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Ad-tech in difesa degli editori: l’ascesa degli anti-ad blocker

Cresce la quantità di soluzioni progettate per contrastare gli effetti dei filtri anti-pubblicità. Gli approcci sono diversi ma la promessa è una sola: recuperare i ricavi perduti

di Cosimo Vestito
13 giugno 2016
anti-ad-bloker

Continua a crescere l’adozione, da parte dei consumatori, di strumenti di ad-blocking, di conseguenza, gli editori e le aziende mediali hanno cominciato a sperimentare diversi metodi per limitare l’impatto dei filtri pubblicitari sul loro giro d’affari.

Ciò ha generato, secondo un articolo del Wall Street Journal, una nuova generazione di “anti-ad-blocker”, ossia compagnie tecnologiche che sperano di trarre profitto dalla situazione vendendo software progettati per contrattaccare agli effetti dei blocchi.

PageFair, Sourcepoint, Secret Media, Admiral ma anche ATG (leggi l’articolo dedicato) sono solo alcune tra le aziende, attualmente operative sul mercato, a proporre agli editori questo genere di tecnologia; adottano approcci differenti ma tutte promettono una cosa : aiutare i media a ricatturare i ricavi perduti a causa degli utenti che utilizzano i filtri anti-pubblicità.

“Pensiamo davvero che l’internet gratuito sia a rischio a causa del problema, soluzioni di questo tipo servono ad invertire la tendenza”, ha dichiarato al Wall Street Journal, Dan Rua, Ceo di Admiral, la quale ha recentemente raccolto 2,5 milioni di dollari per costruire la sua piattaforma.

Rua ha spiegato che i prodotti di Admiral permettono ai siti web di mostrare gli annunci agli utenti che hanno un blocker attivo assicurandosi che essi siano caricati sulle pagine con modalità non rilevabili dalla maggior parte dei software anti-pubblicità. Questo metodo è spesso definito “inserimento dell’annuncio”, in quanto aiuta a reinserire nelle pagine web le inserzioni che altrimenti non sarebbero state visualizzate.

Secondo il Ceo, Admiral è al lavoro su strumenti che gli editori possono utilizzare per incoraggiare i visitatori a disattivare i loro filtri, offrendo agli utenti dei modi per pagare per accedere ai contenuti.

Nel frattempo, la startup Secret Media, basata a New York, offre una soluzione simile a quella di Admiral, ma progettata specificamente per gli annunci video online. Secret Media sta collaborando con 450 editori negli Stati Uniti e in Europa, secondo quanto dichiarato al quotidiano finanziario americano dal Ceo Frèderic Montagnon.

Per i venditori di pubblicità online, l’attrattiva di queste tecnologie è chiara. A causa degli ad-blocker, nel 2015 gli editori hanno perso 24 miliardi di dollari in ricavi a livello globale, secondo le stime della società di ricerca e consulenza londinese Ovum.

Un approccio alternativo agli ad-blocker

Tuttavia, alcuni sostengono che erogare forzatamente gli annunci agli utenti che hanno tentato di evitarli non è una soluzione di lungo termine al problema.

La startup irlandese PageFair, offre agli editori tecnologie per recuperare i ricavi persi con l’ad-blocking, ma prova a distanziarsi dalla nozione di reinserimento dell’annuncio. L’azienda sostiene di star usando la sua tecnologia per fornire un tipo diverso di pubblicità agli utenti che applicano i filtri.

“Il reinserimento implica mostrare la stessa inserzione che altrimenti sarebbe stata bloccata, ma fallisce nell’affrontare la causa alla radice dei blocchi pubblicitari”, ha detto il Ceo di PageFair Sean Blanchfield, “La strategia che stiamo intraprendendo reinventa l’approccio, in modo da portare indietro l’orologio al tempo prima che gli annunci fossero fastidiosi, ingombranti e che tracciassero le persone”.

PageFair sta aiutando gli editori a mostrare agli utenti dei blocker annunci simili a quelli delle riviste, che non sono animati e non tracciano i comportamenti degli utenti nel modo in cui fanno molte pubblicità online. PageFair ha, attualmente, contratti con dieci importanti clienti per la sua tecnologia, stando alle dichiarazioni di Blanchfield.

Invece, Secret Media afferma di star cambiando la propria strategia per aiutare gli editori a creare una migliore esperienza pubblicitaria e a recuperare, attraverso il reinserimento, le entrate perdute per i blocchi. “Utilizzando la nostra tecnologia miriamo ad aiutare gli editori ad ‘aggiustare l’esperienza utente’ e a renderla più leggera”, ha detto Montagnon, “Non pensiamo che nel frattempo gli editori debbano accusare questo colpo. Siamo in grado di recuperare ricavi e alleggerire l’esperienza insieme”.

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