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Dati mobile: le aziende sanno davvero utilizzarli al meglio?

Le informazioni sugli utenti a disposizione dei brand sono sempre di più, ma i marketer non sono convinti di riuscire a catturarle e usarle in maniera efficace. Le evidenze di una ricerca di RadiumOne e MMA

di Alessandra La Rosa
17 marzo 2017
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L’interazione degli utenti col mondo digital, e l’utilizzo sempre più preponderante del mobile, generano una gran quantità di dati, utili alle aziende per indentificare i consumatori all’interno del customer journey e realizzare messaggi il più possibile pertinenti ai loro interessi. Ma quanto i brand sanno, effettivamente, usare queste informazioni?

Prova a dare una risposta RadiumOne nella sua ricerca “The Impact of Mobile Signals on the Consumer Journey“, realizzata insieme alla Mobile Marketing Association. Lo studio ha coinvolto 300 professionisti senior del marketing, e ha rivelato che la stragrande maggioranza di essi (l’80%) concorda nell’affermare che l’utilizzo del mobile da parte dei consumatori ha fatto aumentare in maniera significativa il volume dei dati a loro disposizione.

Tuttavia, due terzi ammettono che di non credere di aver identificato i più importanti segnali nel journey dei loro utenti e il 61% non pensa di essere ancora capace di trovare nuovi utenti remunerativi. Ancora, il 58% non è pienamente convinto dei propri sforzi di re-engagement per limitare l’abbandono dei consumatori. Più del 50%, infine, non credono di riuscire ad acquisire nuovi consumatori o ri-attrarre quelli perduti.

«Il mercato parla costantemente della marea di nuovi dati generati dall’interazione con la rete, ed è specialmente il caso del mobile, considerando quanto gli smartphone sono indispensabili al giorno d’oggi – commenta Bill Lonergan, CEO of RadiumOne -. Ma la cruda verità è che la maggior parte delle aziende semplicemente non si fida della propria abilità nel catturare e utilizzare i dati in maniera efficace. Di conseguenza, dobbiamo aiutarli in tre aree chiave: identificare i giusti segnali di interesse e intenzione dei consumatori, costruire predizioni e insight accurati e attivare questi ultimi per massimizzare il ROI di marketing».

Ed in effetti, quando si parla dell’uso di dati per migliorare il branding, i marketer citano come principale sfida “sapere dove i consumatori si trovano nel loro journey” (38%), mentre se si parla di vendite il problema principale diventa “sapere quali sono i principali punti di interazione coi consumatori” (anch’esso al 38%).

Tra i segnali più di valore per migliorare il branding via mobile, gli intervistati hanno menzionato la condivisione di contenuti dalle app (29%), le visite sugli m-site (28%) e le installazioni di app (27%), mentre per il direct response via mobile i segnali più preziosi risultano essere l’acquisto di dati (38%), la geolocalizzazione e il salvataggio dei contenuti come preferiti (entrambi al 35%).

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