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Google Ad Manager punta a semplificare il Programmatic con l’arrivo delle aste “first-price”

Anche Big G si converte alle aste unificate “a primo prezzo” per la vendita delle inventory sulla sua piattaforma. La transizione al nuovo modello avverrà nei prossimi mesi

di Alessandra La Rosa
08 marzo 2019
google

Google ha annunciato un importante cambiamento per la sua piattaforma Ad Manager: l’arrivo delle aste “first-price”.

Secondo quanto ha comunicato Big G in un blog post, la piattaforma consentirà presto agli editori di vendere le loro inventory esclusivamente attraverso aste unificate “first-price”. Questo significa che l’asta per uno spazio sarà una sola, e che l’inserzionista che la vincerà pagherà l’effettivo prezzo da lui offerto, invece di quello proposto dal secondo miglior offerente (modalità, quest’ultima, che prende il nome di “second-price auction” e che per lungo tempo è stata la norma nell’ambiente programmatico).

Una scelta, quella di Google, dovuta alla volontà di rendere la vendita automatizzata degli spazi più semplice, come spiega nel blog post Sam Cox, Group Product Manager di Google Ad Manager: “Per contribuire a semplificare il Programmatic per i nostri partner, nei prossimi mesi cominceremo a spostare le inventory dei nostri editori ad un modello d’asta “first-price” su Google Ad Manager. Ci aspettiamo che questa transizione si completi entro la fine di quest’anno. Passando ad aste “first-price”, possiamo favorire la riduzione della complessità [del mercato] e creare un ambiente chiaro e trasparente per tutti”.

google-first-price-auction

Google non è certo la prima società a passare a questo modello d’asta. Già altre prima di lei lo hanno fatto in passato, come Index Exchange, OpenX e Rubicon Project, proprio con l’intenzione di favorire modalità di compravendita di spazi più favorevoli per gli editori, che in questo modo potevano vedere maggiormente valorizzate le proprie inventory, sia per il mercato in generale, con processi di determinazione dei prezzi più trasparenti e basati sull’effettiva qualità degli spazi. Ma è indubbio che, adesso che a fare il passo è stato un gigante delle dimensioni di Google, la novità possa avere un impatto particolarmente forte sull’ecosistema programmatico.

“Oggi l’ambiente programmatico si è evoluto in un marketplace estremamente complesso, dove un singolo spazio può passare attraverso un mix di oltre 10 aste differenti con differenti regole, prima che venga selezionato un vincitore e lo spazio venga assegnato – ha spiegato Cox -. Questa complessità ha reso difficile per gli inserzionisti e le agenzie valutare in maniera giusta le inventory programmatiche, ed ha portato i nostri editori e sviluppatori di app a dover implementare strategie di monetizzazione pubblicitaria sempre più complicate, riducendo il livello di trasparenza della industry”. “Semplificando il nostro processo d’asta in Ad Manager, rendiamo più semplice per editori e sviluppatori di app gestire e ottenere il giusto guadagno dalle loro inventory”.

La novità riguarderà solamente gli spazi venduti tramite Ad Manager; non avrà invece alcun impatto sulle aste condotte su altre property di Google come Search, AdSense for Search o YouTube.

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