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Auto, beni di consumo, telco: ecco i settori più colpiti dalle frodi pubblicitarie

Uno studio di DataXu fa luce su un tema spinoso dell’advertising digitale, caratterizzato da nuove tecniche e dall’avanzata in canali come video e mobile

di Alessandra La Rosa
08 aprile 2016
ad-fraud

Quello delle frodi pubblicitarie è un tema particolarmente spinoso della pubblicità digitale e del Programmatic in particolare. Diversi studi hanno mostrato che è uno dei principali motivi di diffidenza delle aziende nei confronti della pubblicità automatizzata, capace di frenare gli investimenti nel settore, e che, nonostante l’impegno concreto di diversi operatori della industry, rappresenta ancora una questione aperta.

DataXu fa luce su questo fenomeno nel suo report “The 2015 Advertising Fraud Report“. Lo studio in particolare, ha rivelato quelli che nel 2015 sono stati i settori più soggetti a frodi pubblicitarie. Sul podio troviamo auto, beni di consumo e telecomunicazioni.

In particolare, il settore delle auto ha subito frodi adv nel 22,8% dei casi, seguito dai beni di consumo (18,5%), telecomunicazioni (14,8%), finanza e intrattenimento (entrambi 12,1%), alcolici (9,5%), retail (8,7%) e tecnologia (8,2%).

Lo studio di DataXu ha portato a galla anche nuove forme di frodi, come l’arbitraggio di inventory, il rapido auto refresh e il video below-the-fold. Partendo dalla considerazione che le frodi tendono ad estendersi in quelle aree dove gli investimenti pubblicitari sono in aumento, DataXu ha stimato che le quote di inventory “falsificate” quest’anno cresceranno nelle aree mobile e video.

In un’intervista al sito MediaPost, David Shapiro, VP of corporate & business development di DataXu ha rivelato: «Ancora lontane dalla loro estirpazione, le frodi pubblicitarie stanno prosperando seguendo la crescita della pubblictà digitale, e probabilmente si estenderanno a nuove porzioni dell’ecosistema nel corso del 2016». I toni di Shapiro non sono propriamente consolanti: «Le frodi pubblicitarie sono un tema sensibile che attenta all’intera filiera, minacciando di indebolire tutto ciò che noi, i nostri partner e i nostri clienti abbiamo fatto con tanto impegno», sottolineando come esse non influenzano solo, direttamente, le performance di una campagna, ma anche, indirettamente, la fiducia degli inserzionisti nella pubblicità digitale, e in quella automatizzata in particolar modo.

Secondo l’Association of National Advertisers americana, nel 2016 le frodi pubblicitarie costeranno al mercato fino a 7,2 miliardi di dollari.

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