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Editori e programmatic: una relazione tra timori e ottimismo

Un recente sondaggio evidenzia tra le principali paure legate a questo tipo di vendita della propria inventory, la riduzione della relazione diretta con i clienti. Segue la percezione di una non adeguata competenza in merito. Ma molti guardano al programmatic come a un’opportunità per aumentare le revenue

di Teresa Nappi
10 aprile 2015
programmatic-editori

Cosa pensano del programmatic gli editori? Un recente sondaggio condotto su oltre 100 publisher americani ha evidenziato quali paure e quali vantaggi leggono questi fondamentali attori  nella compravendita degli spazi adv in modalità automatizzata.

Secondo le risposte, oltre ad essere chiaro che non tutti percepiscono ancora una sostanziale rilevanza sul fronte revenue da programmatic, è altresì evidente che sussistono ancora importanti barriere all’adozione di questo metodo, prima tra tutte il timore di una sostanziale riduzione della relazione diretta con i clienti.

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Tra gli svantaggi da molti indicati, c’è anche la carenza di competenza in merito e un eccessivo calo del CPM.

 

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Sul fronte vantaggi invece sono citati l’aumento di fatturato complessivo, migliore accesso agli inserzionisti premium e risparmio sui costi.

Programmatic-vantaggi

Dal sondaggio, in generale, risulta chiaro che la maggior parte degli editori ha scoperto solo la punta dell’iceberg del programmatic. Tra coloro che lo usano, perlopiù si indicano revenue che pesano tra l’1 e il 10% delle entrate totali.

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Tuttavia, il 73% degli editori intervistati si aspettano che i ricavi da programmatic aumentino entro il prossimo anno.

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