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Che impatto avranno i problemi in ambito frodi, viewability e brand safety sul mercato pubblicitario digitale?

Secondo una ricerca globale condotta da Warc, circa la metà dei professionisti del marketing e della pubblicità non crede che gli investimenti subiranno un calo anche se le criticità non saranno risolte

di Cosimo Vestito
19 febbraio 2018
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Il dibattito sulle frodi pubblicitarie, sulla viewability e sulla sicurezza del marchio online è stato ulteriormente alimentato dalle parole di Keith Weed di Unilever all’Annual Leadership Meeting dell’Interactive Advertising Bureau, tenutosi la scorsa settimana.

Nel corso del suo intervento, il Chief Marketing Officer della multinazionale del settore dei beni di largo consumo ha invocato con forza maggiore esperienza all’interno dell’ecosistema, minacciando che la società non avrebbe pianificato annunci su siti e piattaforme che non rispettano determinati standard etici. Le dichiarazioni di Weed fanno eco a quelle ormai famigerate di March Pritchard di Procter & Gamble, pronunciate un anno fa nel corso dello stesso evento.

Ma nonostante i timori e le preoccupazioni del mercato relative a queste problematiche, gli inserzionisti non credono che la spesa pubblicitaria subirà un calo.

Secondo un sondaggio condotto globalmente da Warc a ottobre 2017, degli oltre seicento professionisti del marketing e della pubblicità coinvolti, quasi la metà smentisce il concetto secondo cui le aziende ridurrebbero i loro investimenti in comunicazione digitale se non saranno risolti i problemi legati alle frodi, alla viewability e alla sicurezza del marchio. Solo un terzo di loro, invece, è d’accordo sul fatto che la spesa declinerà se la situazione non vedrà miglioramenti.

Ciò vuol dire che, nonostante le attività fraudolente e i problemi di protezione del marchio persistano sui media digitali, gli inserzionisti difficilmente potranno permettersi di sospendere i loro investimenti, anche alla luce del tempo sempre maggiore che le persone passano su queste piattaforme.

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