari inserzionisti e, a lungo andare, minano la fiducia delle aziende negli acquisti pubblicitari su piattaforma.

Secondo quanto riporta Business Insider, Google avrebbe cercato di misurare il numero di annunci fraudolenti presenti sul mercato, conducendo in sordina, insieme ad alcune media company come NBCU, CBS e il New York Times, una serie di test.

I test consistevano in uno “spegnimento” di tutte le proprie inventory programmatiche per brevi periodi (10-15 minuti) e nella verifica, nel frattempo, delle liste di spazi disponibili sui vari ad exchange. Il risultato? Migliaia se non milioni di posizionamenti video e display risultavano disponibili su varie piattaforme di scambio, nonostante in effetti in quel momento gli stessi non fossero ufficialmente in vendita (i numeri assoluti non sono ancora stati ufficializzati).

Il fenomeno, dunque, è ben più ampio di quanto si possa pensare. Per questo, secondo Big G, è necessario correre ai ripari. La società di Mountain View avrebbe a tal proposito avviato una serie di incontri con i CEO di varie DSP, tra cui MediaMath, DataXu e The Trade Desk, per promuovere l’utilizzo dello strumento Ads.txt come possibile soluzione.

Ads.txt è un indice preformattato di venditori autorizzati che gli editori possono attaccare ai loro domini consentendo agli advertiser di riconoscere chi è ufficialmente preposto alla vendita delle loro inventory. Uno strumento, ideato da IAB Tech Lab con il supporto del Trustworthy Accountability Group, che si propone di risolvere il problema delle inventory fasulle, in particolare di quelle spacciate come premium ma che invece non corrispondono a quanto descritto al momento della vendita, perché commercializzate da venditori non autorizzati. Un po’ come dei Rolex non originali.

IAB lo sta promuovendo molto. E se avrà dalla sua anche un colosso come Google, c’è da aspettarsi che l’adozione di questo strumento crescerà, e con esso la sua efficacia nel combattere il fenomeno delle frodi.

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