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Connexity lascia l’Italia. Intervista a Riccardo Porta

Un’altra società americana attiva nel digital marketing e nel Programmatic chiude la sede nel nostro Paese. Abbiamo provato a capirne di più con il manager che ne guidava l’attività

di Simone Freddi
16 novembre 2016
connexity-porta

Oltre a Yahoo e Twitter, l’elenco delle società americane attive nel digital advertising che hanno deciso di abbandonare l’Italia si allunga con Connexity, che in questi giorni sta completando la dismissione della sua sede milanese.  

Basata a Los Angeles, core business nel Performance e Programmatic advertising e nella Shopping Comparison, Connexity era entrata in Italia nel 2015 attraverso l’acquisizione di Become Italia.

Con una fusione e due acquisizioni sulle spalle, abbiamo provato a capirne di più con il general manager, Riccardo Porta, che da 12 anni lavora a contatto con chi vende online.

La chiusura di Connexity è arrivata in modo improvviso, che cosa è successo?
Eh sì, purtroppo un fulmine a ciel sereno ai primi di settembre. Ero in ferie e telefonicamente mi hanno comunicato che l’azienda avrebbe chiuso la sede italiana. La decisione è stata quella di spostare l’operatività nell’ufficio di Connexity a Londra e gestire quindi il mercato e i clienti dall’estero.

In che tempi?
Immediati. Credo che faccia parte della cultura americana: decidono di chiudere una sede e vorrebbero che fosse fatto dall’oggi al domani. In Italia purtroppo o per fortuna, prima di poter chiudere una Srl e licenziare tutti i dipendenti ci sono comunque dei tempi, diciamo, “tecnici”. Ad ogni buon conto, oggi mi tiro dietro le spalle la porta dell’ufficio per l’ultima volta. Siamo già stati tutti congedati senza troppi convenevoli.

I clienti che cosa hanno detto? Sono stati informati?
Con una mail gli è stato detto che sarebbero stati gestiti da Londra. La nostra più brava sales si è trasferita apposta per assicurare continuità al servizio. Curiosamente, o forse anche no, è proprio dai clienti e partner che abbiamo ricevuto i più calorosi messaggi di affetto per il lavoro svolto in questi anni. Alcuni mi hanno davvero sorpreso e li ringrazio pubblicamente.

Leggi l’intervista completa su Engage.it.

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