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Con quale frequenza i marketer modificano la gamma di soluzioni tecnologiche usate?

Per le aziende, il roster di strumenti ad tech può essere soggetto a cambiamenti nel corso dell’anno. Uno studio ci svela quanto spesso accade

di Rosa Guerrieri
21 luglio 2018
martech

La maggior parte dei marketer “aggiusta” il proprio roster di partner tecnologici almeno una volta all’anno. E’ quanto rivela una ricerca internazionale, effettuata dalla società Walker Sands Communications su 300 professionisti di marketing americani nel primo trimestre 2018.

Secondo lo studio, il 53% degli intervistati ha affermato di modificare la propria “tech stack” una o due volte all’anno. Oltre un quinto ha affermato di aggiungere nuovi servizi e soluzioni al proprio parterre tecnologico almeno una volta al mese, e uno su 10 ha detto che non ha mai aggiornato i propri prodotti martech.

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Questa frequenza nel modificare il proprio asset di strumenti tecnologici spiegherebbe, del resto, la tendenza che aziende e agenzie hanno sviluppato nel tempo a ridurre i propri partner di acquisto e vendita (DSP e SSP), fotografata da alcuni studi: in due anni il numero di SSP per editore è diminuito del 26%, e quello delle DSP per inserzionista del 40%.

Il recente scandalo Cambridge Analytica di Facebook, inoltre, insieme alla definitiva entrata in vigore del GDPR, ha portato con sé una serie di nuove preoccupazioni sulla gestione dei dati “esterni”, ossia quelli di terze parti, la cui provenienza è difficilmente controllabile. Ciò, col tempo, potebbe avere come possibile conseguenza quella di una riduzione del numero di fornitori di dati terzi e – e questo è già provato – un aumento dell’adozione delle CDP. Le CDP, acronimo che sta per Customer Data Platform, sono delle piattaforme volte alla esclusiva gestione dei dati di prima parte, ossia quelli di proprietà delle aziende, e il loro numero è raddoppiato in un anno, come testimonia la panoramica del mercato di MarTech Today.

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