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Coalition for Better Ads e ad-blocker su Chrome, il mercato è pronto alla sfida

I temi sono stati oggetto della tavola rotonda a cui hanno partecipato Francesco Apicella di Evolution Adv, Andrea Ceccoli di Smart, Edoardo Negri di Instal e Davide Ingrassia di Adform

di Andrea Salvadori
19 aprile 2018
coalition

Focus su un tema caldo dell’advertising digitale nella seconda tavola rotonda della giornata conclusiva di Programmatic Day(s). A parlare delle nuove guidelines in termini di “annunci pubblicitari accettabili” definite dalla Coalition for Better Ads, e adottate da Google come criterio di filtraggio per il browser Chrome, sono stati Francesco Apicella, co-founder di Evolution Adv, Andrea Ceccoli, Country Manager Italia di Smart, Edoardo Negri, Head of Sales di Instal, e Davide Ingrassia,  ‎Sales Director Platform Solution di Adform.

A loro abbiamo chiesto qual è l’impatto reale che questa novità stanno avendo sul mercato della pubblicità online. «Di certo, la prima reazione è stata di smarrimento, come spesso accade dinanzi ad una novità. Non poteva essere altrimenti d’altronde», spiega Edoardo Negri. «Quel che è certo, dal nostro punto di vista, è che lo scopo per cui è nata la Coalition for Better Ads è nobile. E noi condividiamo la sua mission, perché mettere al centro l’utente non può che far bene a tutto il sistema».

Il mercato sembra aver digerito bene le nuove guideline e la decisione di Mountain View, come conferma Davide Ingrassia. «I primi feedback, dopo i primi mesi di sperimentazione, sono stati positivi. I timori iniziali non si sono verificati. Ora, come Adform, inizieremo a lavorare sui formati focalizzati sull’area mobile, quella forse più penalizzata dall’ad blocker di Google». Gli fa eco Andrea Ceccoli, secondo il quale «quello che da molti era considerato il D-Day della pubblicità digitale alla fine non si è avverato. La percentuale di publisher che non rispettava gli standard della Coalition era molto bassa in realtà già prima, l’impatto dunque è stato meno devastante di quanto molti pensassero». Anche se, sottolinea Francesco Apicella, «se è vero che l’ad blocker di Google probabilmente bloccherà la pubblicità solo su una piccola percentuale dei siti italiani, è altrettanto certo che ad essere colpiti saranno soprattutto i portali che vivono di reservation».

La nascita della Coalition for Better Ads e la decisione di Google, concordano tutti i relatori, hanno comunque accelerato un processo in parte già avviato all’interno del mondo della pubblicità digitale, finalizzato a migliorare la relazione tra mercato e utente finale.

«E’ forse preoccupante che sia il player più importante a dettare gli standard», dice Andrea Ceccoli. «Il tema è però centrale per lo sviluppo del mercato, che dovrà sempre di più puntare su un numero minore di annunci ma più di qualità, piuttosto che preoccuparsi dei formati». Una mission a cui la tecnologia, nelle sue evoluzioni più innovative come l’intelligenza artificiale, aggiunge Edoardo Negri, può dare un contributo determinante. Fermo restando, conclude Davide Ingrassia, «che non bisogna dimenticarsi del contenuto. Anche la pubblicità digitale ha bisogno di creatività per essere realmente efficace, qualsiasi sia il device dove viene declinata».

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