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Big Data: il 96% delle aziende è soddisfatto dei risultati

L’utilizzo strategico dei dati è uno dei capisaldi della trasformazione digitale e le aziende italiane stanno imparando a usarli e a trarne beneficio in molte aree del marketing. Lo dimostra una ricerca di Accenture

di Simone Freddi
20 ottobre 2014
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I Big Data rappresentano uno dei capisaldi della trasformazione digitale, e le aziende italiane ne stanno rapidamente prendendo coscienza.

E’ quanto emerge della ricerca Accenture “Big success with Big Data”, condotta su 4.300 manager di aziende operanti in 19 Paesi, tra cui appunto l’Italia. In particolare, dallo studio trapela l’altissima soddisfazione espressa dai manager del nostro Paese rispetto all’utilizzo dei dati: il 96% dei dirigenti di aziende che hanno effettuato progetti con i Big Data è soddisfatto dei risultati e il 46% ha riscontrato un sensibile incremento di nuove fonti di reddito. Per più di 7 manager italiani su 10 (il 72%) i Big Data rappresentano una “fonte significativa” di valore per le loro aziende.

«Le aziende sono davanti a una svolta – afferma Vincenzo Aloisio, responsabile di Accenture Analytics Igem, divisione di Accenture Digital -. Oggi invece dei potenziali risultati che possono essere raggiunti grazie ai Big Data, stanno emergendo quali sono i concreti benefici che derivano dal loro utilizzo, tra cui crescita delle entrate, il miglioramento della customer experience e una maggiore efficienza dei processi operativi».

Più del 60% dei manager a livello internazionale ha dichiarato che la propria azienda ha già completato l’implementazione di sistemi legati ai Big Data, mentre il 36% non ha ancora messo in atto un progetto in tal senso e non pensa di svilupparlo. Il 4%, infine, dichiara di avere in atto ma di non aver ancora completato un progetto per l’implementazione dei Big Data.

Big Data: benefici ottenuti e attese nel marketing

La pubblicità è una delle aree strategiche nell’utilizzo dei Big Data, come conferma la ricerca di Accenture, secondo cui “fidelizzare e acquisire la clientela” è il secondo obiettivo in ordine di importanza con cui le aziende italiano utilizzano i Big Data (84%), alle spalle solo dell’identificazione di nuove forme di reddito (92%) ma davanti allo sviluppo di nuovi prodotti e servizi (78%).

In merito ai benefici ottenuti dalle aziende italiane, l’impatto più notevole dei Big Data si riscontra nel reperimento di nuove fonti di reddito (46%, dato globale 56%), nello sviluppo di nuovi prodotti e servizi (38%, dato globale 50%), nell’incremento e nella fidelizzazione della propria clientela (45%, dato globale 47%) e nel miglioramento della customer experience (56%, dato globale 51%). Emerge dunque come le aziende italiane stiano sfruttando bene i Big Data per ottimizzare la relazione con la clientela, mentre c’è ancora della strada da percorrere per ottenere redditività al pari dei colleghi globali.

Gli intervistati si sono espressi anche in merito agli ostacoli relativi all’implementazione delle attività legate ai Big Data all’interno delle proprie aziende: sicurezza (51% a livello globale – 52% in Italia) e insufficienza del budget (47% globale – 48% Italia) risultano ancora i principali problemi su cui lavorare.

Il successo dei Big Data: alcune linee guida

Le aziende e i manager che vogliono ottenere il massimo dai loro progetti sui Big Data, minimizzando i relativi ostacoli, secondo Accenture dovrebbero osservare alcune raccomandazioni chiave:

  • Occorre esplorare l’intero ecosistema dei Big Data ed essere agili, perché le fonti di dati e le tecnologie legate all’universo dei Big Data continuano a mutare. Le aziende devono imparare a stare allerta per cogliere le opportunità derivanti, ad esempio, dall’evoluzione tecnologica.
  • Partire dalle piccole cose e poi crescere: le aziende dovrebbero in primo luogo concentrarsi su una singola area del proprio business e, attraverso un programma pilota, osservare come i Big Data possono trasformarla.
  • Focalizzarsi sul costruire le skills adeguate: dato che la ricerca di competenze specifiche risulta una delle sfide più grandi quando si ha a che fare con i Big Data, le aziende hanno bisogno di investire in formazione per sviluppare e ampliare le competenze dei propri dipendenti. Il 54% dei dirigenti afferma che la propria azienda ha già predisposto attività di formazione interna. In Italia questo succede solo nel 38% dei casi.

«Oggi – conclude Aloisio -, anche i tubi dell’acqua possono generare e fornire dati. Mentre l’Internet delle cose è una nuova fonte di informazione e consente di reperire una grande quantità di dati, le nuove tecnologie connesse ai Big Data aiutano a scoprire informazioni cruciali per il business. Le aziende che non implementano le soluzioni derivanti dai Big Data perdono l’opportunità di trasformare i dati in una risorsa in grado di guidare il loro business e determinare un vantaggio competitivo».

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