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Misurare le conversioni per device, invece che per utente, può essere fuorviante. I dati di Criteo

Secondo lo State of Cross-Device Commerce Report della società, utilizzando sistemi di attribuzione cross-dispositivo i tassi di conversione osservati aumentano fino al 40% in più

di Alessandra La Rosa
22 febbraio 2017
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Le aziende rischiano di calcolare in maniera errata metriche chiave e ROI di una campagna su tre, applicando vecchi modelli di attribuzione. Lo rivela il nuovo State of Cross-Device Commerce Report di Criteo.

Secondo la ricerca, misurare le conversioni per device, invece che per utente, può essere fuorviante. Sempre più, infatti, il comportamento di acquisto degli utenti è multidevice, e dunque un sistema di attribuzione focalizzato sul dispositivo invece che sulla persona rischia di dare una visione parziale e distorta del customer journey.

A tal proposito, lo studio, che è stato condotto nella seconda metà del 2016, indica che applicando correttamente una misurazione cross-device il processo di conversione evidenziato è il 41% più lungo di quello messo in luce analizzando solo l’uso di un singolo dispositivo. Criteo dichiara infatti che circa il 31% delle transazioni sono effettuate utilizzando due o più device, dal sito web al punto di acquisto. E applicando tattiche di misurazione cross-device, i tassi di conversione osservati aumentano fino al 40% in più.

Secondo i dati della ricerca, il 25% di tutte le transazioni cross-device completate su desktop è partito da mobile, e il 35% di tutti gli acquisti online effettuati negli Stati Uniti è stato completato su mobile, un dato questo in aumento del 20% anno su anno. Anche i valori economici degli acquisti sono aumentati, sia su smartphone che su tablet: la spesa su smartphone è cresciuta del 7% in un anno. Su app è avvenuto il 55% delle transazioni mobile, su browser il restante 45%.

«L’adozione di misurazioni cross-device è un imperativo per ogni retailer – commenta Miriam Newton, Vice President Product Marketing di Criteo -. Le aziende non solo hanno bisogno di adottare misurazioni cross-device solo per assicurare che l’attribuzione sia giusta, ma anche per garantire che i loro investimenti siano ottimizzati per quei canali da cui arrivano le migliori performance. I retailer che hanno la capacità di produrre una customer experience fluida e personalizzata sui vari dispositivi emergeranno dalla massa».

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