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GDPR, gli editori che utilizzeranno il nuovo tool di Google potranno avere al massimo 12 partner tecnologici

Con “Funding Choices”, Big G punta ad aiutare i publisher a raccogliere il consenso degli utenti al tracciamento e a condividerlo coi loro fornitori tecnologici. Ma ci sono delle soglie da rispettare

di Alessandra La Rosa
04 maggio 2018
google

Nuova mossa di Google in vista della GDPR. In occasione di un colloquio con la commissione GDPR Transparency and Consent di IAB Europe, Big G ha ufficializzato alcuni particolari su come aiuterà gli editori ad ottenere il consenso per il tracciamento degli utenti.

Lo farà attraverso uno strumento, chiamato “Funding Choices”, attualmente in fase di beta test – nonostante manchino solo poche settimane alla definitiva entrata in vigore della GDPR – con alcuni utilizzatori di DoubleClick for Publishers (DFP) e AdSense. Di fatto, si tratta di uno strumento ricollegabile alla tipologia delle consent management platforms (CMP) introdotte da IAB Europe e IAB Tech Lab come parte del “Transparency and Consent Framework” recentemente realizzato per facilitare la raccolta del consenso degli utenti sul tracciamento da parte degli editori e la sua condivisione con i partner pubblicitari.

E quello che fa “Funding Choices” è proprio questo: mostrare, agli utenti che visitano un sito, una notifica pop up con la richiesta di poter utilizzare i loro dati a fini pubblicitari ed una ben visibile risposta “sì” o “no”. Qualora l’utente scelga di negare il consenso, un nuovo messaggio comunicherà che le pubblicità saranno meno rilevanti e chiederà un ulteriore conferma o darà la possibilità di tornare indietro e cambiare opzione. Una modalità molto chiara per l’utente, che d’altro canto, secondo fonti riportate da Adexchanger, potrebbe portare a un tasso di “opt-out” (negazione del consenso) di oltre il 70%.

La scelta di questo strumento, per chiedere l’autorizzazione agli utenti nel rispetto della GDPR, non è comunque obbligatoria per gli editori, che possono decidere di optare per diverse metodologie sul mercato, compresi strumenti proprietari.

Un’altra importante caratteristica di “Funding Choices” – riportata da Adexchanger – è il fatto che lo strumento consenta la condivisione del consenso raccolto a soli 12 partner ad tech, inclusa Google, tra SSP, exchange, ad server, DSP, DMP, tag di tracciamento o misurazione, plug-in e fornitori di dati di terza parte. Un numero che può sembrare alto, ma in realtà, per la maggior parte degli editori, non lo è affatto. Secondo la testata americana, la soluzione potrebbe restringere sensibilmente l’ecosistema di partner qualora fosse utilizzata ampiamente dai clienti di DoubleClick for Publishers, citando l’esempio di testate come Time Inc., Business Insider ed ESPN, che secondo dati di Ghostery hanno rispettivamente 153, 68 e 22 partner tag sulle loro homepage.

Google giustifica così questo “limite” imposto: le linee guida della GDPR richiedono che ogni intermediario tecnologico debba essere citato nella notifica di opt-in (affermazione del consenso), e dai beta test di Big G è emerso che gli utenti sono più propensi a negare l’autorizzazione al tracciamento quando la lista di partner ad tech è più lunga, con un crollo delle autorizzazioni nei casi di liste con più di 12 nomi.

Nonostante l’uso dello strumento di Google, come si diceva prima, non sia obbligatorio, è tuttavia probabile che diversi editori piccoli e medi decideranno di adottarlo, essendo un modo facile e affidabile per rendersi conformi alla GDPR senza troppi investimenti di tempo e risorse. E la probabile conseguenza, secondo Adexchanger, potrebbe essere proprio la riduzione dei loro partner tecnologici.

La scorsa settimana, indiscrezioni avevano fatto trapelare un’altra mossa di Google in vista della GDPR, stavolta rivolta agli inserzionisti: l’intenzione di limitare l’utilizzo dell’ID pubblicitario di DoubleClick, strumento che brand e agenzie usano per misurare le campagne in maniera coerente tra diversi ad server. [Aggiornamento del 7 maggio: la notizia è stata ufficializzata da un portavoce di Google.]

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