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La digital industry contro Apple: “Gli aggiornamenti di Safari sui cookie sono controproducenti”

Da questo autunno la nuova versione del browser di Apple renderà inattivi i cookie dopo 24 ore. Sei associazioni di categoria, tra cui IAB, rispondono con una lettera congiunta

di Alessandra La Rosa
15 settembre 2017
apple

Sei tra le più importanti associazioni del mercato digitale uniscono le forze contro la decisione di Apple di limitare i cookie nella nuova versione del suo browser Safari. IAB, 4A’s, ANA, American Advertising Federation (AAF), Data & Marketing Association (DMA) e Network Advertising Initiative (NAI) hanno scritto una lettera congiunta al colosso di Cupertino, facendo presente che la mossa potrebbe avere un impatto negativo sul mercato pubblicitario e, in ultima istanza, anche sull’esperienza degli utenti.

Ma andiamo con ordine. Nella prossima versione di Safari, disponibile su desktop e mobile da questo autunno, i cookie funzioneranno come sempre, ma il sistema li cancellerà dopo 24 ore, invece che tenerli in memoria per 30 giorni come succedeva prima. L’aggiornamento, chiamato Intelligent Tracking Prevention (ITP), se da un lato fa sì che gli utenti vedano meno annunci di prodotti già acquistati, dall’altro pone dei limiti stringenti alle aziende che tramite quelle informazioni ricostruiscono le performance delle loro campagne.

La lettera, in particolare, critica l’arbitrarietà della decisione presa da Apple, che non darebbe scelta agli utenti di selezionare una determinata opzione o l’altra, ma piuttosto deciderebbe per loro, andando anche a rompere degli standard condivisi dal mercato internet che hanno permesso la sopravvivenza del mercato stesso, e impedendo che agli utenti vengano erogate pubblicità effettivamente utili e rilevanti per essi.

“L’infrastruttura dell’Internet di oggi – recita la lettera – dipende da standard per i cookie coerenti e genericamente applicabili, in modo che le imprese del mondo digitale possano innovare producendo contenuti, servizi e pubblicità personalizzati per gli utenti e ricordare le loro visite. La mossa di Apple su Safari rompe questi standard e li sostituisce con un set amorfo di regole instabili che fanno male all’esperienza dell’utente e sabotano il modello economico su cui si basa Internet“.

L’ITP, tra l’altro, andrebbe a beneficio dei “walled garden” di piattaforme come Google, Facebook e Amazon, che vengono visitate dai loro utenti con cadenza quotidiana e con modalità di identificazione volontaria (tramite il log-in), a differenza di siti e realtà editoriali più piccole.

“Ci auguriamo che Apple ripensi questo suo piano di imporre i propri standard sui cookie, che rischia di distruggere l’ecosistema della pubblicità digitale che dà sostentamento ai contenuti e ai servizi della rete”: così si conclude la lettera. Vedremo se Apple darà ascolto a questa richiesta.

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