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Gli assistenti digitali sono sempre più diffusi. Ma il mercato pubblicitario è pronto?

Oggetti come Siri, Echo e Google Home sono sempre più presenti nelle nostre vite, e per il mondo dell’adv potrebbero costituire presto un nuovo mezzo da esplorare. Con nuove modalità “screenless”

di Alessandra La Rosa
24 gennaio 2017
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In un’era in cui il multiscreen sembrava un mito inaffondabile, una nuova tendenza ha cominciato a farsi strada. E non prevede l’utilizzo di schermi di nessun tipo.

Stiamo parlando degli assistenti digitali, quei programmi che, comandati a voce dai propri utilizzatori, effettuano dei compiti e rispondono, sempre a voce. Dapprima erano solo strumenti integrati nei sistemi operativi degli smartphone: Siri per Apple, Cortana per Windows Phone, Ok Google per Android. Adesso sono anche software con un proprio dispositivo fisico con speaker integrato, da tenere in casa per avere un’assistente virtuale mentre si cucina o si guarda la tv: è il caso di Google Home e di Amazon Echo.

Oggetti che stanno diventando qualcosa di cui non riusciamo a fare a meno, che sia per chiedere le previsioni del tempo invece di prendere lo smartphone e attivare l’app del meteo, o avere informazioni su un personaggio storico di cui stiamo guardando una serie tv, o cercare (e attivare) una playlist di musica jazz per gli ospiti appena arrivati a cena.

Attualmente, secondo uno studio di Accenture, sono soprattutto i giovani ad utilizzare gli assistenti digitali più frequentemente. Quasi un terzo delle persone di età compresa tra i 14 e 17 anni, e il 23% di quelli che hanno tra i 18 e i 34 anni, ha dichiarato che li impiega regolarmente. Percentuale che scende al 14% tra chi ha tra i 35 e i 55 anni. Ma nonostante ciò, anche tra gli adulti c’è un diffuso interesse nei confronti dello strumento, che lascia presagire come in futuro il suo utilizzo possa aumentare anche presso questa fascia d’età.

E intanto, il trend degli assistenti digitali sta già trasformando in qualche modo il nostro modo di utilizzare internet. Secondo una ricerca di Gartner, entro il 2020 il 30% della navigazione web sarà effettuata attraverso interfacce “screenless”, senza schermo, e un altro studio, stavolta dell’americana Stone Temple Consulting, ha sottolineato come questa tecnologia sta avendo già un impatto diretto sulla nostra esperienza di ricerca online. Gli utenti, infatti, oggi preferiscono risposte dirette ai risultati di una normale ricerca on-screen, che richiede di andare su altri siti per ottenere l’informazione che si desidera.

Dati che danno la misura di quanto il mercato – anche quello pubblicitario -, dovrà fare presto i conti su un nuovo, inaspettato, mezzo di comunicazione digitale. E, in un contesto in cui il dialogo tra brand e utenti passa soprattutto attraverso testi e immagini (in movimento e non) su schermo, avere a che fare con media solo vocali potrebbe significare anche la creazione di nuove modalità “screenless” di comunicazione.

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