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Come spender adv, Google sceglie il programmatic: il 73% delle impressions è acquisito su piattaforma

Brendan Starr, digital media manager di Google: «Il maggior vantaggio che offre il Programmatic è la possibilità di ottimizzare le campagne in tempo reale»

Simone Freddi
10 luglio 2015
Google-MountainView

Nel 2014, Google ha investito in Programmatic il 73% della propria spesa totale per le sue campagne display in America, una percentuale molto maggiore rispetto all’obiettivo fissato dalla divisione marketing di Mountain View, che era del 60%.

Lo scrive Brendan Starr, digital media manager di Google, in un blog post dal titolo “How we went all in programmatic marketing” che racconta l’approccio di BigG, per una volta nella veste di spender, al Programmatic, e come l’acquisto “tecnologico” delle impression stia aiutando la società a migliorare l’efficienza delle proprie campagne di brand.

Starr racconta che nella campagna, attualmente in corso, per promuovere la Google Search App, il programmatic buying ha permesso a Google di raggiungere il 30% di persone 3 volte più spesso, con una riduzione del costo effettivo per 1000 impression (eCPM) del 30% circa rispetto all’anno precedente. Rispetto a un’altra campagna in programmatic, stavolta per Google Play, Google riporta di aver usato dati di prima e terze parti per migliorare il targeting, ottenendo un aumento del livello di awareness del 50% rispetto a un control group dove i dati di prima parte non sono stati utilizzati.

«Forse, il maggior vantaggio che abbiamo raggiunto con il Programmatic è la possibilità di ottimizzare le campagne in tempo reale – scrive Starr – con il Programmatic, si ottiene un quadro più chiaro del fatto che le nostre inserzioni stanno raggiungendo il pubblico giusto, quello che il pubblico pensa degli annunci e di come la percezione [dei prodotti o servizi pubblicizzati, ndr] potrebbe essere stata modificata a causa loro. Un feedback in tempo reale, invece di misure di performance post-campagna, ci permette di aggiustare parametri quali la viewability delle impressions, che sappiamo può contribuire a farci raggiungere l’obliettivo in termini di brand lift».

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