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Blockchain, in Italia un mercato da 30 milioni di euro (+100%). I dati del PoliMi

Secondo l’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger, nel nostro Paese sono 16 i progetti in essere. Ma le imprese sono ancora lontane da una piena consapevolezza

di Rosa Guerrieri
17 gennaio 2020
blockchain

Il 2019 è stato l’anno della conferma dell’importanza della Blockchain. Grandi aziende hanno avviato progetti di innovazione; governi e istituzioni pubbliche hanno iniziato a investirci; le “big tech” hanno fatto il loro ingresso con Libra di Facebook e TON di Telegram, ma anche con le soluzioni “Blockchain as a Service” di Amazon, Microsoft e Alibaba. Nonostante la grande attenzione, però, le tecnologie non sono ancora pienamente mature e sono ancora poche le applicazioni concrete.

Secondo i nuovi dati dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2019 si contano 488 progetti Blockchain e Distributed Ledger avviati nel mondo (che portano a 1.045 quelli degli ultimi 4 anni), in crescita del 56% rispetto al 2018. Ma di questi solo 158 sono implementativi (di cui appena 47 già operativi, il resto sono sperimentazioni o proof of concept), mentre ben 330 sono solo annunci. I progetti implementativi si concentrano nel settore finanziario (67), seguito da pubbliche amministrazioni (25), agro-alimentare (15) e logistica (11). Riguardano in particolare i pagamenti (44), la gestione documentale (42) e la supply chain (31). Nella maggioranza dei casi – il 65% – le aziende hanno creato nuove piattaforme, piuttosto che utilizzare quelle esistenti.

In Europa, appena dopo il Regno Unito con i suoi 17 progetti, arriva l’Italia con 16, che evidenzia un buon fermento. Gli investimenti in Blockchain e Distributed Ledger nella penisola nel 2019 hanno raggiunto 30 milioni di euro, ancora limitati ma in crescita del 100% rispetto al 2018. Nel nostro Paese oltre il 40% della spesa si concentra nella finanza e nelle assicurazioni, ma è molto attivo anche l’ambito supply chain e tracciabilità di prodotto (in particolare nell’agro-alimentare che, sommando i vari settori in cui è applicato, vale il 30% degli investimenti) e la pubblica amministrazione.

Ad ogni modo, in Italia, le imprese sono ancora lontane da una piena consapevolezza: solo il 37% delle grandi aziende e il 20% delle PMI conoscono le possibili applicazioni di Blockchain e Distributed Ledger, appena il 12% delle grandi e il 3% delle medio-piccole pensano che impatteranno sul proprio business nei prossimi cinque anni. E nelle applicazioni concrete siamo all’inizio: meno del 2% delle grandi aziende e dell’1% delle piccole-medie ad oggi ha già avviato dei progetti.

«Nel 2019 le tecnologie Blockchain e Distributed Ledger si sono consolidate e oggi sono guardate con grande interesse da tutti: sviluppatori, startup, aziende, big tech, pubbliche amministrazioni, governi e istituzioni – afferma Valeria Portale, Co-Direttore dell’Osservatorio Blockchain e Distributed Ledger -. Sono cresciuti molti progetti avviati negli anni precedenti, sono state migliorate le prestazioni delle piattaforme, sono in arrivo importanti innovazioni tecnologiche come la “Proof of Stake” di Ethereum 2.0. Sono entrati nuovi attori come Facebook e Telegram, si sono mosse le istituzioni pubbliche, si veda il caso di European Blockchain Service Infrastructure. Ma sono ancora poche le applicazioni delle aziende in tutto il mondo, perché il mercato fino ad oggi si è concentrato sulla realizzazione di nuove piattaforme che richiedono mesi o anni per passare al progetto operativo, piuttosto che sullo sviluppo di applicazioni e progetti».

Valeria Portale
Valeria Portale

«Per il pieno sviluppo delle tecnologie Blockchain e Distributed Ledger, in modo che possano davvero sbloccare l’”Internet of Value”, nel prossimo futuro è necessario innanzitutto chiarire il contesto regolamentale, che attualmente è frammentato e non uniforme – dice Francesco Bruschi, Co-Direttore dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger -. Si osserverà lo sviluppo e il consolidamento delle piattaforme, anche razionalizzando quelle esistenti e migliorandone l’interoperabilità. Infine, bisogna creare nuove applicazioni, focalizzandosi su quelle in grado di creare benefici concreti e reali. Nel 2020 ci attendiamo un ulteriore sviluppo in particolare nell’ambito della “finanza decentralizzata“, con prodotti finanziari realizzati tramite protocolli sicuri e trasparenti senza intermediari, nella “Self Sovereign Identity“, che consente di dare strumenti di controllo dell’identità digitale, e di nuovi sistemi monetari, per cui forse potremo assistere alle prime valute digitali emesse da banche centrali».

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