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Enrico Quaroni, Rocket Fuel: «Il nostro algoritmo è il primo della classe»

Il Managing Director per Italia, Spagna e regione MENA ha descritto i punti di forza della soluzione cross-device elaborata dall’azienda specializzata in programmatic

Intervista ad Enrico Quaroni, Rocket Fuel
27 aprile 2016
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Enrico Quaroni

Alle 8:15 del mattino, sul tram per andare a lavoro, Giuseppe si connette ad Internet con il suo cellulare per leggere le notizie; alle 12:30 in pausa pranzo, passa qualche minuto visitando i suoi profili social dal computer aziendale; una volta a casa, alle 22 dopo cena, si collega nuovamente dal tablet di famiglia per guardare con suo figlio alcuni video. Nel corso di questo itinerario, sulle pagine visitate saranno stati visualizzati diversi annunci pubblicitari, molto probabile anche che siano state visualizzate più volte le stesse inserzioni perché Giuseppe, in realtà, non è stato identificato come unico utente ma è stato rilevato come molteplici consumatori, quanti sono stati i dispositivi utilizzati.

Secondo Rocket Fuel, gli esperti di marketing hanno bisogno di prendere in considerazione le persone e non i singoli dispositivi per elaborare le loro strategie, mettendo in relazione le impression accumulate attraverso il mobile e le conversioni avvenute in momenti successivi.

«Rocket Fuel è tra le piattaforme di programmatic buying più evolute in termini tecnologici; l’algoritmo della nostra azienda è un primo della classe a tutti gli effetti e lo ha dimostrato nel mercato, in particolare sul territorio italiano», ha dichiarato Enrico Quaroni, Managing Director Italia, Spagna e MENA dell’azienda, subito dopo il suo intervento al Programmatic Day, «Sotto questo profilo, siamo in assoluto l’attore indipendente più importante e vantiamo il prodotto più avanzato».

Il risultato di una singola visualizzazione da parte del consumatore determinerebbe, quindi, una performance migliore, riducendo sprechi e ridondanze. «Il sistema di identificazione cross-device è fondamentale per la comunicazione, in termini di efficienza ed efficacia. Si rischia, altrimenti, di disperdere il proprio budget non realizzando che si sta raggiungendo, con lo stesso messaggio, lo stesso utente su un dispositivo differente; oltretutto, riconoscere lo stesso individuo su più dispositivi per noi vuol dire più dati e quindi maggiore qualità perché il nostro strumento diventa più efficiente nelle attività di acquisto media», ha spiegato il Managing Director.

Sono sei gli elementi su cui si basa l’algoritmo di Rocket Fuel: «Il modello tiene in considerazione l’indirizzo IP, il tipo di navigazione effettuato dall’utente su dispositivo mobile, la geo-localizzazione, l’utilizzo delle app, gli orari e la frequenza di navigazione. Ci sono molte meno variabili che in ambito big data e cookie, ma quelle informazioni aggiuntive che noi riusciamo a desumere tramite l’utilizzo del mobile ci permettono di creare connessioni tra dispositivi differenti, con un risultato certificato da Nielsen pari al 97,5% di accuratezza nell’identificazione».

Un’azienda che voglia migliorare la propria strategia di comunicazione deve quindi abbandonare un modello imperniato sull’ottimizzazione per singolo dispositivo e passare ad un’ottimizzazione che incroci dispositivi multipli. Le ragioni, secondo Quaroni, sarebbero diverse: «La prima è l’ottimizzazione delle performance della propria campagna; il secondo motivo è un maggior controllo e una maggior chiarezza sulla spesa del budget media. Il grande vantaggio è, soprattutto, la possibilità di sfruttare con maggiore coraggio il canale mobile, che sicuramente è uno dei canali meno sfruttati in ambito digitale, proprio per problemi legati alla misurazione. La nostra soluzione cross-device punta proprio a poter sfruttare questo canale, che cova ancora un elevatissimo potenziale».

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