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Circa metà delle agenzie è "incerta" sull'affidabilità del programmatic

Secondo un sondaggio, preoccupazioni circa trasparenza, qualità dell’inventory ed educazione al settore frenano lo sviluppo di una piena fiducia nel programmatic

di Simone Freddi
04 settembre 2015
Programmatic-Fiducia

Il programmatic advertising è senza dubbio al centro dell’attenzione degli operatori del mercato pubblicitario in tutto il mondo. In Italia, secondo le ultime proiezioni degli Osservatori del Politecnico di Milano, la compravendita automatizzata di spazi pubblicitari quest’anno crescerà del 90%, arrivando a coprire circa il 20% del mercato display.

Dati analoghi, spesso molto superiori in termini assoluti, si registrano in tutti i principali mercati mondiali. Tuttavia, circa la metà delle agenzie media (46%) – intendendo con questa accezione gli operatori che acquistano spazi pubblicitari – si dicono “incerte” sull’idoneità del Programmatic a eseguire accuratamente i propri ordini, secondo i risultati dell’ultimo sondaggio di Strata sulle agenzie, effettuato nel secondo trimestre del 2015.

strata-survey-q2Un dato allarmante. Tra l’altro, rispetto alla precedente versione della survey, realizzata dalla società nel quarter precedente, l’area di incertezza si è allargata: le agenzie “indecise” allora erano un terzo. Considerando che l’11% delle agenzie sostiene di non fidarsi, e che il 23% dichiara di non fare uso del programmatic, in definitiva il numero di agenzie che usa il programmatic con piena fiducia si riduce al 20% del totale, una su cinque.

Ciò nonostante, le media agency usano sempre di più il programmatic per eseguire i propri acquisti.

Strata ha rilevato che il 17% delle agenzie (+244% in un anno) ricorre al programmatic in relazione al 20% e il 40% del proprio business. Un altro 39% (oltre il doppio del 18% di un anno prima) usa il programmatic per una quota compresa tra il 10% e il 20% del proprio business.

La crescita della spesa avviene nonostante ci siano diverse questioni ancora irrisolte: per il 30% delle agenzie interpellate da Strata, la principale preoccupazione associata al programmatic riguarda la trasparenza dell’inventory, direttamente seguita dalla qualità dell’inventory (28%) e la mancanza di educazione specifica al settore in quest’area (18%).

I principali benefici portati dal programmatic, secondo le agenzie interpellate, sono invece il miglioramento dell’audience targeting (27%), la migliore efficienza nel buying (26%), e i migliori insight sulle campagne (20%).

E voi? Qual è la vostra esperienza con il programmatic? Se volete, scriveteci a redazione@programmatic-italia.com

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